Tensioni greco-turche nel Mediterraneo orientale. Nuove e vecchie questioni di un conflitto storico

Ankara il 13 Settembre ha richiamato la nave esplorativa Oruc Reis, e le due navi da guerra che l’accompagnavano, dalla zona marittima del Mediterraneo orientale contesa da Grecia e Turchia, a sud dell’isola di Kastellorizo. La Turchia rivendica i propri diritti su un’area di mare ricca di risorse naturali e gas che la Grecia considera zona economica esclusiva. Dai toni degli incontri nella sede NATO tra le delegazioni militari dei due paesi, il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan sembra aver scelto la via della diplomazia. Il dubbio è che la linea dura contro le attività di trivellazione della Turchia tracciata dal vertice UE dei paesi del Mediterraneo abbia indotto Erdoğan ad adottare toni più prudenti per evitare possibili sanzioni.

Media4tech di Claudio Palazzi

Agosto di fuoco nel Mediterraneo Orientale

Nelle scorse settimane la tensione era stata altissima. Il premier greco Kiryakos Mitsotakis aveva annunciato un piano di difesa straordinario e si era detto pronto ad acquistare diciotto caccia Rafale, fregate ed elicotteri, oltre all’arruolamento di 15.000 militari e un maggiore stanziamento di risorse al settore della difesa. Da parte sua, Ankara aveva dato l’ordine ai militari di spostare una quarantina di carri armati dal confine siriano a quello greco. “Capiranno che la Turchia è abbastanza forte politicamente, economicamente e militarmente da stracciare mappe e documenti immorali. Lo capiranno, o attraverso il linguaggio della politica e della diplomazia, oppure sul campo attraverso amare esperienze” aveva tuonato il leader turco Erdogan. Oggetto dello scontro degli ultimi giorni è lo status dell’isola di Kastellorizo.

Kastellorizo, l’isola contesa

L’isola di Kastellorizo si trova nel Mar di Levante, a meno di 3 km dalle coste anatoliche della Turchia e distante circa 72 miglia nautiche da Rodi, da cui dipende amministrativamente. Atene ha il controllo delle acque circostanti in base alla legislazione marittima ONU del 1982, documento firmato da quasi tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo con l’eccezione di Turchia, Siria e Libano. Ankara fa leva sulla vicinanza dalla costa turca dal territorio anatolico. Kastellorizo è dal 1947 territorio greco e la sua presenza impedisce ad Ankara il pieno controllo sul mare che si estende dalla punta sud occidentale della Turchia.

La partita per le risorse

Il protagonismo geopolitico di Erdogan si è rivolto verso questo pezzo di mare dopo l’esclusione dal Forum del gas del Mediterraneo orientale (East Med Gas Forum) istituito al Cairo a gennaio 2020: ne fanno parte Egitto, Grecia, Cipro, Italia, Israele, Giordania e Amministrazione palestinese. Questo forum, che ricorda l’OPEC, è stato istituito con l’intento di gestire per via diplomatica la scoperta di numerosi giacimenti di petrolio e gas al largo delle coste di Egitto, Gaza, Israele, Libano, Siria e Cipro.

Dall’ambasciata greca in Italia ci dicono che non si tratta di eredità dei conflitti e neppure di una disputa di gas ma della sovranità della Grecia nel suo territorio. Secondo l’ambasciata, Oruc Reis è stata ritirata probabilmente a causa del Consiglio Europeo.                           Ma la nuova escalation nel Mediterraneo Orientale, in realtà, sembra essere il risultato di secolari problemi irrisolti. In quest’area la storia è tornata a far visita spesso lasciando ferite che faticano a rimarginarsi.

Le ferite della storia

Dopo secoli di convivenza sotto l’impero ottomano, il primo capitolo di questo conflitto risale alla guerra d’indipendenza degli anni venti del XIX secolo, che portò alla nascita del Regno di Grecia nel 1832. Il nazionalismo greco divampato in quegli anni si rinforzò con il sogno irredentista di ricostruire la “Megalis Hellas”, la Grande Grecia, che mirava a riunificare le comunità che si rispecchiavano nell’eredità culturale dell’antica Grecia e dell’Impero bizantino.

