Un inganno e una tesi screditata che questi film metto come sua principale linea guida della storia, questi sono i protagonisti principali di “Mank” (uscito su netflix lo scorso anno). Inganni e tesi di Hollywood Direttore Claudio Palazzi
Mank” sta per Herman J. Mankiewicz, sceneggiatore americano di cui racconta la pellicola concentrandosi principalmente su due periodi della vita di esso alternandoli scena dopo scena legati ad un film che divenne storia: Quarto potere.

Film da sempre legato nel pensiero collettivo alla figura di un ragazzo che negli anni ‘40 era appena arrivato ad Hollywood, Orson Welles; divenuto famoso quando, durante il periodo alla CBS, approfittando della pausa di una famosa trasmissione della vicina NBC, iniziò a leggere “La guerra dei Mondi” di Howard E. Koch scatenando il panico nella popolazione che credeva in un invasione aliena.

1940: Il merito condiviso, o quasi

La tesi proprio il rapporto tra i due personaggi e “Quarto potere”, come accennato “Mank” riporta il pensiero di Pauline Kael (Raising Kane, New Yorker, 1971) secondo cui la sceneggiatura sarebbe da attribuire solo a Mankiewicz e non anche a Orson Welles, a cui, anzi, viene quasi solo attribuito il merito.

Inizia proprio così, con Mank che si trova a riposo in una baita dopo un incidente e Welles che, ottenuta totale libertà creativa dalla RKO per il suo primo lungometraggio, gli dice di scrivere una sceneggiatura.

Mank si mette all’opera dettando il testo alla sua assistente Rita.

Come è andata a finire

Proprio Rita si accorge che qualcosa di strano avvolge il protagonista del film, il magnate dell’editoria Charles Foster Kane, ovvero le similitudini fra esso e William Randolph Hearst.

Proprio per pressioni di quest’ultimo la RKO, rifiuta di produrre il film ma Welles, determinato a farlo, si reca da Mank per determinare riscrittura a quattro mani.

Ed è proprio lì, dopo lo scatto d’ira di Welles dopo che il suo “socio” gli chiede di essere accreditato, andando contro il contratto, e il discorso di Mank che lo fa riflettere sulla sua posizione di “intruso” ad Hollywood, che quest’ultimo prende ispirazione per la scena finale: un atto di violenza purificatrice.

Nel 1942 vinsero un oscar condiviso per la miglior sceneggiatura originale.

1930: Marion Davies e William Randolph Hearst, come è iniziata

L’antagonismo tra Mank ed Hearst iniziò 10 anni prima dopo fu consumato l’inganno.

Nel 1930 il protagonista incontra alla Paramount Marion Davies, amante del magnate William Randolph Hearst, di cui si infatuò.

In quel periodo la MGM tentava di sabotare la campagna elettorale per diventare governatore della California di Upton Sinclair (partito democratico) attraverso cinegiornali di propaganda contro Sinclair fatti dalla MGM.

Dietro a tutto questo c’è Hearst, dopo averlo scoperto lo sceneggiatore chiede inutilmente a Marion per convincere il magnate a ritirarli, ma non ci fu nulla da fare, il repubblicano Frank Merriam vince le elezioni.

Brillo e arrabbiato dopo il suicidio di chi aveva creato quei falsi cinegiornali Mank affronta i responsabili irrompendo a una cena di gala umiliando tutti gli invitati e improvvisando quella che sarà la trama di Quarto potere.

Caratteristica del film il mondo di raccontare la storia, quasi come un’indagine, un puzzle da risolvere tipico di David Fincher; nel lungometraggio qui riportato viene fatto attraverso le varie scene che variano dal primo al secondo periodo, dal prima al mentre la scrittura di “quarto potere”; diverso è per esempio in un altro suo film: Zodiac dove i tasselli sono le indagini e le deduzioni dei protagonisti.

Altra cosa in comune tra i due film e che, proprio per la più o meno veritiera realtà dei fatti non si avrà mai una verità: come non si sa chi sia realmente il killer dello Zodiaco non si saprà mai se la sceneggiatura sia stata una collaborazione tra i due sceneggiatori o, come pensava la Kael, da attribuire solo a Mankiewicz: non c’è più nessuno che può dirlo.

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