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La NATO: un’organizzazione che persiste dalla fine della seconda guerra mondiale, attraversando il gelo e la tensione della Guerra Fredda, fino alla caduta del muro di Berlino, per poi reinventarsi: tra missioni di peacekeeping, guerra al terrorismo e crisi interne all’Alleanza. Il ruolo della NATO nel nuovo scenario globale: origini e mutamento di un’alleanza difensiva Direttore responsabile: Claudio Palazzi
La NATO, Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, è un’organizzazione internazionale rappresentante il legame che vige tra gli Stati Uniti e l’Europa. Pone le sue fondamenta nel clima post-bellico, in seguito alla vittoria delle potenze europee, americana e sovietica della Seconda Guerra Mondiale. Nata nel 1949, per legittimare la presenza americana in difesa del territorio europeo contro la potenza sovietica, essa più volte si è rivelata un efficiente ponte sull’Atlantico, nonostante le molteplici crisi che hanno attraversato il rapporto tra i membri.

Il contemporaneo emergere di due potenze a livello globale, in seguito alla II Guerra Mondiale, comportò la suddivisione in due dello scenario internazionale. Si vennero a formare due “blocchi” ideologici differenti, che produssero conseguenze in ogni campo: sia nella vita politica degli Stati, che furono influenzate dagli interessi degli USA o dell’URSS, sia nel campo delle relazioni internazionali che in quello economico, che vedeva la contrapposizione di due sistemi produttivi e finanziari diametralmente opposti. La NATO rifletteva quelli che erano i principi e i valori della cultura occidentale, facendosi portavoce dei principi sulla democrazia, sulle libertà individuali e sulla preminenza del diritto, e assicurando la stabilità e il benessere nella regione Atlantica settentrionale, combattendo per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Durante la Guerra Fredda la NATO serviva al territorio europeo come scudo per l’Unione Sovietica, ma sopratutto come bilanciere per gli attriti e le tensioni che scorrevano tra i due attori politici principali dello scenario globale: dalla crisi di Berlino del ‘61 alla crisi dei missili di Cuba l’anno successivo, fino alla fine della Primavera di Praga nel 1968, arrivando al periodo di distensione che si ebbe tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, per poi portare quest’ultima alla sua dissoluzione, nel 1991.

È in questo momento che l’Alleanza Atlantica si ritrova davanti ad un bivio: reinventarsi per persistere o sciogliersi in seguito alla dissoluzione del suo storico avversario?
Le mutate dinamiche internazionali portano all’interno dell’Alleanza un clima di cambiamento e innovazione, trasformando ulteriormente le istituzioni a capo della NATO e riformando l’apparato militare, nucleo vitale per garantire protezione nei confronti dei suoi membri.

A cavallo degli anni 90, infatti, la NATO troverà le occasioni per dimostrare il suo ruolo all’interno del nuovo ordine globale, mostrandosi come fautore dei valori democratici e della pace all’interno dei paesi alleati e dei territori limitrofi. Con la crisi in Bosnia prima, e quella del Kosovo successivamente, (rispettivamente nel 1996 e 1998) l’Alleanza ha per la prima volta esercitato quelle che sono le sue potenzialità militari, portando i conflitti a semplici attacchi difensivi per la popolazione civile e alla ricostruzione delle strutture urbane, semplificate dalla presenza di forze di stabilizzazione del contingente NATO.
Se il vecchio millennio si era quindi chiuso con la pacificazione delle zone dell’Europa orientale, il nuovo non si aprì altrettanto bene. Con l’attacco terroristico alle Torri Gemelle, l’11 settembre 2001 a New York, si aprì uno dei capitoli più travagliati e delicati nella storia dell’Alleanza.

Questo portò infatti all’applicazione dell’articolo su cui si fonda la stabilità e la credibilità della NATO, l’art.5 dello statuto, riguardante la mutua assistenza nel caso uno stato membro venga attaccato. Si diede inizio a una “guerra contro il terrorismo” promossa dalla stessa NATO e guidata dagli Stati Uniti, a cui parteciparono anche le potenze europee.
Tutt’oggi il conflitto partito agli albori del 2003, in Afghanistan, coinvolge l’Alleanza Atlantica e numerose potenze accorse in aiuto degli Stati Uniti, nonostante questi ultimi, con l’appoggio delle potenze europee e della NATO, abbiano deciso di porre fine al prolungamento delle conflittualità. Secondo le parole del nuovo presidente americano Joe Biden, “non possiamo continuare il ciclo di estensione o espansione della nostra presenza militare in Afghanistan sperando di creare le condizioni ideali per il nostro ritiro, aspettandoci un risultato diverso”. Le operazioni di ritiro sono già iniziate e finiranno entro la data simbolica dell’11 settembre, il momento che ha dato inizio al tutto.

Ora la NATO si troverà nello stesso punto di partenza in cui si trovò alla fine della Guerra Fredda: reinventarsi di fronte alle nuove sfide che la globalizzazione attua nel nuovo contesto internazionale, cercando di soddisfare quante più richieste operative e di altro genere si presentino. Sarà quindi necessario un ulteriore rinnovamento (l’ultimo si ebbe nel vertice di Lisbona nel 2010) della struttura istituzionale e militare dell’organizzazione, e servirà l’appoggio di tutti gli stati membri.

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