Due ragazze di 15 e 16 anni sono le protagoniste di questa intricata storia. O meglio, inizialmente si credeva fosse così ma più si indaga e più si scoprono verità agghiaccianti e il giro si allarga . Dagli ultimi accertamenti si è scoperto che oltre alle due minorenni su cui verte tutta questa storia, ci sono altre ragazze a far parte di questo meccanismo contorto,  in cui vittime e carnefici collaborano in silenzio e all’oscuro per ottenere piaceri e tornaconto reciproci.

Ma partiamo dall’inizio. Tutto nasce nel cuore di Roma, nel quartiere benestante dei Parioli. Sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo a individuare l’appartamento dove si svolgevano gli incontri tra i clienti e le ragazze che si prostituivano e ad arrestare inizialmente cinque persone, tutte italiane, ritenute responsabili a vario titolo dello sfruttamento della prostituzione esercitata dalle due adolescenti.

Media4tech di Claudio Palazzi

Le indagini sono partite dopo la denuncia da parte di una delle madri delle due ragazze, esasperata dagli atteggiamenti  irascibili e inconsulti della figlia e dalla sua ingiustificata disponibilità economica. E’ emerso che la giovane era stata adescata tramite social network, in tempi diversi, da tre uomini che la avevano avviata alla prostituzione;  la minore aveva quindi convinto una sua compagna di scuola a seguire la stessa strada e per questo è stata iscritta nel registro degli indagati.

Mirko Ieni e Nunzio Pizzacalla erano i due che gestivano e organizzavano nel dettaglio  gli incontri in un appartamento ai Parioli e decidevano sui compensi stabilendo tariffe e orari, dando direttive alle ragazze su come approcciare con i clienti. Tutto avveniva tramite siti di incontri e scambi di sms frequenti. In un sms a una delle due minori Pizzacalla scrive: “E’ un lavoro, non un gioco.” Quello che è certo è la fitta rete di contatti, che giorno dopo giorno si estendeva a macchia d’olio e faceva incassare denaro sporco agli sfruttatori.

In pochi giorni di monitoraggio i carabinieri hanno documentato come le due giovani esercitavano la prostituzione quasi tutti i pomeriggi, dopo scuola e utilizzavano il denaro guadagnato anche per l’acquisto di stupefacenti per uso personale. In merito a questo, i carabinieri  hanno arrestato il pusher che avrebbe fornito sostanze stupefacenti alle due studentesse: Bambus da “bamba”, la cocaina (l’imprenditore edile di 49 anni Marco Galluzzo), anche lui cliente abituale. Erano state le stesse liceali ad ammettere agli investigatori di aver fatto uso di cocaina con i loro clienti e di averla ceduta, in alcuni casi, a coetanei.

L’appartamento di viale Parioli è stato sequestrato. Le due ragazze restano affidate ai familiari (quelli in libertà). Gli inquirenti lavorano senza sosta quasi a voler far spegnere i riflettori il più presto possibile su questo fenomeno che anche solo a leggerlo sui giornali fa paura.

Un universo sconosciuto che ruota intorno a due elementi : i soldi ed internet . Le ragazzine volevano di più, erano attratte dalle griffe, dal denaro facile. Loro , appena adolescenti, probabilmente avevano ben chiaro quanto valesse il loro corpo, ma non avevano fatto i conti con lo sfruttamento. Sarebbero decine e decine i clienti, provenienti da tutta Italia, e nelle ultime ore si è venuti a conoscenza di alcuni contatti con il Vaticano e con il mondo della politica.

Violenza o libera scelta? Internet abolisce il pudore, favorisce delle condotte che sono discutibili e soprattutto alimenta fenomeni di esibizione, in un periodo storico in cui l’apparire e il denaro sembrano essere gli unici valori posseduti dalle nuove generazioni. E non solo.

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