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La richiesta di S.O.S arriva nel silenzio generale della comunità internazionale, mentre il governo colombiano, da giorni, ha attivato un’azione repressiva, violenta e brutale contro i propri cittadini scesi nelle piazze delle città per protestare. Inoltre è in atto il tentativo da parte delle autorità di silenziare tutti i media o bloccarne l’utilizzo, in una situazione che sta diventando sempre più critica. S.O.S COLOMBIA: LA RICHIESTA DI AIUTO DEI MANIFESTANTI CONTRO IL GOVERNO DI Bogotà Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Le manifestazioni sono scoppiate nel momento in cui il Presidente Ivan Duque ha annunciato, nei giorni scorsi, che avrebbe adottato una serie di riforme volte a ristabilire le condizioni economiche di un paese particolarmente colpito dalla pandemia, soprattutto dal punto di vista finanziario. La legge che nello specifico ha scatenato la rabbia della popolazione è stata quella tributaria, la quale prevede un aumento del costo su determinati prodotti, per di più compresi beni di prima necessità e beni alimentari su cui si aggiungerebbero ulteriori tasse che le persone, di fatto, non possono permettersi. Abbiamo oramai imparato quanto sia divenuta difficile la gestione politica ed economica di un paese, nel momento in cui l’intero pianeta è stato messo in ginocchio dal virus, e come ognuno di noi abbia fatto grandi sacrifici affinché potessimo uscirne nel migliore dei modi possibili; ma pensare che ciò possa accadere continuando a fare pressione sui cittadini già provati dalle condizioni di incertezza e disagio generalizzato, nonché povertà e frustrazione, è stato il primo passo falso da parte del governo colombiano.

La vera atrocità risiede, però, nella risposta alle legittime proteste. Dopo una serie di scioperi, il Primo Maggio, data simbolica per tutti i lavoratori, la tensione tra i cittadini si è intensificata, tanto che in migliaia sono scesi nelle piazze a manifestare il proprio dissenso contro condizioni di vita non sostenibili che non trovano riscontro in una gestione efficace da parte delle istituzioni, le quali invece di aiutare, soffocano. In uno scenario che ricorda molto quello recente a Myanmar, le forze militari armate sono state schierate per le strade, autorizzate a sparare sui manifestanti, indistintamente. Artiglieria pesante ed elicotteri da combattimento contro civili indifesi che chiedono il rispetto dei diritti universali dell’uomo. Abusi sessuali da parte dei militari ed un bilancio di circa 726 arrestati e 426 feriti, dati non attendibili dal momento che le autorità stanno cercando di insabbiare ciò che sta accadendo in questo momento.

I cittadini colombiani stanno tentando di inviare messaggi di S.O.S alla comunità internazionale affinché intervenga prima che la violenza peggiori, prima che il numero delle vittime aumenti. Nel frattempo, ogni tentativo di contatto tramite piattaforme online viene censurato e bloccato, perfino la pagina Facebook del noto sito d’informazione “Colombia Reports” è stata temporaneamente sospesa. Vero è, che a seguito degli scontri, il Presidente ha ritirato la riforma fiscale ed il Ministro delle Finanze, Alberto Carrasquilla, ha presentato le proprie dimissioni. Ma davanti il sangue versato, i cittadini non si sono arresi ed hanno portato avanti la protesta. È palese come queste proteste da parte dei colombiani si portino dietro motivazioni profonde che rimandano ad un regime autoritario capace di utilizzare la violenza senza alcun genere di scrupolo. Noto è il caso, risalente a Settembre 2020, dell’uccisione a Bogotà dell’avvocato Javier Ordóñez, da parte della polizia colombiana. Ordóñez era stato arrestato per il semplice motivo di essere stato colto mentre consumava alcolici, la cui vendita è limitata secondo le disposizioni di contrasto al Covid-19, e gli stessi agenti, dopo averlo colpito con varie scosse di elettroshock, lo hanno soffocato nello stesso modo in cui è morto George Floyd, inginocchiandosi sopra di lui mentre urlava “Per favore, non più, sto soffocando”. Il video dell’accaduto ha profondamente scosso l’opinione pubblica e riportato alla luce i metodi non convenzionali utilizzati dalle forze dell’ordine contro i loro stessi cittadini, quelli a cui dovrebbero garantire protezione e sicurezza. Un caso che si aggiunge ad altre 137 denunce di violenza da parte della polizia solo nel 2020 e all’appello da parte di Amnesty International che ha sollecitato le autorità colombiane a cessare l’utilizzo della forza e qualsiasi altra forma di violazione dei diritti umani.

Ancora una volta la richiesta d’intervento è rivolta alla Commissione dei diritti umani dell’Onu e a tutti gli Stati internazionali, con il fine di attivare ogni possibile canale per fermare l’azione repressiva di Ivan Duque, e porre fine ad un circolo vizioso di maltrattamenti ed oltraggio ad ogni principio democratico.

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