Il Terzo Millennio: la terza Guerra Mondiale è all’orizzonte?

Il Panorama Politico Mondiale dell’ultimo Millennio, il Terzo Millennio iniziato negli anni 2000, vede un mondo ormai Multipolare con più zone di crisi nello scacchiere geopolitico, in cui le rivalità che sembravano ormai essere placate, si stanno rianimando violentemente, con guerre civili interminabili e la tensione continua tra Paesi rivali. Le tendenze crescenti Nazionaliste dei paesi centrali, segnalano  il dissolvimento del consenso globalizzato neo liberale. Fenomeni  come la Brexit, i partiti xenofobi euroscettici e i cosiddetti “sovranisti” con l’ascesa di Donald Trump  mostrano una tendenza piuttosto palese al Conservatorismo Nazionale o comunque una forte tendenza a quelle ideologie che tentano di abbattere la vera essenza dell’individualità.

Negli ultimi anni le tendenze Nazionaliste si sono rafforzate e caratterizzano il panorama politico mondiale e il clima della situazione internazionale, ampliando le tensioni economiche e l’instabilità geopolitica. Si aprirebbe un nuovo scenario di profonde rivalità, possibili guerre commerciali, crescita di conflitti regionali nei quali sarà possibile il coinvolgimento delle più grandi potenze. La situazione è tale che molti studiosi di politica estera iniziano a scorgere un’inquietante parallelismo con l’anno dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, il 1914. Si intravede il periodo attuale molto simile al periodo interbellico. Se aggiungiamo anche l’imposizione di nuovi dazi da parte del governo di Trump, su acciaio e alluminio, che potrebbe trasformarsi in un serio problema di sicurezza Nazionale e provocare un’escalation che potrebbe condurre ad una guerra di tariffe e trasformarsi in una guerra Mondiale.

La crisi economica del 2008

La crisi del 2008 è dovuta innanzitutto ad alcuni cambiamenti strutturali del sistema finanziario e internazionale: la progressiva liberalizzazione di circolazione di capitali, così come l’aumento del denaro disponibile per gli investimenti oppure la nascita di nuovi strumenti finanziari. Fra le tante cause della crisi possiamo ritrovare vari motivi: primo tra tutti l’incremento dei prezzi delle materie prime, che ha visto salire il prezzo del petrolio a 147$ a barile; la crisi alimentare mondiale e l’aumento del prezzo del grano; l’elevata inflazione globale e l’esplosione della bolla dei valori di Internet. Inoltre già dal secondo dopo-guerra si evolve una nuova tendenza con cui le economie capitalistiche iniziarono ad esaltare i vantaggi del credito per consentire alle famiglie di procurarsi ogni tipo di comodità, passando così ad una forte propensione al consumo e non più al risparmio.

Tutto ciò ha portato a creare un clima di sfiducia tra le banche, determinando così una crisi di liquidità a cui successivamente si è passati ad una crisi di insolvenza. L’esito fu un circolo vizioso: la precipitosa liquidazione di titoli ha determinato il crollo delle borse, e famiglie ed imprese si sono ritrovate senza denaro e finanziamenti. La crisi ha avuto ripercussioni su piccole e grandi imprese ma allo stesso tempo sul  sistema bancario mondiale. Questa crisi ha reso insostenibile il welfare state e i sistemi pubblici inefficienti. La globalizzazione spinse in basso il prezzo dei beni e punisce quei paesi che non abbassano il costo del lavoro e non ne liberalizzano l’utilizzo. Perciò può essere definita come il contrasto e dualismo tra euro e dollaro,  il cui antagonismo è forse la vera causa delle crisi economiche parallele, europea e americana.

