“Si trovano vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo che superano, l’una e l’altro, la nostra immaginazione. Ciò che hanno rispettato i barbari, l’han devastato i costruttori della nuova Roma”. Così Goethe nel 1787 annotava durante la tappa romana del suo celebre viaggio in Italia. Il concetto espresso dal letterato di Francoforte sul Meno è più attuale che mai. Chi similmente giunge per la prima volta nell’Urbe, attraverso la sua stazione principale, Roma Termini, percepisce immediatamente, varcata la sua soglia e trovandosi dunque nel Rione Castro Pretorio, quella contraddizione che il padre del Werther così bene sintetizza. Il rione da un lato dunque elargisce arte e bellezza senza la benché minima parsimonia, mostrando nel suo piccolo l’evoluzione che ha plasmato la Città Eterna attraverso i suoi oramai 2774 anni, partendo dalle Terme di Diocleziano, passando per la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, Porta Pia, Piazza della Repubblica e il Teatro dell’Opera di Roma. Dall’altro mostra il suo lato tutt’affatto increscioso di sporcizia, microcriminalità, incuria, assoluta predominanza del traffico veicolare privato a discapito della riappropriazione degli spazi pubblici da parte dei cittadini e tutta un’ulteriore serie di problematiche che affliggono ormai da lungo tempo la Caput fidei nel suo complesso.

Il rione trae il suo nome dalla caserma della guardia pretoriana fatta costruire da Tiberio nel 23 d.C., sulla quale al giorno d’oggi si erge la caserma “Castro Pretorio” sede del Raggruppamento Logistico Centrale dell’Esercito Italiano, particolare che la rende la caserma più antica al mondo presidiata ancora da militari. Sulla zona adiacente all’odierno Ministero dell’Economia e delle Finanze, all’incrocio fra le attuali via Goito e via XX Settembre sorgeva la Porta Collina (distrutta a fine XIX secolo), porta delle Mura Serviane, attorno alla quale si trovava la zona tristemente nota come Campus Sceleratus, area funesta in cui le Vestali ree di non aver rispettato il voto di castità, venivano per punizione sepolte vive. Ancora il quartiere ospita le terme di Diocleziano, il complesso termale più grande dell’Antica Roma, sulle quali rovine Papa Pio IV fece costruire da Michelangelo la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Attualmente utilizzata anche per funerali di stato, la basilica divenne chiesa di stato con le nozze di Vittorio Emanuele III di Savoia re d’Italia e la principessa Elena di Montenegro. Con la proclamazione di Roma capitale, il rione fu rivoluzionato. Le ville della zona furono rimpiazzate da grandi palazzi in stile umbertino sotto la direzione di piemontesi venuti dalla prima capitale del Regno d’Italia, così come furono aperte ampie strade come via Nazionale e via Cavour o imponenti piazze come piazza Esedra, ora piazza della Repubblica. Un decennio prima della presa di Roma con la sua annessione al Regno d’Italia prese avvio invece il progetto approvato da Papa Pio IX di costruire la “Stazione Centrale delle Ferrovie Romane”, quell’embrione che si evolverà e cambierà più volte aspetto diventando poi la Stazione Termini, principale stazione d’Italia e quinta in Europa per numero di passeggeri: una stazione che farà sentire la sua presenza caratterizzando ed incidendo necessariamente sul tessuto del rione.

Il tempo ha senza dubbio cambiato molto la stazione ed il quartiere su cui si affaccia rispetto a quella che ospitava Marcello Mastroianni e Giulietta Masina in Ginger e Fred diretto da Federico Fellini nel 1986 e ancor di più da quella stazione Termini dell’omonimo film diretto da Vittorio De Sica nel 1950 che ospitava due innamoratissimi Jennifer Jones e Montgomery Clift. Il rione oggi è a fortissima vocazione turistica, consolidatasi sempre più con la crescita del turismo di massa, proprio in virtù della sua collocazione all’interno del centro storico e della sua adiacenza alla principale stazione della Capitale.

