La spirale di misure repressive adottate dal regime di Putin dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 si è ulteriormente intensificata nella scorsa estate con un giro di vite liberticida che riguarda la libertà di stampa, l’uso di Internet, Whatsapp, e VPN, e il sistema scolastico russo. 

In quest’ultimo ambito ha un certo rilievo la messa al bando ad agosto dell’International Baccalaureate (IB), istituzione educativa globale non-profit con sede in Svizzera. Apparentemente un episodio minore (poiché va ad impattare una piccola minoranza, per lo più elitaria, della popolazione russa), di cui in Italia poco e nulla si è parlato, questo provvedimento offre in realtà un’interessante chiave di lettura della strategia putiniana. Esso segna un’ulteriore cesura dai valori “occidentali”, ed è espressione d’un inquietante sfondo ideologico che in questi mesi, in un clima che si potrebbe definire quasi da purghe staliniane del ‘37, sorregge il cammino verso un totalizzante controllo della società civile e conseguente isolamento della gioventù russa. 

Gli inizi e la guerra in Ucraina

La classificazione dell’IB come organizzazione “indesiderabile” impallidisce, ovviamente, di fronte a una miriade di altre misure prese in questa direzione, che sono antecedenti alla guerra e risalgono ai primi anni 2000; uno dei primi esempi è la legge restrittiva sulle ONG approvata nel 2006, seguita dalla legge sugli agenti stranieri del 2012, che ha ampliato la portata della precedente, costringendo molte organizzazioni, finanziate da attori esterni alla Russia (compresi appunto i governi di paesi occidentali), a rinunciare a ingenti risorse e a dover fare una scelta: riallineare i propri obiettivi e le proprie posizioni in conformità con il regime o porre fine alle proprie attività. Molti hanno scelto la seconda opzione, provocando un primo sfoltimento delle organizzazioni sul territorio. 

Questa legge, che ora rischia di essere ulteriormente “aggiustata” in senso repressivo mentre viene discussa nella Duma, era già stata ritoccata nel dicembre 2022, con ulteriori basi per dichiarare “agente straniero” un’entità, associazione o individuo: per essere marchiati con quest’etichetta non è più necessario ricevere finanziamenti dall’estero, ma è sufficiente il requisito d’una presunta “influenza” straniera (definita vagamente come “sostegno e/o influenza su un individuo, anche attraverso coercizione, persuasione e/o altri mezzi”).

Una superba rappresentazione degli effetti di queste leggi, tutte inasprite dopo l’invasione dell’Ucraina (un altro esempio lampante è la nuova legge sulle fake news, approvata nel marzo 2022, che prevede una multa salata di 1,3 milioni di rubli e una pena di fino a 15 anni di carcere per la diffusione di “disinformazione” sulle operazioni russe all’estero) è il documentario “Of Caravan and the Dogs”, che segue gli operatori di varie entità (il giornale Novaja Gazeta, la ONG Memorial, il canale TV Rain) nell’anno dopo l’invasione, e il loro conseguente espatrio forzato. La velocità con cui viene sbarrata la strada alle loro attività è sbalorditiva, come d’altro canto anch’essa una scoraggiante quanto emblematica rappresentazione dei bersagli nel mirino del regime putiniano: il redattore capo di Novaja Gazeta Dmitrij Muratov (ritratto mentre escogita con il suo team eufemismi e giri di parole per evitare le sanzioni derivanti dall’uso della parola “guerra” per riferirsi all’Ucraina), ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 2021 per la sua salvaguardia della libertà di espressione; la dissolta Memorial era un’organizzazione internazionale per i diritti umani fondata con scopo di studiare e ricordare le violazioni dei diritti umani e altri crimini commessi sotto il regime di Stalin (Premio Nobel per la pace nel 2022); TV Rain, ora con sede nei Paesi Bassi, è un canale indipendente messo anch’esso sotto scrutinio per la sua candida copertura dell’invasione dell’Ucraina. È il quadro dell’inizio della fine di ogni espressione di dissenso. 

Ennesimi attentati ai giornalisti e alla libertà di stampa 

Di qui i più recenti attacchi ad ogni voce indipendente: in una pioggia di arresti, processi, e ogni tipo di misura vessatoria alcuni esempi sono la condanna in contumacia a più di 7 anni di carcere per Dmitry Kolesev, l’espatriato ex caporedattore del quotidiano Republic, giudicato agente straniero e messo sotto accusa per i suoi post sul massacro a Bucha (agosto 2024); a giugno è cominciato un procedimento contro Yuri Dud, youtuber e giornalista, per ragioni analoghe; giusto il mese scorso Dmitry Kuznets, ex-giornalista del sito web Meduza, è stato aggiunto alla lista dei ricercati per le sue attività in un’organizzazione “indesiderabile”, e Karen Shainyan, giornalista e attivista LGBTQ+ in esilio, è stato condannato in contumacia a 5 anni di carcere per aver “finanziato attività estremiste” donando 2.000 rubli (circa 20 euro) alla Fondazione anticorruzione di Navalny nel 2022. 

