In un mondo costernato dal femminicidio  non si può essere sordi di fronte alle crudeltà del quotidiano, di fronte agli abusi che milioni di donne subiscono.  Per questo e molto altro è necessario parlare di femminismo.  Una parola inutile secondo i detrattori.

Ma le femministe esistono ancora  e sono una minaccia tangibile per i misogini che vogliono relegare le donne nella posizione di subalterne. “Che bisogno c’è di rivendicare dei diritti che si posseggono?” ci si chiede. Non viviamo nei paesi islamici dove le donne guardano il mondo dietro le sbarre di una prigione, dove sono costrette a indossare il chador o il burqa, l’emblema della loro sottomissione. Perché indossarlo non significa proteggersi ma piuttosto non poter disporre del proprio corpo liberamente. E questo è solo il primo tassello di un puzzle capace di raccontarci i  sapori di culture altre che fanno del sesso femminile l’ultimo grado della scala evolutiva. Una donna  è proprietà dell’uomo e nasce per questo. Forse la morte è l’unica via di fuga dalla schiavitù terrena. Cosa si è dunque se non un oggetto alla mercé del primo acquirente? Ella viene alla luce per essere data in sposa e procreare.  Sin dall’infanzia sa che è una predestinata.  E’ cosciente del fatto che semmai dovesse ribellarsi alle ristrettezze di una società che la tratta come uno strumento, verrà torturata e uccisa . E’ questa la sua sorte nefasta: donne che vengono segregate  e stuprate nell’indifferenza più totale .

Ma tutto ciò e niente rispetto alle temibili verità dell’epoca odierna  come la  mutilazione dei genitali femminili. Si giunge all’apice del dramma: il sesso debole è impuro e deve essere pertanto, privato del piacere. In fondo dagli albori della civiltà, dalla notte dei tempi la società è patriarcale. Anche se si potrebbe cadere in questo banale, banalissimo errore la realtà è ben diversa. Esistono per fortuna, società  matriarcali dove gli uomini non contano niente. E pure se non se ne parla, è grazie al coraggio delle donne curde che si combatte la minaccia dell’Isis. Ma perché tutto questo dovrebbe riguardarci o toccarci nel profondo?  Gli occidentali nella fretta dell’ora di punta guardano furtivamente alle oscure realtà che li circondano, poi tornano a occuparsi della loro quotidianità. Una quotidianità dove l’ennesimo caso di cronaca finisce sulle pagine dei giornali e poi svanisce nel nulla.  Avrebbe  dunque, il femminismo ragione di essere? Perché dovrebbe esistere ancora? Le battaglie delle suffragette non sono terminate nel momento in cui le donne hanno ottenuto il diritto di voto o quando  colossi della letteratura come Virginia Woolf hanno deciso di porre fine alla propria vita? Noi al contrario della scrittrice, abbiamo la possibilità di vivere in un mondo dove le ragazze vanno all’università come gli uomini e nessuno le schernisce per questo. Ma per il riconoscimento di altri diritti sostanziali, come quello di abortire è stato fondamentale continuare a parlare di femminismo e lo è tuttora.

Il cambiamento deve partire dalla mentalità delle persone. Il nocciolo della questione è proprio l’educazione. Finché ad una bambina sarà insegnato che il rosa è un colore da femmine non si potrà parlare di parità di genere. Finché le più alte cariche dello stato saranno occupate da soli uomini non si potrà parlare di uguaglianza. Smetterò di dire “Io sono femminista” quando a una ragazzina non verrà detto che occuparsi delle faccende domestiche spetta a lei. Smetterò di dirlo quando una giovane non sarà più additata come poco di buono perché vive il sesso liberamente alla pari dei suoi coetanei uomini che invece sono considerati dei fighi, dei playboy. Smetterò di dirlo quando le donne non verranno trattate più come una fauna a parte  e quando guadagneranno come i loro colleghi.

Certo è che il femminismo sia cambiato, abbia subito un evoluzione nel corso del tempo. Oggi le femministe si spogliano e vanno ad usurpare l’Altare della Patria. Quasi a dire “Noi con il nostro corpo facciamo quello che vogliamo” o forse per attirare l’attenzione su di sé, per fare in modo che le proprie battaglie non ricadano nell’oblio, nel dimenticatoio. E’ partito tutto da un’attivista ucraina che ha dato origine al movimento delle Femen, coloro che hanno l’abitudine di manifestare in topless. Così gli atti di protesta che prevedono l’utilizzo del corpo sono dilagati nel mondo intero.

Qual è il confine tra la strumentalizzazione del corpo femminile che avviene nelle emittenti televisive e l’uso che ne fanno le femministe di oggi? C’è un limite alla decenza ma perché non ci si scandalizza di fronte a un uomo che non indossa la canottiera? O il punto è proprio questo,  suscitare scalpore per far acquisire rilevanza alla propria protesta. Quindi quel  corpo femminile che viene  oltraggiato e seviziato diventa uno strumento di rivendicazione in un atto estremo di libertà che ci suggerisce di non smettere di sperare. Un giorno forse una di noi potrà essere il prossimo presidente della Repubblica.

Selene Bruni

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