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Marco Gervasio nasce a Roma nel 1967, e sin da bambino mostra una forte passione per il mondo del disegno. Frequenta l’università laureandosi in Economia e Commercio ma non abbandona l’interesse e si iscrive subito dopo nella Scuola Romana dei Fumetti (dove ancora oggi insegna).
Nel 1996 ha la fortuna di conoscere Giovan Battista Carpi, che lo inserirà all’interno dell’Accademia Disney e grazie al quale pubblicherà la sua prima storia su Topolino. Marco Gervasio: un viaggio verso Paperopoli Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Da quel momento entrerà a pieno a far parte del mondo Disney, collaborando non solo per copertine del fumetto di Topolino, ma producendo anche personaggi e storie sia come sceneggiatore che come fumettista. 

Di lui risaltano soprattutto i numeri di PK (Pikappa), Paperinik New Adventures, Paperinik Cult, fino ad arrivare alle sue prime storie, prendendo spunto dal personaggio di PK, e creando la serie “Le strabilianti imprese di Fantomius ladro gentiluomo”, che ha come protagonisti il ladro gentiluomo Fantomius e la sua compagna d’avventure Dolly Paprika.

In questa intervista cercheremo di entrare nel vivo del mondo della fumettistica Disney, insieme ad uno dei più importanti disegnatori italiani. Cercando di capire il lavoro e l’ideale che c’è dietro ogni disegno per la creazione di nuove storie.

Ciao Marco, da esperto fumettista e disegnatore, vorremmo partire dall’inizio della tua carriera per scoprirne un po’ di più. Quando è nata la tua passione per il disegno?
“La mia passione per il disegno è iniziata sin da bambino, da quando ne ho memoria. Ricordo che già dalle elementari disegnavo storie a fumetti inventando vari personaggi, sempre con le qualità che un bambino può avere. Ma quel che più mi ha aiutato è stato il leggere tanti fumetti, e fortunatamente la passione non mi ha mai abbandonato, ecco perché anche durante l’università non ho mai smesso di disegnare. E dai fumetti disegnati da piccolo sono passato ai personaggi Disney, perché sono stati quelli che ho più preferito.”

C’è un autore o qualche personaggio dei fumetti che è stato per te una fonte di ispirazione primaria?
“Certo, Topolino è stata l’illuminazione, l’idea di quello che ho sempre desiderato disegnare, ma crescendo ho cominciato ad ampliare il mio bagaglio culturale ed ho sempre letto tutto. In particolar modo mi piaceva Spiderman, fumetto della Marvel, e Asterix, fumetto francese di cui ammiravo sopratutto il disegnatore. Ma in generale leggevo anche molti fumetti italiani, tra cui tanti della Bonelli: i miei preferiti erano Zagor e Mister No. Penso che alla fine tutto abbia contribuito a formare sia il mio background di autore che il mio stile nel disegno.”

A questo punto entriamo nel vivo: di cosa tratta esattamente il tuo lavoro da fumettista Disney?
“Da quando ho iniziato mi sono stati affidati tutti i personaggi Disney, ho avuto molte storie con Topolino, Pippo o Zio Paperone, ma in seguito ne ho creati alcuni spesso anche insoliti, come Papertotti, la versione papero di Francesco Totti, capitano della Roma, che entra nel mondo di Topolino arrivando ad interagire con i vari personaggi. Negli ultimi anni mi sono occupato anche di personaggi come Fantomius, di mia creazione, una saga arrivata a toccare la vetta dei 30 episodi e che va avanti dal 2012.

Quest’ultimo anno, infine, mi sono dedicato ad una nuova serie, di nome “Paperbridge”, che prende il nome dalla famosa università “Cambridge”, ed è una sorta di Teen Drama che gira intorno ad adolescenti che frequentano il college, ambientata però agli inizi del 1900, e che racconterà in realtà la vera storia del personaggio di Fantomius, guardandola con gli occhi del passato. Paperbridge è uscita nell’estate del 2020, ha avuto molto successo e non solo in italia. Penso che sia sopratutto per gli argomenti che tratta: quali il bullismo e l’adolescenza, che non è stato facile da rappresentare in Topolino, per via della leggerezza, che è la caratteristica essenziale delle sue storie; non per questo, però, ho evitato di parlarne.”

C’è un personaggio Disney che preferisci rispetto agli altri?
“Ovviamente Paperinik. Nonostante abbia cercato di guardare più sul suo passato e tornare al Paperinik delle origini, da cui tutto è cominciato: da qui il personaggio di nome Fantomius, da cui PK ha avuto origine, prendendo spunto dal costume ed acquisendo tutti i trucchi necessari per diventare Paperinik. Fantomius era presente già nella prima storia da me scritta, “Paperinik e l’ombra di Fantomius”, ma solo più avanti avrei iniziato la vera saga di Fantomius.”

