Con l’espressione inglese revenge porn, tradotta alla lettera come porno vendetta, facciamo riferimento alla condivisione pubblica di immagini e/o video intimi tramite internet, senza il consenso dei protagonisti stessi. Parlare solamente di vendetta risulta essere abbastanza riduttivo, visto che si tratta di un abuso a tutti gli effetti.REVENGE PORN: QUANDO LA “VENDETTA” SI TRASFORMA IN REATO Direttore responsabile: Claudio Palazzi
REVENGE PORN IN ITALIA

Questo comportamento costituisce reato anche in Italia dal 9 agosto 2019.
La legge 19 luglio 2019 n.69, all’articolo 10, ha introdotto il reato di revenge porn. L’articolo 612-ter del codice penale, rubricato “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”, prevede la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5.000 a 15.000 euro per chiunque invia, consegna, cede, pubblica e diffonde immagini e/o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate.

La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche se separati o divorziati, o da persona che è o è stata legata in modo affettivo alla persona offesa.
La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizioni di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza. Il delitto è punito a querela della persona offesa; il termine per la proposizione della querela è di sei mesi.

Media4tech di Claudio Palazzi

“NASCITA” DELLA PROBLEMATICA 

Dall’arrivo dei social network e della chat, quella del revenge porn è diventata una realtà diffusa in tutto il mondo. Colpisce molte persone, soprattutto donne, che vengono continuamente minacciate dai loro ex partner che vogliono punirle per la fine di una relazione o, “semplicemente”, per danneggiare completamente la loro immagine.
Il revenge porn proviene, in qualche modo, dal cyberbullismo. La differenza, però, è sostanziale in quanto quest’ultimo racchiude in sé tutti gli atti di violenza psicologica, connessi attraverso l’uso dei mezzi online. Il revenge porn, invece, viene inserito tra le “violenze di genere” e, come abbiamo già visto, ha la peculiarità di essere un atto commesso contro un partner o contro una persona con la quale si è stati legati precedentemente. Possiamo, quindi, etichettare questo fenomeno come “violenza virtuale”.

AUTORI DEL REVENGE PORN

Gli autori del reato sono uomini, le vittime donne. Una violenza di genere, che si basa sulla “cultura” del sessismo che considera il corpo delle donne un oggetto da desiderare, discriminare, manipolare utilizzandolo in maniera minacciosa, estorsiva, violenta. Si tratta di una sorta di “cultura patriarcale” vigente nella realtà e traslata in quella virtuale, che mira e colpisce soprattutto ragazze e soprattutto chi, di web, ci “vive” in tutto e per tutto: il mondo virtuale è solo un’espressione ulteriore e diversa dell’identità reale, dove tutto è più semplice grazie all’infimo anonimato. Un reato che, più di ogni altra cosa, porta terribili conseguenze psicologiche alle vittime: insonnia, anoressia e, nel peggiore dei casi, il suicidio.

REVENGE PORN SU TELEGRAM 

Un fenomeno che, nonostante tutto, continua ad espandersi, soprattutto sulla piattaforma di messaggistica istantanea Telegram. In Italia ci sarebbero 29 gruppi di revenge porn su questa piattaforma, frequentati da oltre due milioni di utenti. A rivelarlo è l’organizzazione PermessoNegato.it, no-profit di promozione sociale che si occupa del supporto tecnologico alle vittime di violenza online.
A seguito di numerose denunce, è scattata l’operazione della polizia postale che ha denunciato alcuni amministratori di questi canali Telegram. Chiedere la collaborazione diretta di Telegram è un’utopia. L’applicazione si limita a bloccare canali solo quando l’autorità lo impone.
Invocare il buonsenso degli amministratori e una moderazione più stringente è un controsenso. Oltre a punire il fenomeno, l’unico modo per arginarlo è “agire ex ante e non ex post”.

CONCLUSIONI

La strada per sconfiggere questo tipo di violenza, però, sembra non essere poi così lontana: grazie all’introduzione del reato di revenge porn, oggi le vittime possono denunciare con la sicurezza che il loro oppressore paghi la giusta pena per il reato commesso. Una vittoria importante per tutte quelle donne che, fino ad oggi, hanno vissuto nell’angoscia dei ricatti di ex compagni frustrati, chiusi in una sorta di “amore malato” e in un totale stato di negazione che, purtroppo, non lascia quasi mai scampo alle vittime.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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