Il cambiamento climatico è la sfida della nostra generazione. Nonostante lo scetticismo cieco di alcuni, che sono spesso gli stessi che lucrano sui disastri ambientali e che mai si augurerebbero un sistema produttivo più sostenibile, il cambiamento è oggi un dato di fatto ed è al centro delle agende di ogni governo statale e sovrastatale. Cambiamento climatico: sette punti per capire il problema Claudio Palazzi
Oggi è essenziale che ad essere consapevoli della serietà della situazione non siano solo gli scienziati e gli “addetti ai lavori”, ma la cultura ecologica deve essere legata visceralmente al senso civico ed essere patrimonio di tutti. Sarebbe bene quindi conoscere le cause e le conseguenze del mutamento climatico e soprattutto gli strumenti dei quali disponiamo per risolvere o quantomeno gestire il problema.

I. Da quanto tempo la terra si sta surriscaldando?

Come si è detto prima, il mutare del clima sulla terra è un fenomeno del tutto naturale che investe il pianeta da sempre. I climatologi si servono di modelli di simulazione del clima passato e futuro, che possono interpretare le oscillazioni nel lungo, medio e breve termine: osservano così che nella storia si alternano momenti di gelo a momenti di disgelo, di raffreddamento e di riscaldamento, a prescindere dall’uomo e in maniera spontanea.

L’UNFCCC, la Convenzione sul Cambiamento Climatico dell’ONU ha introdotto il concetto di “naturale variabilità climatica”, cioè quel mutamento legato alla complessità dei processi naturali esterni ed interni al pianeta, quali gli interscambi di materia intestina o i cicli del Sole e dell’orbita terrestre.

A questi però si aggiunge la porzione di cambiamento che costituisce il problema, definito come quello “attribuibile direttamente o indirettamente ad attività umane, che alterino la composizione dell’atmosfera planetaria e che si sommino alla naturale variabilità climatica osservata su intervalli di tempo analoghi”.

Ciò che preoccupa allora non è tanto che il clima cambi, ma che le attività dell’uomo abbiano velocizzato e deviato il processo portandolo alle sue estreme conseguenze.

II. Quali sono le problematiche che affliggono il nostro pianeta?

L’oscillazione della temperatura globale, come si è detto, è un processo del tutto naturale, dovuto all’emissione nell’atmosfera di sostanze climalteranti come l’anidride carbonica e il metano, che vengono definiti “gas serra”.

Da circa 150 anni, con l’avvento della società industriale, l’uomo ha contribuito al processo emettendo gas serra ad una velocità che mai prima si era conosciuta. Questi gas producono il pluricitato “effetto serra”: rimangono intrappolati nell’atmosfera, evitano la fuoriuscita del calore e, come in una serra, la temperatura si alza.

III. Quali sono le attività umane che contribuiscono all’emissione di gas serra?

L’azione umana è responsabile per l’emissione di metano, ossido di azoto, gas fluorurati e, in particolar modo, anidride carbonica. La CO2 è il gas più dannoso in quanto permane per tempi più lunghi nell’atmosfera, è considerato il vero colpevole del surriscaldamento.

Sono moltissime le attività dell’uomo che contribuiscono al surplus di emissioni e sono quasi tutte legate alla produzione industriale:

  1. Uso di combustibili fossili: come la produzione di energia grazie al petrolio o al carbone, l’utilizzo della benzina per il trasporto pubblico e privato
  2. Deforestazione: gli alberi assorbono CO2 ed abbatterli inibisce questo processo fondamentale
  3. Allevamenti intensivi di bestiame: bovini e ovini producono metano nella loro digestione
  4. Fertilizzanti azotati: favoriscono lo sviluppo vegetativo delle colture e producono emissioni di ossido di azoto
  5. Uso di gas fluorurati: Sono impiegati in impianti di refrigerazione, di condizionamento d’aria e pompe di calore, commutatori di alta tensione, apparecchiature contenenti solventi, impianti di protezione antincendio ed estintori

IV. Quali sono le conseguenze che derivano dal riscaldamento globale?

Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono disastrose ed attuali, molte di queste non riguardano il nostro futuro ma sono già in corso. Spesso per altro sono conseguenziali fra di loro ed hanno un impatto tale da non modificare solo il clima terrestre ma anche le nostre economie, i nostri sistemi sanitari, il nostro modo di concepire gli spazi pubblici e privati e le relazioni fra Stati; in poche parole trasformano sensibilmente il nostro modo di vivere.

