Con i suoi 1.287,4 chilometri quadrati di superficie, la città di Roma è il Comune più esteso d’Italia che, contando 2.746.984 cittadini residenti al 1° gennaio 2025 rappresenta, parimenti, il Comune più popoloso d’Italia.
Ma non è sempre stato così: nel periodo dell’unità d’Italia la città più abitata era Napoli; fu soltanto dopo l’effettivo trasferimento a Roma della capitale d’Italia, nel 1871, che iniziò un rapido ed inarrestabile incremento della popolazione, dovuto ad un’intensa migrazione di impiegati dalle regioni del nord e di ex braccianti dalle campagne, che portò la popolazione da circa 244.000 abitanti al 31 dicembre 1871 a più di un milione di abitanti al 21 aprile 1931.
Il repentino aumento della popolazione e la relativa urbanizzazione improvvisata, priva di una visione programmatica, diede luogo ad un’enorme speculazione edilizia e fece sorgere il problema abitativo per le classi più povere, che dovettero adattarsi a vivere in insediamenti abusivi di baracche ed abitazioni di fortuna.
Durante il periodo fascista furono realizzati degli scadenti alloggi popolari nelle vaste aree rurali della periferia di Roma (le c.d. borgate), allo scopo di dare una soluzione “tampone” al problema dell’alloggio e, soprattutto, di “ripulire” il centro storico dalle categorie più emarginate, incompatibili con l’immagine imponente ed “imperiale” della città, che furono quindi sfollate e ivi trasferite.
A partire dal dopoguerra si iniziò a far fronte alla crisi degli alloggi, che nel frattempo si era acuita a seguito dell’ulteriore intensificazione dei flussi migratori dalle campagne alla Capitale, dando vita ad un programma di costruzione di alloggi popolari che, con alterne vicende, è proseguito fino ai giorni nostri producendo, tra l’altro, una periferia emarginata ed alienante e senza mai effettivamente riuscire a risolvere il problema.
Da una recente ricerca effettuata dal Dipartimento MEMOTEF dell’Università di Roma “La Sapienza”, promossa dal Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e dall’Assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative di Roma, Andrea Tobia Zevi, risulta che nel comune di Roma 22.000 nuclei familiari vivono in conclamate condizioni di grave emergenza abitativa, a cui si aggiungono ulteriori 92.000 nuclei familiari che si trovano in condizioni di fragilità abitativa, ossia esposti al rischio di grave disagio abitativo.
Risulta, inoltre, che nel 2023 sono stati emessi a Roma 5.081 provvedimenti di sfratto, di cui 2.058 eseguiti con liberazione dell’immobile; ciò significa che, mediamente, ogni giorno più di 5 persone si sono ritrovate senza più avere un posto in cui abitare.
I nuclei familiari in attesa dell’assegnazione di un alloggio popolare a Roma sono più di 16.000 e, considerati i requisiti reddituali richiesti per poter accedere a dette graduatorie, possiamo affermare senza ombra di dubbio che si tratta di famiglie a basso reddito, che non hanno la possibilità di sostenere i canoni di locazioni presenti sul libero mercato; le liste di attesa sono molto lunghe, e la media annuale di assegnazione di case popolari, poco più di 200 alloggi l’anno, non lascia presagire niente di buono.
Crisi che viene aggravata dal costante aumento del prezzo degli affitti, cui si aggiunge la diminuzione del numero di alloggi disponibili per affitti di lunga durata, a fronte del dilagare degli affitti turistici brevi, letteralmente esplosi in occasione del Giubileo.
Dulcis in fundo, il governo nazionale ha azzerato i fondi destinati al cosiddetto “contributo affitto” e finanziato il “Fondo per la morosità incolpevole” per soli 10 milioni di euro nel 2025 e 20 milioni di euro nel 2026, somme che di per sé sarebbero già largamente insufficienti per il fabbisogno del solo comune di Roma, figuriamoci per un’intera Nazione!
A fronte di ciò, Roma Capitale ha messo a bando un contributo, con fondi propri, di circa 15 milioni di euro da destinare alle famiglie che si trovano in situazione di maggiore difficoltà; dallo scorso mese di novembre è inoltre attivo, presso il Dipartimento del Patrimonio e delle Politiche Abitative, lo sportello “Punto Abitare”, allo scopo di accogliere e dare assistenza alle persone che si trovano in difficoltà abitativa, aiutandole ad accedere ai bandi ed alle misure attivate per fronteggiare l’emergenza.
