Legalizzazione: il momento è ora

Il 25 Giugno, sotto il palazzo di Montecitorio sede della Camera dei Deputati, si è svolta una importante manifestazione per la promozione della legalizzazione della cannabis. A promuoverla due parlamentari simbolo della lotta, Riccardo Magi (+Europa) e Matteo Mantero (M5S), a sostegno della campagna “Meglio Legale”.

La manifestazione aveva in realtà un duplice scopo. Primo, sottolineare l’importanza di una sentenza storica della cassazione, in base alla quale non è reato coltivare un numero modesto di piante in casa propria per uso personale. Una sentenza la cui applicazione però è molto lontana dal concretizzarsi appieno. Basti pensare che proprio i due parlamentari hanno ricevuto delle sanzioni per le piantine portate in piazza per la manifestazione. Secondo, aprire la strada per un vero processo di legalizzazione della produzione e del commercio di cannabis per uso ricreativo in Italia.

Può essere utile, una volta di più, ricordare perché la legalizzazione sarebbe un elemento positivo nella nostra società. Innanzi tutto la componente economica. Come evidenziato da un articolo de “il Sole24ore” il solo mercato della cannabis light vale dai 7 ai 30 miliardi di euro in 10 anni, equamente divisi tra comparto agricolo ed industriale e ricreativo. La cannabis light sembra però essere un palliativo per l’economia italiana e ancora di più per una società oppressa dal proibizionismo.

La legge impone infatti che la pianta non debba contenere più dello 0,6 % di THC, ossia la sostanza responsabile delle alterazioni provocate dalla marijuana. Ne promuove inoltre un utilizzo tecnico, non prevedendo esplicitamente la possibilità di fumare i prodotti chiamati di CBD, ma non proibendo all’atto concreto questa pratica. Se pensiamo che secondo una relazione al parlamento del 2017 in Italia, al 2014, ci sono circa 6,2 milioni di consumatori di cannabis che devono per forza di cose rivolgersi al “mercato nero” la necessità di legalizzare diventa evidente. Sottrarre quote enormi di profitto alle mafie (problema sociale dilagante in Italia), creare posti di lavoro, far entrare nella legalità una fetta di popolazione (in continua crescita sempre secondo i dati ISTAT) fino ad ora costretta ad una condizione di criminalità apparente. Ma non solo.

Come ha ricordato proprio alla manifestazione del 25 Giugno Emma Bonino, è giusto discutere della questione morale. Soprassediamo, come spesso succede, sugli insegnamenti che la storia ci fornisce attraverso il passato, e ragioniamo come se il grande proibizionismo dell’alcool negli Usa tra il 1920 e il 1933 non fosse mai esistito. Certo, fumare in generale è una pratica dannosa, lo possiamo vedere quotidianamente. Tanto che si è arrivati ad inserire immagini che urtino la sensibilità di chi fuma per cercare di farlo smettere. Eppure il tabacco non è illegale. Si potrebbe sollevare una obiezione nel fatto che la marijuana ha effetti psicoattivi in grado di alterare la percezione dell’individuo che il tabacco non ha. Eppure anche l’alcool ha queste proprietà, ed è anch’esso legale.

Insomma, l’obiettivo di una società è fare in modo che ognuno prenda le decisioni nella consapevolezza della propria responsabilità. Per questo esistono dei limiti di legge al consumo delle due sostanze (legali) sopra menzionate. Affinché (in un modo chiaramente ideologico) l’individuo che compia 18 anni possa decidere, nella piena consapevolezza degli elementi a sua disposizione, se fumare o bere oppure no. Per utilizzare le parole della senatrice di +Europa, in un paese civile l’ “io non lo farei” non può diventare automaticamente “quindi tu non lo devi fare”.

Solo un anno fa sembrava impossibile che tutto questo potesse arrivare anche solo nella fase di discussione. Una sentenza della cassazione controversa metteva in dubbio anche quei pochi risultati che si erano raggiunti sulla cannabis light, sostenendo che la discriminante non dovesse dipendere dal THC presente ma da un non ben identificato “effetto drogante”. In campo politico sembrava essersi insediato un governo a trazione leghista. La componente salviniana del parlamento riteneva (e ritiene tutt’ora) una giusta legge la “Fini – Giovanardi”, che equiparava droghe leggere e pesanti (un po’ come paragonare i rischi delle montagne russe a quelli di una macchina che viaggia in autostrada a 300 km/h). Ancora oggi, nonostante la stragrande maggioranza dei 100 parlamentari che hanno firmato per portare la discussione sulla legalizzazione agli stati generali indetti dal governo (cosa che non è stata fatta in concreto) sia del Movimento 5 Stelle, esistono all’interno del partito delle componenti fortemente conservatrici. Basti pensare all’ultima uscita di una personalità come Di Battista, che ha accusato i promotori di “meglio legale” di essere uguali alle manifestazioni disinibite e volgari del gay pride. Francamente imbarazzante commentare una frase del genere, soprattutto se frutto del ragionamento di un politico che si è sempre detto a favore della legalizzazione e appartenente (pur se momentaneamente lontano dai giochi di palazzo) alla maggioranza di governo.

L’impressione in ogni caso, è che nei prossimi 10 anni non avremo più un’occasione come questa per lanciare un mercato in espansione in tutto il mondo. Le legalizzazioni arrivate da alcuni stati Usa, dal Canada, dall’Uruguay, del Portogallo vanno ad aggiungersi agli esempi virtuosi del modello olandese e di quello di alcune zone della Spagna (Barcellona e la Catalogna su tutte).

In una condizione di evidente crisi economica generalizzata, legalizzare non sarebbe solo uno strumento per sottrarre fondi che finirebbero sicuramente nelle tasche delle associazioni mafiose, non servirebbe solo a creare nuovi posti di lavoro. Una legalizzazione tempestiva sarebbe un incentivo ad un turismo settoriale in continua crescita, specie in una società occidentale ancora fortemente proibizionista.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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