Come hai scelto questo lavoro e che tipo di studi sono serviti per diventare un disegnatore?
Dopo l’università ho frequentato la Scuola Romana dei Fumetti, e lì si è concretizzato il pensiero di poter lavorare davvero con il disegno. Ho cominciato quindi a creare storie e pagine di fumetti con l’idea di farle vedere a qualcuno che poteva darmi lavoro, ad un editore e mi sarebbe piaciuto particolarmente lavorare con la Disney. In quel periodo ebbi la fortuna di incontrare il direttore dell’accademia Disney a Roma, in una fiera di fumetti, e colsi l’occasione per mostrargli le mie storie, tutti i disegni svolti nell’ultimo anno. A lui piacquero molto e mi offrì l’opportunità di entrare nell’accademia Disney, a Milano. L’anno seguente, nel 1997, fu pubblicata la mia prima storia su Topolino.”

Hai libertà nell’inventare personaggi o storie dei tuoi fumetti?
“C’è libertà per inventare nuovi personaggi, soprattutto in quest’ultimo anno si è avuta molta richiesta riguardo personaggi inediti. Persino in Paperinik ho aggiunto nuove comparse, come il tenente Sheriduk, un poliziotto di recente comparsa a Paperopoli, che è piaciuto anche ad altri disegnatori, e spesso usato all’interno delle storie.

La libertà è concessa ed è anche molto apprezzata nella creazione di personaggi. Ovviamente, essendo un settimanale diretto principalmente ad un target di adolescenti, ci sono delle regole e dei canoni da rispettare quando si va a determinare le varie caratteristiche dei personaggi, possiamo chiamarli anche “canoni Disney”, un’impostazione ormai conosciuta in tutto il mondo.”

Nel corso della tua carriera hai mai ricevuto riconoscimenti importanti?
“Sì, in effetti ne ho ricevuto più di uno, come il premio in Portogallo per i Fumetti, ma quello che ritengo sia il più importante è sicuramente il Romics D’Oro, ricevuto nell’edizione di ottobre del 2018. Il Romics è una fiera annuale di fumetti tenuta a Roma, e il Premio per noi disegnatori è l’equivalente dell’Oscar per l’industria cinematografica, comprende autori di un certo livello, per questo è quello a cui più tengo e per cui sono onorato di aver ricevuto.”

La pandemia ha influito in qualche modo nel suo lavoro?
“Dal punto di vista tecnico-professionale no, non ha dato grandi problemi. Noi disegnatori lavoriamo a casa o nel nostro studio, quindi è come se il nostro lavoro fosse continuamente in smart-working. Il non poter uscire non ha creato troppe differenze nel disegnare, dunque non ha fermato la nostra attività. Per quanto riguarda, invece, il rapporto con i lettori, e in particolare lo svolgimento delle fiere di fumetti, purtroppo se n’è dovuto fare a meno. Il web ha sicuramente aiutato, perché si è sopperito alla mancanza di convention tramite dirette sui social media, nel quale noi autori e fumettisti parlavamo, cercando un punto di incontro con i lettori, che avevano la possibilità di intervenire. Certo, non è la stessa cosa, e io spero vivamente che si possa tornare presto alla normalità, perché ciò che è stato penalizzato è stato proprio il rapporto con il pubblico.”

Insegna in qualche scuola di fumetto?
“Sono passato da essere un alunno della Scuola Romana dei Fumetti, ad essere un professore all’interno dello stesso istituto. Ad oggi insegno ancora Disegno e Sceneggiatura, e la scuola è diventata per me una seconda casa: anche dopo l’offerta di lavoro in Topolino, ho scelto di rimanere e spero di essere in grado di dare ai ragazzi che frequentano la scuola tutti gli strumenti necessari per questo lavoro, e che ho acquisito grazie alla mia esperienza di fumettista.”

La pandemia ha portato problemi anche nella docenza?
“Certo, come in ogni scuola anche da noi sono arrivate le lezioni da remoto, online, e in parte in presenza. Oltre le misure necessarie per il rientro (mascherina, plexiglass e controllo della temperatura), si è introdotta la novità di lezioni miste, appunto: sia in presenza che da remoto. Questo ha portato problemi, parlo almeno personalmente, per quanto riguarda la revisione di tavole e disegni, poiché a distanza è ovviamente più complicata l’interazione tra docente ed alunno.”

Lasciamoci con una frase che possa essere d’ispirazione a chi sogna di entrare a far parte di questo mondo. Quali suggerimenti daresti a chi vuole diventare un fumettista?
“Il consiglio che più trovo importante è leggere tanti fumetti, che non trovo così scontato. Ci sono ragazzi che disegnano molto, ma non sono abbastanza invogliati o abituati a leggere i fumetti. Mi rivolgo sopratutto ai più piccoli, cresciuti con l’avvento delle tecnologie e altri mezzi di comunicazione, che purtroppo non comprendono o facilitano la conoscenza dei fumetti.

In seguito incoraggio vivamente nel disegnare, non solo bozze di personaggi che si preferiscono, ma sopratutto di razionalizzare quello che si disegna, per indirizzare al meglio lo stile e l’impostazione del disegno. Questo aiuta sicuramente a sentirsi pronti nel caso in cui si troverà un’occasione di lavoro, in cui non si potranno consegnare bozze o disegni senza un fine. Quando ho avuto la fortuna di incontrare il direttore dell’accademia Disney dovevo necessariamente mostrare disegni e tavole di facce di fumetti e personaggi Disney.
Il mio consiglio dunque si riassume nel fare sempre quello che uno ama, leggere e disegnare ciò che si vuole rendere un lavoro, oltre che una passione.”

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