Non sorprenderà che Navalny rimanga un tema pericolosissimo da trattare: a parte la messa al bando in luglio del suo libro Patriot, considerato opera “estremista” che incita “odio verso le autorità”, a giugno il giornalista di RusNews Sergey Volkov è stato arrestato semplicemente per aver ripreso una cerimonia di deposizione di fiori in sua memoria presso il monumento alle vittime della repressione politica a Novosibirsk, in Siberia.

VPN, Whatsapp, e altri canali 

L’altro ambito del giro di vite riguarda una serie di ingerenze e restrizioni nella vita online dei cittadini.  Prima di tutto, ha parzialmente limitato la possibilità di fare chiamate su Telegram e su Whatsapp, app di messaggistica più usata in Russia (Meta, proprietaria di quest’ultima, era già stata dichiarata “organizzazione estremista” nel 2022).   

In più, sempre per facilitare la tracciabilità di ciò che circola online, una nuova legge “Sulle comunicazioni” vieta esplicitamente di cedere il proprio telefono o la propria scheda SIM ad “altre persone” (unica eccezione i parenti stretti). Mentre i trasgressori che agiscono da soli saranno puniti con multe da 30.000 a 50.000 rubli (circa 300–500 euro), gli “organizzatori” di tali reati potrebbero rischiare fino a tre anni di carcere. 

Infine, emendamenti proposti nel disegno di legge n. 755710-8 durante la sua seconda lettura alla Duma colpiscono l’uso di VPN, ad esempio in relazione all’accesso a materiale “estremista” (in altre parole la semplice visualizzazione di informazioni diventa punibile), promozione di servizi VPN (le sanzioni previste variano:  multe di 50.000 a 80.000 rubli o circa 500–800 euro per persone fisiche, da 80.000 a 100.000 rubli ovvero ~800–1000 euro per funzionari, fino a picchi di un equivalente di 5,000 euro per persone giuridiche), e utilizzo di VPN per condividere account collegati alla SIM. 

International Baccalaureate

In questo quadro può sembrare più chiaro come l’IB appaia una presenza alquanto scomoda agli occhi del regime di Putin. L’ufficio russo del Procuratore generale ha affermato che il suo scopo è di “formare la gioventù russa secondo i modelli occidentali”, accusando l’organizzazione di “alimentare la propaganda anti-russa e l’odio tra nazioni”.

Questo sembra in realtà antitetico a ciò che l’IB ha cercato di realizzare dalla sua nascita nel 1968 a Ginevra, ispirata dall’opera pionieristica dell’educatrice francese Marie-Thérèse Maurette, che proponeva un modello educativo incentrato su comprensione internazionale, pace e multilinguismo. Questi principi hanno plasmato una filosofia che viene riportata chiaramente nel mission statement che guida l’opera dell’IB nel mondo: “L’IB forma giovani curiosi, consapevoli e attenti che contribuiscono a creare un mondo migliore e più pacifico attraverso un’educazione che promuove la comprensione e il rispetto interculturali […] non come alternativa al senso di identità culturale e nazionale, ma come parte essenziale della vita nel XXI secolo”. 

Come si evince da quest’impostazione, l’IB ormai rappresenta un collante nella comunità internazionale; determina i programmi educativi di oltre 6,000 scuole in più di 160 paesi; è un immancabile punto di riferimento per i figli delle comunità di expat e un canale sicuro per essere ammessi a prestigiose università ovunque (il diploma IB è riconosciuto da circa 5,000 università). 

Da un lato, dunque, è un essenziale fonte di scambio culturale che da anni promuove e valorizza il principio di una pacifica convivenza nella diversità, creando generazioni di third culture kids che vengono inseriti nei circuiti internazionali di studio; decisamente lontano dalla visione “autarchica” putiniana in merito all’istruzione scolastica. Dall’altro lato, proprio perché gli istituti IB (29 in Russia erano sopravvissuti fino al provvedimento di agosto) sono considerati dalle stesse élite russe prestigiosi, istruendo figli di ufficiali e oligarchi, è ovvio come questi luoghi di potenziale formazione della futura classe dirigente assumono un significato ancor più politico e ingombrante. 

Le misure in quest’ambito non si fermano qui. Gli sforzi per rimodellare l’istruzione, infondendo nazionalismo, militarismo e “valori tradizionali” nelle scuole, sono anch’essi accelerati durante la guerra in Ucraina. Putin ha affermato che questi cambiamenti “stanno avvenendo a tutti i livelli, dagli asili alle università” per garantire “che i nostri figli amino la loro patria con tutto il cuore, rispettino gli anziani, apprezzino l’amicizia e il cameratismo”.

Nel 2024, nelle scuole superiori è stato introdotto un corso chiamato “Le Fondamenta della Difesa e della Difesa della Patria”, che include anche un basico addestramento militare. L’anno prossimo sarà anche introdotta la materia “Cultura spirituale e morale della Russia”, obbligatoria dalla quinta alla settima elementare,  i cui testi saranno sviluppati con l’aiuto della Chiesa Ortodossa Russa.  

La soppressione dell’IB sembra perciò simboleggiare perfettamente il giro di vite repressivo della scorsa estate, distruggendo l’ennesimo legame con l’Occidente e precipitando il paese ancor più in un nuovo oscurantismo sostenuto dalla fine della libertà di stampa e dal bieco e autoritario nazionalismo insito nella visione putiniana.    

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