Abbiamo incontrato l’Assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative del Comune di Roma, Andrea Tobia Zevi, che ha accettato di rispondere alle nostre domande e ci accoglie presso gli uffici del suo Dipartimento alla Garbatella, in Piazza Giovanni da Verrazzano n.7.
Assessore Zevi, una recente ricerca dell’istituto CRESME dice che, nel corso del prossimo decennio, l’attuale fabbisogno abitativo di circa 35.000 alloggi nel comune di Roma sarà all’incirca incrementato di ulteriori 36.000 unità abitative, per un totale di circa 71.000 alloggi. Sono cifre allarmanti, già di per sè. Come intendete affrontare questa situazione?
La stima del CRESME, che è stata sollecitata dal Dipartimento Programmazione Urbanistica, quantifica 70.000 nuove case che serviranno a Roma nei prossimi 10 anni; per la precisione, queste sono divise in: 30.000 case popolari, 20.000 alloggi in edilizia agevolata e 20.000 case in edilizia libera. Mentre l’edilizia libera verrà realizzata tramite iniziative private, secondo le norme del PRG, noi abbiamo 2 sfide fondamentali: la prima consiste nel trovare fondi pubblici, che abbiamo chiesto al Governo e all’UE, per costruire nuove case popolari, da destinare al segmento di popolazione con reddito inferiore a 20.000 euro annui; abbiamo, poi, il compito di creare le condizioni (delibere, agevolazioni, incentivi, progettazione più intelligente) per sbloccare iniziative di social housing, destinate alla popolazione con reddito da 20.000 a 50.000 euro annui, che sono tipicamente frutto di una collaborazione tra pubblico e privato: la parte privata mette a disposizione il know-how e gli investimenti, mentre la parte pubblica a volte deve intervenire con un piccolo contributo in termini di investimento al fine di completare il piano economico, ma soprattutto è in grado di mettere a disposizione aree, permessi, incentivi; questo è ciò che stiamo cercando di fare.
In quest’ultimo periodo, anche a causa dell’Anno Santo, è esploso il fenomeno degli affitti brevi. Essendosi così ridotto il numero di alloggi disponibili per locazioni di lunga durata, avete allo studio iniziative volte ad arginare questo fenomeno?
Sì. In giunta abbiamo approvato una memoria con cui si dà mandato agli assessori all’Urbanistica, al Turismo e alle Politiche Abitative, e ai relativi Dipartimenti, di mettere a punto un regolamento sul tema degli affitti brevi; questo perché, aldilà dell’aspetto del caro – affitti, il proliferare degli affitti brevi, specialmente nel centro storico, ha come conseguenza lo snaturare pezzi di città se, come accade in alcuni casi, interi palazzi vengono adibiti a b&b o a case vacanze; in zone popolate soprattutto da turisti risulta poi difficile immaginare che tutt’intorno ci sia un tessuto sociale vero; siamo inoltre intervenuti in ambito urbanistico, sulle norme tecniche del PRG, per limitare il fenomeno sulla base di ambiti territoriali. In generale, siamo convinti che sia maggiormente utile intervenire, più che sui divieti, sull’individuazione di aree precise e, possibilmente, su incentivi da destinare agli affitti di lungo termine. Detto questo, è necessario che venga emanata una norma nazionale, poiché non si può intervenire su questo tema, in assenza di una norma nazionale che regolamenti la materia e ci fornisca strumenti a tale scopo.
Nel comune di Roma ci sono 16.346 famiglie in graduatoria per l’assegnazione di una casa popolare; a queste vanno aggiunti, però, quei nuclei familiari che hanno un reddito superiore a quello richiesto per l’ammissione in tali graduatorie, ma non abbastanza da potersi permettere un affitto alle attuali condizioni di mercato. Avete in progetto un intervento per calmierare il mercato degli affitti, magari sollecitando politiche di incentivazione fiscale a favore dei proprietari? O, nel frattempo, verreste incontro alle esigenze di queste famiglie con altre misure?
Questo è uno dei compiti tipici dell’Agenzia Sociale per l’Abitare di Roma, che abbiamo costituito e che gradualmente inizierà la sua attività: non possiamo, comunque, immaginare che la soluzione risieda integralmente nell’intervento pubblico: il nostro compito consiste anche nell’intervenire per aiutare le persone ad accedere al mercato libero che, nel caso di Roma, è molto limitato; intervento che punta molto a convincere i proprietari di case a preferire locazioni di lungo termine rispetto agli affitti brevi, o a preferire locazioni di lungo termine rispetto, addirittura, a tenere vuote le case, nel timore di incappare in pessimi inquilini e in eventuali lentissime procedure di sfratto; qui possiamo intervenire con strumenti finanziari, al fine di garantire il proprietario rispetto al rischio di morosità o di danni arrecati all’immobile dagli inquilini
Anche gli studenti fuori sede, come il sottoscritto, sono interessati dall’emergenza abitativa a Roma, potendo contare soltanto sui contributi e sugli alloggi messi a disposizione di Lazio Disco, che ovviamente riescono a soddisfare soltanto una frazione del relativo fabbisogno. Contate di mettere in campo iniziative volte ad agevolare la fruizione del diritto allo studio?
