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Fondo per la ripresa: questo il significato del nome del progetto economico approvato dall’Unione Europea per contrastare l’impatto economico avuto in tempi di Covid-19. A luglio, infatti, si è compresa la necessità di un intervento comunitario per il recupero finanziario degli stati membri: da qui la creazione del Recovery Fund, uno strumento in grado di superare la difficile sfida economica e sanitaria posta dalla pandemia. Recovery Fund: come strutturare il piano per le risorse UE Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Ma che cos’è il Recovery Fund?

Usando le stesse parole del Primo Ministro Giuseppe Conte, potremmo rispondere definendolo: “un fondo per la ripresa con titoli comuni europei per finanziare la ripresa di tutti i Paesi più colpiti, tra cui l’Italia”.
Nel Consiglio europeo di luglio è stato elaborato il piano da 750 miliardi di euro, suddivisi in 390 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto, e 360 miliardi di prestiti.
I soldi saranno reperiti grazie all’emissione di debito garantito dall’UE e arriveranno nel primo trimestre del 2021.

Il governo Conte ha già elaborato un Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), sulla base dei 196 miliardi spettanti all’Italia dei fondi europei, includendo quattro “linee strategiche” su cui andare a operare: modernizzazione, transizione ecologica, inclusione sociale e territoriale e parità di genere.
Nelle riunioni tenutesi il 7 e 9 dicembre nel Consiglio dei Ministri si è discusso riguardo il Piano di Ripresa, definito come il “programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione Europea nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19”, come si legge nella nota del Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio.

Ad ogni area d’azione corrispondono missioni, investimenti e riforme:

  • digitalizzazione, innovazione e competitività, anche per quanto riguarda pubblica amministrazione e settore culturale e turistico;
  • rivoluzione verde e transizione ecologica, la componente più consistente del piano, dedicata in particolar modo all’efficienza energetica e alla riqualificazione degli edifici; 
  • salute, con un piano innovativo di assistenza sanitaria; 
  • infrastrutture per la mobilità, andando ad includere manutenzioni stradali e riqualificazioni edilizie; 
  • istruzione, formazione, ricerca e cultura, con un potenziamento della didattica e un ampliamento del diritto allo studio; 
  • infine l’equità sociale, di genere e territoriale, che comprende l’inclusione sociale, intervenendo sull’insufficiente tasso di occupazione femminile e giovanile, e più in generale sull’acuirsi delle disuguaglianze di reddito e ricchezza tra i cittadini e i territori del Paese.
    La bozza del Pnrr prevede anche una revisione della tassazione, focalizzandosi sui ceti medi, con reddito tra 40.000 e 60.000 euro.

In generale, il piano di investimenti avrà un consistente impatto sul potenziale di crescita economica del paese, attraverso le riforme attuate nelle diverse macroaree previste dal Recovery Plan, la previsione è di un tasso di crescita del Prodotto Interno Lordo pari a +2,3% a fine periodo di investimento, ovvero nel 2026.
Le prospettive future portano ipoteticamente ad una crescita economica che potrebbe risanare la situazione italiana, ma non dobbiamo far finta di non vivere “nella più grande crisi che il mondo abbia attraversato dalla Seconda Guerra Mondiale”.

“È l’ora della svolta. Rendere l’Italia un posto più attraente. Riformare la giustizia civile, penale e tributaria. Ridurre le tasse in modo strutturale. Fare del modello Genova il modello Italia. Niente patrimoniale. Il Mes è una possibilità. E alle opposizioni propongo un patto su tre punti”.
Su questo proposito, il Premier ha chiarito le sue posizioni: ”in Parlamento sono stati depositati due disegni delega di riforma della giustizia civile e della giustizia penale. Aggiungo che in Parlamento è depositato anche il disegno delega per la riforma del codice civile, che risale al 1942 e che non è mai stato organicamente modificato.”.
La riforma non è volta unicamente al campo giuridico, nel quale porterebbe ad una riduzione dei tempi della giustizia, ma andrebbe a giovare anche il campo economico-industriale: infatti “avere un codice civile più moderno, tempi dei processi più brevi, significa creare un ambiente più favorevole agli investitori”, col tentativo di attirare, nel quadro della competizione globale, capitali e investitori stranieri.

Per concludere, si può affermare che con il decreto ‘Rilancio’ si cercherà di intervenire in maniera significativa su alcuni settori cruciali, a partire dagli interventi normativi per accelerare i tempi dei processi per finire alla più ampia riforma per la semplificazione di tutto il sistema. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede il potenziamento del sistema e di tutto il personale sanitario, ma soprattutto investimenti nella scuola, nell’università, nella ricerca. Capitale umano, ricerca e innovazione saranno le leve fondamentali su cui il paese deve puntare per rinascere.

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