Il mondo della musica e dello spettacolo dal vivo

Il mondo dello spettacolo e della cultura sono stati tra i settori più colpiti dal Covid-19. Questo scenario si è manifestato fortemente anche in Italia, in cui i settori della musica e degli eventi dal vivo sono stati tra i più penalizzati. Basti pensare che, solo nel primo lockdown, il settore delle discoteche e dei live club ha perso il 100% delle entrate, mentre il 95% dei lavoratori del settore è rimasto senza lavoro.
È, quindi, evidente come un intero settore sia giunto ormai al definitivo collasso; eppure il 2019 aveva segnato, rispetto all’anno precedente, un incoraggiante aumento dell’offerta degli eventi culturali, come attività teatrali, cinematografiche, manifestazioni sportive, concerti e mostre. Direttore Claudio Palazzi

L’impatto economico del Covid-19 sul mondo dello spettacolo italiano

Secondo quanto riportano i recenti resoconti di SIAE, la società Italiana degli autori e degli editori, confrontando il primo semestre del 2020 con quello del 2019, nella seconda fase della pandemia il mondo dello spettacolo è arrivato a perdere circa 1,8 miliardi di euro con un calo della spesa complessiva del 72,9%.
Nello specifico, l’attività che ha sofferto maggiormente è stata quella dei concerti, che hanno perso circa l’86,7% di spesa compressiva del pubblico rispetto al 2019.
Ad alzare la voce è stato lo stesso presidente della SIAE, Giulio Rapetti Mogol, che recentemente ha dichiarato: “Abbiamo sempre rispettato le regole e le leggi e anteposto la salute dei cittadini a tutto il resto. Ora però siamo veramente allo stremo”, sottolineando come peraltro, molte discoteche e locali stiano gradualmente finendo nelle mani della malavita organizzata, con l’evidente possibilità di trasformarsi così in potenziali presidi di malaffare e spaccio.

Le richieste degli artisti: capienza massima e ripartire subito

L’associazione Assomusica e più di 30 promoter, tra cui i noti “Live Nation” e “Dna Concert”, hanno chiesto al presidente del Consiglio Mario Draghi ed al ministro della Cultura Dario Franceschini di cooperare insieme per rilanciare il settore entro la fine del prossimo ottobre.
Assomusica inoltre, nella figura del suo presidente Vincenzo Spera, ha rinnovato un appello di riapertura anche delle location di grandi dimensioni, come stadi e palasport.

Le richieste sono chiare: ripartire concretamente eliminando il distanziamento sociale e riportando la capienza al 100%, con la possibilità di accedere agli eventi solo con Green pass da esibire all’ingesso, mascherina obbligatoria e controllo della temperatura per gli spettacoli al chiuso.
Tuttavia, nel caso in cui le richieste di capienza al 100% con Certificato Verde e mascherina non dovessero esser accettate, è pronto un disperato ed inevitabile piano B: il presidente di Assomusica Spera, infatti, ha concluso il suo intervento in tal merito sostenendo che il mondo dello spettacolo e della cultura è disposto ad arrivare al punto di far accedere agli eventi solo chi ha concluso il ciclo vaccinale e gli immunizzati.

È ben evidente, infatti, che per poter tornare a una situazione di normalità come quella pre-Covid è determinante la riuscita della campagna vaccinale, nonostante non si valuti ancora la possibilità di introdurre un obbligo vaccinale.
Sono molti, circa 300, gli artisti che hanno appoggiato e sostenuto questo appello; tra questi anche i grandi della musica italiana come Claudio Baglioni, Renato Zero, Tiziano Ferro e Vasco Rossi, i quali hanno mostrato la loro solidarietà pubblicamente.

