Terza Repubblica. Sembrerebbe questa la direzione che sta prendendo la politica italiana almeno quello che cerca di far credere gran parte della classe dirigente che “governa”. Ma la verità è che nessuno di loro sa cosa sta succedendo o cosa avverrà.  Sembrerebbe un déjà vu del 1992 ma oggi la situazione è ben più caotica e chi con Mani Pulite aveva portato a galla il marcio della politica ora si trova coinvolto nello stesso meccanismo di malcostume che col tempo è stato reso legale anche grazie alle numerose leggi ad personam approvate negli ultimi 20 anni.

Venti anni. Sarebbe stato opportuno festeggiare la ricorrenza dell’inizio delle indagini che avrebbero dovuto far cessare l’immoralità peculiare della nostra classe dirigente. In effetti c’è chi festeggia vestito da maiale con ostriche e champagne, ma le  motivazione e la forma sono in antitesi con quelle immaginate per celebrare l’anniversario. Lo scopo di questi festeggiamenti si è svolto in privato con fini di godimento prettamente personale ma pagato con i soldi pubblici.

Questa è solo la punta dell’iceberg. Gli scandali si susseguono creando un effetto domino che non sta risparmiando nessuno. Col tempo sta affiorando un livello di corruzione nella pubblica amministrazione paragonabile solo a quella che si manifesta in Paesi arretrati e con grandi deficienze anche a livello democratico. Da dove cominciare? C’è l’imbarazzo della scelta. Potremmo iniziare dalla fine, ma prima sarebbe interessante ricordare il principio di casualità discusso da innumerevoli filosofi e scienziati. Ebbene i fenomeni si susseguano unicamente in un processo di causa-effetto, e tutto ciò che non risponde a questa legge è dovuto al caso. I fenomeni di cui andiamo a parlare produrranno tutti effetti ridicoli e pietosi ma pur sempre intenzionali.
Iniziando da Berlusconi. Causa: condanna con sentenza di primo grado, a 4 anni (di cui 3 condonati grazie all’indulto del 2006) e interdizione di 5 anni dai pubblici uffici. Effetto: ritiratosi dalla vita politica da ben due giorni, rientra immediatamente, furente, parla di “magistratocrazia” e  minaccia di non dare la fiducia al governo. Pie illusioni di poter tornare nuovamente al potere e legiferare al fine di assicurarsi una assoluzione nel secondo grado. Poi con un altro passo degno di Michael Jackson  chiede scusa dell’operato del suo governo giustificando il fallimento per la stretta della crisi economica. Peccato che c’è un altro anniversario, quello della sua frase detta in piena crisi: “Italia in crisi? Ma se i ristoranti sono pieni”.

Antonio Di Pietro. Sì quel Di Pietro protagonista di Mani Pulite che per primo dovrebbe festeggiare il ventennale dalle indagini che lo videro paladino della giustizia. Causa: inchiesta di Report che svela come i soldi che il partito, IDV, prendeva come rimborso per le spese elettorali venivano spesi per scopi privati. Effetto: crollo di un partito che si reggeva come sostegno e difesa del principio di onestà e  giustizia.

Renata Polverini e giunta della Regione Lazio. Causa: Fiorito er Batman, il paladino della giustizia in versione grassa, unta e disonesta, viene arrestato per peculato. Emerge anche che con i soldi pubblici erano state organizzate feste private a cui era presente la Polverini. Effetto: sdegno della Polverini che dichiara: “le ostriche viaggiavano comodamente anche con la Giunta precedente.” E ancora: “ora dirò tutto quello che ho taciuto per senso dello Stato”. Cioè la Polverini già sapeva di questi giri loschi ma li taceva per senso dello Stato e ha permesso che continuassero a esistere per quale motivo? Far quadrare i conti?

Roberto Formigoni e la giunta della Regione Lombardia. Causa: la giunta di cui Formigoni è Presidente viene decimata per effetto di numerosi arresti di suoi componenti. Pure Formigoni viene indagato per corruzione riguardo presunte pressioni esercitate allo scopo di far  deliberare a favore della Fondazione Maugeri. Effetto: sdegno del Presidente che si dichiara ignaro degli avvenimenti.

Si potrebbe continuare all’infinito passando per il PD con Lusi o per La Destra con Storace, ma l’elenco sarebbe troppo lungo. L’unico grande partito, che i seguaci amano chiamare movimento, ad uscire pulito per ora sembra essere il Movimento 5 Stelle. Ma i grillini devono fare i conti con un’ altra problematica che è emersa in un’intervista “rubata” fuori onda da Piazza Pulita al consigliere regionale del M5s,  Giovanni Favia. Il movimento di Grillo secondo il “Non statuto” dovrebbe seguire con rigore i principi della democrazia, ma l’intervista a Favia e alcuni sporadici episodi come l’apparizione a Ballarò di Federica Salsi denotano una struttura piramidale del partito quasi a livelli gerarchici, dove in cima ci sono Grillo e l’ambigua persona di Casaleggio che con i loro “diktat” guidano gli iscritti al movimento e ostracizzano i “dissidenti”.

Stiamo entrando nella Terza Repubblica che risulta un mix di vecchio e nuovo, dove il primo elemento, il vecchio, è sicuramente la parte preponderante che spesso cerca di mascherarsi nel nuovo, basta osservare le goffe primarie ordite dal PDL, un partito che chiunque avrà come segretario apparterrà sempre a Berlusconi e alla sua politica che ha rovinato l’Italia. Ma guardando le primarie del PD si vede un partito che è contenitore di ex democristiani, ex socialisti, ex comunisti, ex cattolici, che hanno tutti poco di ex e molto di vecchio. Anche chi ostenta il nuovo, come Renzi, esprime concetti tesi solo a raccogliere più voti possibile, proponendo soluzioni di centro e di destra in un partito che dovrebbe rappresentare la sinistra italiana, senza presentare un vero e proprio programma.

Intanto la legge elettorale denominata “Porcellum” probabilmente rimarrà anche per le prossime elezioni e i partiti grazie a una nomenklatura mascherata con le primarie proporranno i soliti nomi di personaggi che hanno fallito per 20 anni e che invece di dare spazio alla nuova generazione rimangono al potere per i propri scopi.

Quanto gli italiani potranno sopportare ancora tutto questo? Ma soprattutto quando reagiranno? Possibile che la classe dirigente non veda la disperazione che caratterizza il ceto medio-basso? Una lancia a favore dei politici bisogna pur spezzarla: siamo comunque in democrazia e ognuno ha il governo che si merita. Votando sbagliato o non votando affatto non cambierà mai niente in questo Paese.

Claudio Palazzi
Direttore Responsabile INpressMAGAZINE

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