La crisi del 1929, post-guerra mondiale

Tutto iniziò in quel giovedì nero, il 24 Ottobre 1929, quando la borsa di Wall Street crollò per la prima volta, per poi crollare nuovamente il 29 Ottobre. Una crisi mondiale di inaudita violenza travolse le economie di ogni paese. I primi a soffrirne gli effetti furono i bassi strati della società, ma subito dopo ne furono investite tutte le categorie. Anche le banche chiesero indietro i loro soldi, vennero le loro azioni in quanto i loro possessori non sarebbero riusciti a conservarle. Dopo il crollo borsistico ebbe inizio la Grande Depressione, ovvero una situazione di stallo, che mise in evidenza la cattiva distribuzione del reddito, infatti le classi con reddito più elevato non facevano altro che comprendere l’intera categoria del reddito personale. La Depressione enfatizza la precarietà del sistema societario e la pessima struttura bancaria. Le agenzie creditizie erano molto deboli, cioè non si faceva utilizzo di depositi in situazioni di estrema urgenza. Se l’economia fosse stata sana, gli effetti del grande crollo sarebbero stati diversi e più controllabili. Possiamo definire la crisi del 1929 come la contrapposizione del Cosmopolitismo dell’economia e il Nazionalismo della politica.

Le due crisi a Confronto: Analogie e differenze

L’economia Americana ha esercitato, da sempre, una notevole influenza sulle altre economie nazionali, soprattutto quelle europee. Nel ’29  gli Stati Uniti erano il principale motore dello sviluppo economico, oggi invece, il ruolo di promotore è diviso tra i vari colossi asiatici, Cina e India, che non mostrano nessun tratto della crisi. Tuttavia le due crisi hanno avuto origini diverse: quella degli anni 30 è nata come crisi del settore industriale e successivamente passata a una crisi finanziaria, quella del 2008 è accaduto esattamente l’opposto. La prima crisi è dovuta una sovrapproduzione agricola e industriale, durante il conflitto mondiale e  successivo dopo guerra, mentre la seconda nasce come crisi finanziaria che poi si ripercuote nel sistema produttivo. La crisi attuale , sia del sistema finanziario americano ed europeo vede le sue radici nella crisi del credito dei subprimes e toxic assets, ovvero prestiti concessi dalle banche a individui che non hanno la capacità di mantenere alti tassi di interessi e redditi bassi o instabili.

Ma soprattutto , la crisi del 2008, è una fase di sviluppo in risposta alla “crisi organica” dei vari paesi.  Come definita dal sociologo Antonio Gramsci, crisi organica per spiegare le situazioni intermedie che hanno preso forma dalle sue conseguenze politiche e sociali, nella quale si sviluppano elementi di crisi dell’egemonia borghese e la radicalizzazione politica delle masse. La decadenza si manifesta nella crisi dei partiti tradizionali borghesi, per adeguarsi ai nuovi attacchi neoliberisti. Il divario tra ricchezza e povertà ha raggiunto livelli mai visti prima e stiamo assistendo alla scomparsa della classe media.

Il panorama politico mondiale odierno

Le nuove frontiere di una possibile guerra globale, si avvalgono oggi, di una più efficace ricerca scientifica e tecnologica, nei campi dell’informatica, delle armi spaziali, armi chimiche e biologiche, fino al caso estremo della sperimentazione per provocare artificialmente  eventi naturali catastrofici. È evidente che qualora una potenza dovesse raggiungere una schiacciante superiorità, la tentazione di utilizzarla diverrebbe fortissima. Da dove nasce questa spinta? La decadenza della leadership mondiale Usa e la loro incapacità di cooperazione pacifica e multipolare,che si afferma nella classe dirigente del capitalismo, sviluppa l’idea che solo con una superiorità militare è possibile conservare la propria leadership planetaria. Il pericolo di una terza guerra mondiale non era mai emerso in modo così acuto e durevole come oggi. Una fase in cui si intrecciano tre elementi fortemente destabilizzanti: la crisi internazionale del capitalismo, il declino degli Stati Uniti, lo spostamento del centro geo-politico ed economico del mondo da Occidente a Oriente.

Ucraina. La sua vicenda ha portato al ritorno di un regime filo-nazista nel cuore dell’Europa. “Una guerra dimenticata”, la tregua nell’est del Paese viene costantemente violata mentre le continue proteste a Kiev mettono in discussione la stabilità dell’attuale governo ucraino. La caduta del governo ucraino porterebbe a una serie di gravi conseguenze: potrebbero salire al potere le forze di estrema destra con un’escalation del conflitto , con una forte tendenza delle ideologie volte ad abbattere l’individualità.

