Lo Stato può agire?

Impossibile dimenticare le lotte delle forze dell’ordine, contro i circa cento migranti sfollati di via Curtatone. Le disposizioni di Minniti sottolineano la responsabilità dei prefetti, e soprattutto il coinvolgimento dei sindaci. L’emergenza abitativa, che colpisce in maniera particolarmente acuta la città di Roma, continua ad essere una faccenda estremamente delicata e spinosa di cui occuparsi.

È ormai di dominio pubblico la sentenza del tribunale civile di Roma, che prevede un pesante risarcimento, da parte del Viminale, alla “Oriental Finance”. Quest’ultima sarebbe infatti proprietaria dello stabile in via Del Caravaggio, occupato illegalmente dal 2013. Come aggravanti poi ci sarebbero ristrutturazioni e manomissioni agli impianti idroelettrici. A nulla era servito il sequestro preventivo del 2014 e lo Stato sarà tenuto a versare un indennizzo di più di 266.000 euro mensili, calcolando a partire proprio dal Settembre dello stesso anno.

Ora, la questione non può ritenersi conclusa. Il Viminale batte sulla circolare, voluta dal ministro Minniti, in seguito ai fatti incresciosi di questa scorsa estate, al piazzale dei cinquecento. È pur sempre innegabile che, come sottolinea il presidente di Confedilizia, questa “sentenza storica” deve spingere la politica ad intervenire”. Anche l’opinione pubblica sembrerebbe in buona parte appoggiare questo piccolo passo verso la lotta contro “abusivismo e giustizia inesistente”. Un piccolo barlume di “legalità”. Molte sono le persone d’accordo col fatto che lo stato debba pensare anche agli interessi dei proprietari. Ma in evidenza c’è il dubbio che la ril lasciando che scoppi come una bolla di sapone. Il rischio è che rimanga tra quei provvedimenti pronti ad essere dimenticati con l’avanzare di altre emergenze all’ordine del giorno.

Il “business” delle case occupate, semplice come può essere semplice sfondare una porta, si è come incarnito nel tempo. La disperazione può sfociare spesso in atti estremi, se non vandalici, questo non si può nascondere. Secondo dati ufficiali, a Roma sono 101 gli edifici occupati, ospitanti 11600 persone. Parliamo soprattutto di persone che stentano a mantenere dei figli e si trovano ad aspettare 17 anni, per l’assegnazione di un posto in cui vivere. Anziani con 600 euro di pensione e 750 euro di affitto. La domanda che rimane, da porsi: verranno tutelate, verranno protette queste persone?

Alternativamente, hanno finito da capro espiatorio le “istituzioni sorde al rispetto dei principi umanitari” e gli “stranieri che non meritano le abitazioni popolari quanto gli italiani”, ma il problema è ben più complesso. Le suddette istituzioni potrebbero agire affinché l’atmosfera non sia quella di una “lotta tra poveri”. Anni e anni di incuria hanno portato ad una sorta di nevrosi: cittadini svantaggiati hanno designato il prossimo, altrettanto svantaggiato, come nemico. Un’emergenza abitativa che diventa, davvero, anche un’emergenza umanitaria in questo senso.

Non è certo facile districarsi in questo groviglio di problematiche, di colpe, di sofferenza. Non lo è mai stato e non potrà mai esserlo. Ma avvicinandosi il Natale, è l’ottimismo che dovrebbe imperniare tutto quanto. L’ottimismo che serve per credere che, una sentenza tanto discussa come quella del tribunale di Roma, sia un passo verso qualcosa di concreto. Se cosi fosse, sarebbe l’occasione buona per dei prossimi significativi passi avanti.

Cristiana Carta

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