La politica di sicurezza di Salvini: siamo davvero più sicuri ora?

“Più sicurezza per le nostre città”. Questo il cavallo di battaglia della Lega durante la campagna elettorale. Qualcuno ci ha creduto pensando di essere realmente in pericolo. Serve più sicurezza, bisogna arginare la criminalità. Ecco come ottenere consensi puntando alla pancia degli italiani. Eppure le promesse fatte dalla Lega e dal Ministro Matteo Salvini sembrano essere rimaste tali. La situazione attuale non pare migliorata granché. 

Per il Ministro esiste solo un reale pericolo per gli italiani: gli sbarchi. Mentre ci si dimentica delle promesse fatte in campagna elettorale a farne le spese è una bambina di 4 anni di Napoli e a Roma crescono gli episodi di razzismo.

Nuove norme sulla sicurezza

 Il decreto sicurezza fortemente voluto dal Ministro dell’Interno  Salvini ha introdotto nuove norme in campo di immigrazione e sicurezza. Il decreto unisce infatti in un unico documenti i testi di due decreti separati. Qui si analizza la parte relativa alla sicurezza. Le nuove norme in materia vanno all’incirca tutte verso la stessa direzione. Aumentare i poteri dei sindaci, prefetti e questori per le materie riguardanti il decoro urbano e l’ordine pubblico.

Sindaci e prefetti possono quindi sanzionare e allontanare da determinate aree cittadine individui che potrebbero arrecare rischi per la salute dei cittadini o al decoro urbano. L’accesso alle aree urbane può essere interdetto anche ai mercanti ambulanti  e viene esteso il DASPO ai presidi sanitari, alle zone di particolare interesse turistico, alle aree destinare alle fiere e spettacoli pubblici nonché ai sospettati di terrorismo internazionale.

Sul fronte dell’anti terrorismo e la prevenzione da attacchi perpetrati con mezzi su ruote il decreto stabilisce che i noleggiatori debbano consegnare i dati alle autorità di polizia, le quali provvederanno a eseguire i controlli su chi intende noleggiare il mezzo.

Salvini ha sostenuto che il decreto sicurezza avrebbe contribuito a migliorare la sicurezza dei cittadini. Eppure quel miglioramento è ancora molto lontano stando agli ultimi fatti di cronaca.

Napoli: Noemi, la bambina ferita nella sparatoria

Napoli sotto choc dopo che una bambina di appena quattro anni è rimasta gravemente ferita durante una sparatoria a pochi passi da Piazza Nazionale. L’uomo che ha fatto fuoco puntava a Salvatore Nurcaro, 31enne seduto al bar Elite.

L’assassino ha operato da solo e sceso dal suo scooter si è avvicinato a Nurcaro e ha fatto fuoco. Coinvolte nella sparatoria la piccola Noemi e sua nonna oltre al 31enne. La pista da seguire è incerta. Inevitabile non pensare a una pista camorristica, anche se la dinamica è del tutto inedita. Si pensa quindi anche a un possibile litigio riconducibile a questioni personali e non di stampo mafioso.

Il fatto preoccupante è che il grilletto è stato premuto in una zona altamente trafficata, dove le auto sono spesso ferme in doppia fila. Le verifiche e gli accertamenti della polizia giudiziaria partono da un video e da un numero di targa.

Mentre Salvini annuncia un decreto di sicurezza bis, la bambina di 4 anni è ricoverata all’ospedale Santobono di Napoli e le sue condizioni sono gravi.

Il razzismo nella Capitale

Urla e insulti investono la sindaca di Roma Virginia Raggi al suo arrivo a Casal Bruciato. Il motivo è la visita alla famiglia rom alla quale è stata assegnata una casa popolare. Cosa che non è piaciuta agli abitanti del quartiere fomentati da CasaPound durante il sit-in organizzato dal partito contro l’assegnazione.

La Raggi è stata pesantemente contestata da un gruppo di persone riunite vicino alla casa popolare di Via Sebastiano Satta durante la protesta anti nomadi. Alcune donne del quartiere l’hanno insultata mentre numerose grida provenivano dai palazzi vicini.

Al termine della sua visita, la Raggi ha affermato che la famiglia Omerovic ha legittimamente preso possesso dell’alloggio secondo quanto previsto dalla legge e graduatorie. Restano al vaglio della Digos le immagini degli insulti alla donna rom, tra cui una frase pronunciata da un manifestante che affermerebbe “ti stupro”.

La questione degli sbarchi

Salvini ha elencato i numeri riguardanti l’immigrazione interpretandoli come un successo di questo governo e una promessa mantenuta verso i propri elettori.

I dati sono effettivamente corretti e sono raccolti dall’UNHCR e dal Ministero dell’Interno stesso. Tuttavia il Ministro non tiene conto che il riferimento al solo 2018 non ha molto senso. Il calo degli sbarchi era già cominciato a seguito del decreto Minniti e dalla conclusione di un accordo con la Libia contro il traffico di esseri umani.

I dati del 2018 sui quali si basa Salvini sono riconducibili alle politiche attuate da Minnit. Con Salvini il trend negativo è proseguito ma di certo il merito non è attribuibile tutto al Ministro leghista.

Anche riguardo ai rimpatri le politiche di Salvini non sembrano essere state molto efficaci finora. Mancano tra l’altro ancora veri e propri accordi di rimpatrio che dovrebbero essere stipulati con i paesi d’origine per evitare il disastro umanitario.

Gli immigrati in accoglienza sono calati, ma non sono stati rimpatriati. Il decreto sicurezza li ha semplicemente espulsi dai centri di accoglienza perché il loro permesso umanitario non permette più loro di entrare nel circuito di accoglienza del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Il risultato: nuovi irregolari che prima erano regolari, ora in mezzo alla strada. Tutto il contrario di quanto promesso da Salvini. 

Siamo davvero più sicuri?

A conclusione di quanto evidenziato viene da chiedersi se le soluzioni che Salvini sta adottando come il decreto sicurezza stiano effettivamente risolvendo le problematiche o se si tratta soltanto di provocazioni mediatiche atte ad alimentare l’insicurezza.

Dai recenti fatti di cronaca sembra che la situazione sia invariata. Anzi le problematiche paiono aumentate e forse estremizzate. Le promesse fatte da Salvini sembrano rimaste tali e riguardo a fatti come quelli di Napoli c’è forse più silenzio che iniziativa da parte del governo.

Il ministro ha ingaggiato una battaglia per la legalità e la sicurezza. Ma legalità e sicurezza non si traduce solo nella lotta agli immigrati irregolari. La speranza è quella che lo Stato possa recuperare veramente l’autorevolezza che i cittadini reclamano. Occorre una manifesta volontà nel volere affrontare sfide più complesse sul piano dell’ordine pubblico tali da accettare il rischio anche di qualche insuccesso sacrificato sull’altare di una buona causa. Continuando a fomentare l’odio per raccogliere voti non porta a nulla. Rischia solo di rendere l’Italia un far west. 

Andrea Molinari

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