La guerra civile si continua a combattere  quotidianamente malgrado il silenzio dell’Occidente. Le potenze occidentali accusano il presidente russo V. Putin di aver dato inizio al conflitto annettendo in modo illegittimo la Crimea nel 2014, fornendo ai separatisti di prendere possesso delle città Donetsk e Lugansk. Nonostante i tentativi degli Usa e dei loro alleati di modernizzare e armare il contingente militare dell’Ucraina, forte di duecentomila uomini, la popolazione di Adviivka si sente abbandonata dall’Occidente.

Ungheria. Il governo Orban ha dovuto affrontare proteste all’interno del Paese e un più intenso vaglio della comunità internazionale per i suoi passi sui diritti umani e l’inosservanza delle leggi comunitarie. È palese un forte sostegno al Conservatorismo Nazionale e una forte tendenza alle ideologie di estrema destra. L’Ungheria ha continuato a limitare pesantemente l’accesso di rifugiati e richiedenti asilo, restringendo la possibilità di ammissione alle sue due “zone di transito” operative di confine, di conseguenza molte persone sono rimaste in condizioni inadeguate, e ha ulteriormente aumentato le recinzioni di confine nella frontiera Meridionale. Il Primo Ministro Orban ha approvato norme che limitano la libertà di stampa, ha avuto posizioni molto discriminatorie verso i musulmani. Perciò La Commissione europea ha avviato e portato avanti quattro procedure formali d’infrazione, a seguito dell’introduzione di norme ritenute incompatibili con le libertà dell’UE.

Turchia. Dopo aver sventato un colpo di Stato nel 2016, il leader Erdogan ha avuto in cambio ampissimi poteri, ma attraverso il legittimato Presidenzialismo, dal Referendum costituzionale nel 2017, egli sta cercando di dare Nuova vita, se così si può chiamare, alla Turchia. Il processo è conservatore e anti-modernista e si fonda su tre pilastri: dell’ islamismo, del nazionalismo e dell’autoritarismo. La sua politica anti-europea è pronta a reintrodurre la pena di morte, vicenda che porterebbe alla violazione dei diritti della persona, e soprattutto il diritto alla vita. Il suo governo continua a oscurare la democrazia, grazie ai suoi ampissimi poteri, attraverso la messa in stato d’accusa penale di giornalisti che hanno come unica colpa quella di aver una opinione differente dal suo governo, oltre 10 000 persone per aver postato frasi anti-governative sui social. La richiesta di adesione all’UE è stata congelata da Bruxelles per il clima instauratosi nel Paese dopo l’introduzione della Legge Speciale che ha sospeso i diritti umani. Questo clima di continuo susseguirsi di arresti e inchieste avviate dal governo Erdogan non fanno altro che oscurare la vera essenza della democrazia.

Stati Uniti. La politica del Presidente degli USA D. Trump è da sempre aderente alla scuola del nazionalismo economico, preoccupato dell’impatto negativo della globalizzazione sulle industrie americane. Un possibile fallimento della sua politica deriva dal braccio di ferro tra Messico e Stati Uniti sulla questione del muro che l’amministrazione Trump vuole costruire per dividere il confine tra i due paesi e fermare l’inarrestabile flusso di migranti provenienti dal Sud America. La sua è una tolleranza zero verso i migranti e l’immigrazione illegale, un esempio che la società mondiale considera come estraneo lo Straniero, non c’è più la volontà di integrazione tra le società. Egli ha promesso di inasprire le leggi americane sull’immigrazione e di continuare la sua battaglia contro gli Stati e le città santuario che offrono rifugio ai migranti.

In definitiva del quadro politico mondiale possiamo affermare che nella maggioranza dei Paesi che si dichiarano democratici, la crisi economica e finanziaria ha ridotto allo stremo la popolazione. Il forte malcontento è dovuto a differenti fattori, ma soprattutto al possibile fallimento del capitalismo. Il divario tra le varie società, tra i governi e i sottoposti ha raggiunto livelli non più accettabili, e il fenomeno a cui stiamo assistendo, che sembra essere confermato è il dissolvimento della classe Media.

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