Nonostante la sua vocazione, il quartiere offre comunque ai suoi residenti numerosi servizi ,essenziali e non, facilmente raggiungibili in poco tempo. Nel complesso si conforma meglio di altre aree al concetto di città di 15 minuti. Nello specifico quest’ultimo indica la possibilità per i residenti urbani di usufruire di sei servizi essenziali (vita, lavoro, commercio, assistenza sanitaria, istruzione, intrattenimento) nel raggio di 15 minuti a piedi o in bicicletta dalla loro abitazione. Inoltre qualora si avesse necessità di raggiungere un qualunque altro punto nella città, il rione è virtualmente il punto della città con la maggiore disponibilità di trasporto pubblico scontando il lato positivo di trovarsi adiacente alla Stazione Termini. In particolare infatti si trovano tutte concentrate all’interno e attorno alla stazione due linee di metropolitana, due linee di tram, un filobus, numerose linee di autobus urbani e servizi ferroviari suburbani. Sono inoltre presenti sul territorio rionale le fermate Castro Pretorio della metro B e Repubblica della metro A.

D’altro canto però l’area sconta anche i lati negativi di un tale movimento di persone o meglio della cattiva gestione di tale movimento. Sovente i residenti hanno denunciato una situazione di degrado che si protrae da lungo tempo. Nello specifico l’area sconta una serie di problematiche che vanno dalla microcriminalità alle gravi carenze nella pulizia delle strade all’inadempienza nella fornitura di pubblici servizi da parte della municipalizzata che gestisce la raccolta dei rifiuti. Un degrado ipso facto inaccettabile in qualunque zona della città, resa ancor più grave dal fatto che si trova esattamente in quella che la stazione rende sostanzialmente la porta di accesso a Roma per le decine di milioni di turisti che affollano quella città che Alberto Sordi definiva “un salotto da attraversare in punta di piedi”. Inoltre nel rione è endemico il problema che affligge l’Urbe nel suo complesso, ossia il suo essere eminentemente autocentrica.

La capitale possiede il triste record di città italiana con il tasso più alto di motorizzazione procapite con 629 auto ogni 1000 abitanti (per un rapido confronto basti pensare che nella città di Parigi ce ne sono circa 250 ogni 1000 abitanti). Nonostante la sua drammaticità purtroppo non stupisce dunque che nella Capitale nel solo mese di gennaio 2022 siano stati investiti fatalmente 15 pedoni o che ogni anno report mostrino in continuazione come annualmente centinaia di morti della capitale siano correlate con sforamenti dei limiti di biossido di azoto, PM2.5 e PM10. Proprio a fronte di ciò, continue sono le richieste di riappropriazione degli spazi urbani da parte dei cittadini che chiedono politiche di gran lunga più coraggiose e lungimiranti verso maggiori pedonalizzazioni, valorizzazione di spazi urbani, ztl ed una congestion charge sul modello di Milano o Londra che al momento non restano che promesse. Parimenti importante sarebbe la messa a terra di progetti di zone 30, sempre più popolari in numerose città europee, in cui la velocità massima sulle strade urbane è di 30 km/h per assicurare una maggiore vivibilità e sicurezza stradale, così come minori emissioni e minore inquinamento acustico. Nel rione Castro Pretorio solo una minima parte dall’inizio di via Nazionale in poi è coperta da ztl, strade pedonalizzate sono purtroppo un miraggio ed una congestion charge così come la realizzazione di zone 30 rimangono al momento inchiostro su programmi elettorali. Più che mai dunque si rende necessario ridisegnare gli spazi urbani dell’area affinché la persona e i suoi bisogni siano rimessi al centro di politiche pubbliche coraggiose che mirino a ciò che è giusto più che a ciò che è elettoralmente profittevole.

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