Intervista con Walter Vecchino

Qui di seguito una riflessione in merito alle conseguenze dell’emergenza Covid-19 sul mondo dello spettacolo da parte del Patron del Teatro Ariston Walter Vacchino, anche in ottica di quella che sarà la prossima edizione del Festival della Canzone Italiana:

Come sta vivendo l’emergenza? “Il tempo ha una sua spazialità legata alla condizione umana, qualche settimana è il nulla, ma per una civiltà come la nostra è un’era, tutto quello che ci sta capitando è un’era. Ci sono milioni di persone segregate che possono uscire di casa solo grazie alla tecnologia e alle connessioni. Tutto questo è legato a uno spazio temporale che è diverso da quello che avevamo prima e lo utilizziamo in maniera differente. Sono le due dimensioni, quella del tempo che si è dilatata e quella dello spazio che si è ristretto. E noi siamo in mezzo. Fino a quando questo sistema ha un proprio equilibrio e una propria armonia possiamo far fronte”.

Come vede il futuro nei prossimi mesi? “C’è una priorità assoluta: la capacità della scienza di trovare l’antidoto per questo veleno che ci sta intossicando. Se riusciamo a far rientrare in una lotta più consona tra il corpo e il virus senza che abbia questi effetti devastanti, ecco che potremmo riassestare la nostra macchina. Ma penso che sarà una fase non brevissima e che in questa fase lo spettacolo e lo stare insieme dovranno sottostare a certe regole che permettano la fruizione dello spettacolo, ma con una platea che ancora non potrà essere aperta. Stare vicini sarà difficile per un aspetto psicologico. Questa è la mia priorità, aspettiamo una chiarezza sotto questo punto di vista, quando risarà un equilibrio tra il rischio calcolato e il piacere di tornare a incontrarci. Penso che a maggio ne sapremo qualcosa di più. Trovo un aspetto positivo: la Walt Disney pensa di riaprire a giugno”.

Infine il capitolo Festival. Come guarda all’edizione 2021? “Serve un’ampia riflessione. Se la data di inizio febbraio non permette di fare un Festival con luci, lustrini e tutto il resto, allora può essere che si pensi di spostarlo in avanti di uno o due mesi. Ovviamente se tutto questo permette di essere più tranquilli per tutti i protagonisti, dagli artisti agli addetti ai lavori e se la programmazione Rai lo può prevedere. L’altra ipotesi, quella più ottimistica, è che ai primi di febbraio la situazione sia tale da permettere, rispondendo a certe norme, di godersi lo spettacolo come in qualsiasi altro teatro. C’è un’ultima ipotesi che non voglio nemmeno tenere in considerazione…”.

Nuove polemiche

Negli ultimi giorni, il tema è tornato al centro del dibattito dopo una polemica scatenatasi sui profili social tra l’ex premier Giuseppe Conte e il cantante Fedez, portavoce di un’intera categoria di artisti. Quest’ultimo aveva definito “vergognoso” ed un vero e proprio “insulto” per il settore dei concerti live le immagini dei vari comizi elettorali di Conte alla presenza di una gremita folla senza alcun tipo di distanziamento.
“Queste immagini festose rappresentano un vero e proprio schiaffo in faccia per intere famiglie che per voi sono evidentemente inesistenti”, ha dichiarato duramente il cantante in riferimento ai vari comizi avvenuti lo scorso settembre in Calabria.

Immediata è stata la replica del leader del Movimento 5 stelle, che ha dichiarato di essere pienamente d’accordo con la posizione del mondo dello spettacolo, dicendosi favorevole a una proposta che vede il ritorno a una capienza del 100% per i concerti.
“La filiera della cultura, dello spettacolo e degli eventi sportivi ha tanto sofferto e deve ripartire. Non va bene portare la capienza all’80%, dobbiamo portarla al 100%. Dobbiamo ripartire forti, dobbiamo ripartire tutti insieme”, ha affermato Conte incentivando il governo ad intervenire al più presto.

Proprio in questi giorni il governo italiano è al lavoro per stabilire se riaprire le discoteche al chiuso, ormai chiuse da due anni, ed aumentare la capienza interna di cinema, stadi e teatri almeno all’80%.
Il mondo della musica, della cultura e dello spettacolo in generale è più compatto e unito che mai. Ora la macchina governativa deve necessariamente mettersi in moto. Sarà la volta buona?

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