Lo status dell’isola di Creta, di cui i Greci rivendicavano la potestà etnica e culturale, fu la causa scatenante del “97 nero”, la guerra di trenta giorni tra Impero ottomano e Regno di Grecia che nel 1897 portò alla nascita di uno Stato cretese autonomo, sia pure ancora formalmente all’interno dell’Impero Turco e nonostante la sconfitta greca sul campo. Dopo la Prima guerra mondiale Grecia e Turchia diedero vita all’unico conflitto a base etnica di quegli anni, anticipando un’orribile tendenza che si sarebbe poi acuita durante il secondo conflitto mondiale.

Il Trattato di Sèvres con cui si disegnavano i confini tra Grecia, vincitrice nell’Intesa, e impero ottomano, fu sbugiardato dalla rivalsa di Mustafa Kemal Atatürk, che dopo tre anni di guerra totale nei territori sottratti all’impero dal Trattato, impose il Trattato di Losanna nel 1923 che ridisegnò nuovamente i confini. Contestualmente nacque la Repubblica di Turchia. Simbolo di queste atrocità fu la distruzione di Smirne, da secoli ottomana ma da sempre ellenica, e lo sterminio dei Pontici, una popolazione greca originaria della regione Pontiaca che si estendeva nella zona nordorientale sino all’Asia Minore. Nel secondo dopoguerra l’ingresso dei due paesi nella NATO, le dinamiche della Guerra Fredda e problemi di politica interna sembravano aver raffreddato le tensioni nel Mediterraneo orientale. La questione di Cipro del ’74 ha rinfiammato irrimediabilmente i rapporti.

Questione di Cipro

La nuova Repubblica di Cipro nacque nel ’61 dopo la concessione d’indipendenza della Gran Bretagna. L’isola di Cipro, vicino all’Anatolia, aveva una maggioranza di lingua greca e di fede ortodossa che ambiva ad un progetto di énosis (unione) con la Grecia. La minoranza turca, circa il 18% della popolazione, sostenuta da Ankara, si opponeva a qualsiasi opzione di questo tipo. Dopo l’indipendenza, la convivenza tra le due popolazioni ha vissuto momenti di criticità che nel’ 63 hanno portato all’invio di un contingente dell’ONU.

Nel’ 74 la Grecia, sotto un regime di colonnelli che aveva preso il potere con un pronunciamento nel ’67, riaffermò le pretese su Cipro attaccando il governo di unità nazionale cipriota e istituendo un governo fantoccio. Il governo turco reagì nel tentativo di difendere gli interessi della propria minoranza. In Grecia l’esplosione della rabbia pubblica per la gestione del conflitto portò alla caduta del regime dei colonelli e al ritorno del vecchio presidente Karamanlis. Nel ’75 la debolezza politica della Grecia aprì alla dichiarazione unilaterale della minoranza turca di uno Stato federato turco a nord di Cipro. L’isola è divisa ancora oggi in questi due territori. La Repubblica di Cipro, diplomaticamente e culturalmente vicina alla Grecia e paese membro Ue dal 2004, e lo Stato federato turco di Cipro, non riconosciuto dalla comunità internazionale.

Nodi fondamentali

Erdogan in queste settimane ha dato il via libera a nuove esplorazioni anche nella zona marittima contesa con Cipro, rimarcando la linea politica di protezione nei confronti dello Stato di Cipro del Nord e rivendicando i diritti sulle sue acque. Oggi, la questione di Cipro irrisolta, il dominio sul Mar Egeo, il tavolo sui confini marittimi di Israele e Libano, la spinosissima questione dei migranti che tiene sotto scacco l’Europa, le zone marittime sovrapposte e la corsa allo sfruttamento dei fondali, sono nodi fondamentali di una parte di mondo in cui la storia tornerà inevitabilmente a fare visita.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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