Fra le principali si annoverano:

  1. Scioglimento dei ghiacciai e innalzamento del livello del mare
  2. Aumento di fenomeni meteorologici estremi come uragani, inondazioni e tempeste
  3. Siccità, desertificazione e diminuzione delle rese dei raccolti
  4. Stagioni meno affidabili e prevedibili, pianificazione difficile e fallimento per i raccolti con conseguente carenza di cibo
  5. Distruzione delle barriere coralline, acidificazione degli oceani
  6. Perdita degli habitat, biodiversità, ecosistemi ed estinzione di specie
  7. Cambiamenti nella gamma geografica delle specie
  8. Aumento delle malattie

V. Cosa stanno facendo i governi degli Stati per contenere le emissioni?

Gli attori che più di tutti devono intervenire nella sfida, ancora prima dei singoli cittadini che possono solo convertire le proprie condotte in senso ecologico, sono le istituzioni nazionali ed internazionali. Senza dubbio, se la politica non si interessasse più di questi temi, anche il comportamento migliore da parte dei singoli sarebbe vano.

Nel 2015 è stato firmato dagli Stati della UNFCCC l’Accordo di Parigi, che vincola al rispetto di alcune condizioni per contenere il riscaldamento ed azzerare le emissioni. Affinché l’accordo entrasse in vigore, almeno 55 paesi che rappresentano almeno il 55% delle emissioni globali hanno dovuto depositare i loro strumenti di ratifica. I paesi dell’UE sono fra i firmatari e sono impegnati in prima persona nella lotta al cambiamento climatico.

Nelle ultime settimane, la Presidente della Commissione Europea Von der Leyen ha dichiarato che la priorità del suo mandato è proprio il Green Deal, il piano verde che «trasformerà l’Unione Europea in una società giusta e prospera, con un’economia di mercato moderna e dove le emissioni di gas serra saranno azzerate, e la crescita sarà sganciata dall’utilizzo delle risorse naturali». L’obiettivo principale del piano è limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C, riducendo le emissioni nocive del 55 per cento entro il 2030 per arrivare alla neutralità climatica nel 2050.

VI. Cosa possono fare i singoli per combattere il riscaldamento globale?

Premesso che la cultura ecologica e il rispetto per l’ambiente devono essere patrimonio ed interesse di tutti, dato che davvero tutti sono coinvolti in questo processo inevitabile, è bene sapere che per quanto civile ed ortodossa possa essere la condotta dei singoli tuttavia il problema del riscaldamento globale non potrà che essere risolto o gestito dall’azione congiunta dei governi di tutti i paesi del mondo, limitando lo sviluppo e la produzione incontrollata e traghettando le macroeconomie verso modelli di sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibili.

Detto ciò, anche gli scienziati affermano che condotte più responsabili da parte dei singoli sono imprescindibili. Ma allora cos’è che nel nostro piccolo si può fare?

  • Limitare gli sprechi di energia all’interno delle abitazioni
  • Evitare materiali monouso e riutilizzare i prodotti
  • Fare la raccolta differenziata e riciclare
  • Viaggiare con i mezzi pubblici, condivisi o non inquinanti (elettrici o biciclette).
  • Sostenere le imprese ecologicamente responsabili, per esempio quando si acquistano capi di abbigliamento o altri beni di consumo
  • Acquistare cibi locali, preferibilmente con marchi di qualità ecologica
  • Sostenere le battaglie dei movimenti ecologisti come FridaysForFuture
  • Seguire la Youth4Climate e la Pre-COP26, gli eventi organizzati dal Ministero dell’Ambiente Italiano in collaborazione con le Nazioni Unite, che si svolgeranno a Milano nell’autunno 2021 e che, per la prima volta, consentiranno ai giovani di dare un contributo alle negoziazioni in tema di politiche ambientali internazionali.

VII. Cos’è Youth4Climate?

Due giovani per ognuno dei 197 Stati membri dell’UNFCCC si daranno appuntamento dal 28 al 30 settembre a Milano, per elaborare proposte concrete sulle questioni più urgenti che riguardano l’agenda climatica e le negoziazioni della Pre-COP26 di Milano (30 settembre – 2 ottobre 2021). I risultati dell’incontro saranno portati alla ventiseiesima Conferenza delle Parti (COP26) della UNFCCC, che si terrà a Glasgow a novembre, e saranno condivisi nelle altre riunioni dell’Onu dedicate al tema.

In vista dell’importante evento, i governi di Italia e Regno Unito hanno preparato nove incontri virtuali, che oggi possono essere recuperati online, che si sono tenuti fra il 2020 e il 2021, per approfondire il problema nella sua complessità e per formare i ragazzi che andranno a confrontarsi a Milano.

Oltre alla grande partecipazione che testimonia l’interesse dei più giovani verso queste problematiche, ciò che rileva è la necessità di impegnare costantemente le istituzioni internazionali sul tema, le uniche in grado di intervenire in modo significativo, coinvolgendo la popolazione più giovane, che è quella maggiormente coinvolta perché chiamata a vivere il mondo di domani.

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