A pochissime ore dal Ferragosto italiano impegnato tra l’apatia estiva e le vicissitudini del pregiudicato di Arcore, il sangue delle donne scorre a fiumi e sembra non volersi fermare. Dopo l’ondata di omicidi che ha messo in bocca a tutti la parola “femminicidio”, molto in bocca e poco nel cervello, oggi 13 agosto una nuova ondata mediatica ci narra le sfortunate sorti di alcune nostre concittadine.

Media4tech di Claudio Palazzi

I media focalizzano l’attenzione sull’omicidio-suicidio di Avola, nel siracusano, dove Antonio Mensa di 55 anni fredda la moglie Antonella Russo di 48 anni con un colpo di fucile davanti al loro bambino di 4 anni, il primo testimone a dare l’allarme. L’uomo, pochi minuti dopo si suiciderà davanti la sorella della vittima.

Ci spostiamo all’altro capo dello stivale, a Pinerolo, in provincia di Trento, luogo da cui Lucia Bellucci di 31 anni era scomparsa venerdì scorso, trovata poi morta nell’auto dell’ex fidanzato Vittorio Ciccolini di 44 anni, noto avvocato e buon giocatore di tennis, uomo della “Trento per bene” come si soglie dire, che non accettando la rottura con la ragazza prima la invita ad una cena galante ed elegante, poi l’ammazza e corre fino a Verona per occultarne il cadavere.

Genova non poteva farsi mancare invece una violenza misteriosa, Una donna di cui non si è voluto rivelare il nome, è stata aggredita da un’apparente sconosciuto che, a volto nascosto, ha spruzzato in faccia alla malcapitata dell’acido contenuto in un innocuo spruzzino che le ha danneggiato la cornea dell’occhio destro. La donna si era appena separata e madre di tre figli; lavorava in un ospedale per un’impresa di pulizie, luogo dove è avvenuto l’agguato. L’ex marito, subito interrogato, dichiara di non sapere chi sia stato.

Come giustamente si è lamentato Mario De Maglie del Fatto Quotidiano in un suo articolo di oggi, dire basta non basta, parlarne non basta, denunciare non basta. Sono in campo pesi e contrappesi con i quali risulta difficile bilanciare una giusta prevenzione con una efficace azione.

Se è vero che il fenomeno dello stalking è in aumento e che le denunce per il reato non sono parimenti proporzionali, è anche vero che la stragrande maggioranza dei reati contro le donne sono commessi da compagni e mariti, non tanto quindi dagli ex e dagli ammiratori-maniaci di turno. Un problema che rivela la sua radice e la mette a nudo. “C’è bisogno di un cambiamento sociale e culturale” ammette giustamente De Maglie. Ma quale? Sensibilizzazione? Sicuramente, ma come?

Un primo pettine per sciogliere questi nodi possono essere le linee guida che l’Organizzazione mondiale della Sanità (WHO) getta per la prevenzione dei crimini commessi contro le donne, uguagliati a veri e propri crimini contro l’umanità.

Nelle pagine web del sito dell’organizzazione facente parte dell’ONU si possono trovare documenti e analisi a firma di grandi esperti medici e sociali con i quali elaborare progetti a livello nazionale e non solo, per prevenire efficacemente la violenza contro le donne.

Si sostanziano veri e propri corsi volti ad educare e sensibilizzare sia l’uomo che la donna al problema più taciuto della storia. Corsi che se inseriti in un contesto scolastico primario, quindi sin dalla più tenera età umana, potrebbe certamente, se non elidere, almeno arginare una consuetudine umana che continua ad andare avanti, senza termine.

L’inserimento nell’istruzione scolastica di questi tipi di corsi sensibilizzanti può davvero essere una proposta innovativa nel panorama preventivo italiano. Si immaginino corsi obbligatori sin dalle scuole elementari, portati avanti con costanza ed obbligatorietà, provvisti della documentazione appropriata e necessaria per risolvere i dubbi di genere. La formazione del fanciullo, al di là del genere di sesso, sarà sicuramente stimolata positivamente poi nella realtà della vita.

I dati e le statistiche sul fenomeno, ma che se si vuole essere sinceri dovremmo tutti chiamare “consuetudine” radicata nella storia e nella cultura umana, sono solo uno specchio con il quale vergognarci, ma nulla di più. È lo Stato, ancora una volta, che deve prendere per i capelli la violenza sulle donne ed educarlo al rispetto naturale per le donne. Il tutto al fine di educare, e finirla di prevenire.

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