Premesso che istituzionalmente il diritto allo studio è competenza della Regione Lazio, come Amministrazione siamo comunque interessati ad avere una città più giusta in tutti i segmenti sociali e in una città che, come Roma, ambisce ad essere una capitale della conoscenza, della ricerca e dei giovani, avvertiamo il dovere di intervenire ed intendiamo aiutare quei giovani che, pur non avendo una famiglia agiata alle spalle, desiderano compiere il loro percorso di studi a Roma senza dover essere costretti a rinunciare al loro progetto per motivi economici. Il gap si attesta tra 30.000 e 40.000 posti letto: ciò che noi possiamo fare, da un lato, è adoperarci affinchè i fondi pubblici che sono già disponibili a tale scopo, come quelli del PNRR, siano effettivamente utilizzati in progetti di edilizia residenziale per studenti; dall’altro lato, dobbiamo adoperarci per fare delle buone convenzioni: c’è oggi un grande interesse nel mercato per realizzare studentati, infatti ne stanno sorgendo tanti, ma propongono agli studenti dei prezzi elevatissimi; qui possiamo intervenire legando le nostre concessioni alla garanzia di un certo numero di posti letto a prezzi calmierati.
Il suo Assessorato comprende anche la gestione del patrimonio di Roma Capitale. Cosa è stato fatto, e cosa avete in programma di fare, in tema di impiego di edifici inutilizzati, come ex caserme militari e altri immobili, per creare alloggi da destinare a famiglie e studenti?
Le caserme non sono di nostra proprietà e si discute da 30 anni circa la loro rigenerazione, ma si tratta di pratiche costosissime e tecnicamente molto complesse: noi ne stiamo realizzando alcune, di cui una nei pressi del porto fluviale, si tratta di un ex magazzino militare trasformato in case popolari; nei prossimi giorni porteremo in Giunta una delibera che riguarda una quindicina di scuole da trasformare in case popolari. Si tratta di una linea su cui si può molto investire, ed il contributo dei fondi europei può essere molto importante, poiché l’UE non finanzia l’acquisto di nuove case, cosa che peraltro noi stiamo facendo, e molto, per dare una risposta immediata alla carenza di case; l’UE finanzia gli investimenti, ossia la realizzazione di nuove costruzioni o la loro rigenerazione, che sono progetti di investimento a medio – lungo termine, che intendiamo affiancare agli interventi di risposta immediata.
Alla fine dell’intervista, cui l’Assessore Zevi ha accettato di sottoporsi con grande disponibilità, rimane la sensazione, netta, di aver avuto dinanzi una persona pienamente consapevole dell’enorme portata del dramma abitativo a Roma e del suo impatto sulle vite delle persone che ne sono colpite; e determinata nell’affrontarlo e nel mettere in campo tutti gli strumenti a sua disposizione a tale scopo.
Ma l’impresa è ardua: l’emergenza abitativa, a Roma, dura da circa 150 anni ed ha snaturato interi quartieri, ha snaturato e continua a snaturare l’esistenza di migliaia di persone, togliendo loro serenità e negandogli un’esistenza dignitosa; ha snaturato persino il significato del termine “emergenza”, per definizione legato ad una circostanza imprevista, un momento critico, che richiede un intervento immediato volto ad un rapido superamento; qui l’emergenza è diventata cronica, qui la criticità si è stabilizzata.
L’assessore Andrea Tobia Zevi discende da una delle più antiche e importanti famiglie di Roma; il suo bisnonno, l’ing. Guido Zevi, tanto per fare un esempio, fu collaboratore del sindaco Nathan nei primi anni del Novecento; la sua famiglia ha quindi assistito al sorgere del problema abitativo a Roma, lo ha visto crescere e svilupparsi a dismisura; saprà adesso contribuire, se non ad eliminarlo, almeno a riportarlo a proporzioni socialmente accettabili?
Glielo auguriamo di cuore. A lui, ai cittadini romani e alla bellissima quanto martoriata città eterna.










