L’attuale inverno, come lultima estate, ha presentato una situazione molto particolare, principalmente per ciò che concerne il settore economico e quello turistico. In Italia, sin dal DCPM n.19 del 25 marzo, le strutture di tipo extra-alberghiero (B&B, affittacamere, appartamenti ad uso turistico ecc.) sono state considerate attività non essenziali, quindi hanno chiuso, mentre i servizi alberghieri sono rimasti aperti ma limitando le loro attività. Questo ha comportato gravi perdite cui si sono aggiunte quelle subite da tutte le attività che trovano alimento nella domanda portata dai turisti, in particolare quelle legate alla ristorazione ed ai trasporti. Crollo e cambiamenti nel turismo italiano Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Nei mesi estivi c’è stato un aumento delle entrate nel settore turistico, ma il calo rispetto agli anni passati risulta comunque notevole.

Dati alla mano: statistiche Istat

Tramite le ultime ricerche statistiche dell’Istat, pur non essendo ancora disponibili i dati di luglio ed agosto in cui si è registrato un incremento delle entrate, è possibile rendersi conto di quanto il settore turistico sia in perdita durante il 2020. Facendo un paragone con i dati del 2019 si può notare come durante lo scorso anno l’Italia abbia registrato quasi 435 milioni di presenze, con una crescita dell’1,4% rispetto al 2018, di cui i turisti stranieri risultano in numero superiore a quelli italiani. Dagli anni ’50 al 2019 il settore turistico non è mai risultato in calo.

Media4tech di Claudio Palazzi

Considerando che il turismo rappresenta circa il 14% del PIL nazionale e che, nelle diverse mansioni e pensando il settore ad ampio raggio, conta 1 milione 647 mila occupati, è chiaro come il danno economico sia tangibile. Un altro fattore da tenere presente e di notevole importanza è che buona parte degli impiegati in questo settore ha un contratto a breve termine o precario, i due tipi di rapporto lavorativo, assieme ai liberi professionisti, che sono stati più colpiti dalla crisi dovuta al Covid-19.

Mete e mezzi preferiti dagli italiani per l’estate 2020

La pandemia ha accentuato la tendenza degli italiani a spostarsi durante il mese di agosto, ma sono state evidenti le modifiche per quanto riguarda la scelta delle mete da visitare. Secondo uno studio della Coldiretti il 93% degli italiani durante questa estate ha deciso di rimanere all’interno dei confini nazionali. Le località più gettonate rimangono quelle marittime ma con un notevole aumento del turismo in montagna e nei piccoli borghi, dato positivo per quelle aziende agrituristiche italiane in cui, grazie al numero contenuto di camere ed ai grandi spazi all’aperto, è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza in seguito alla pandemia. Un altro aspetto invitante, sempre secondo le ricerche della Coldiretti, è la riscoperta del patrimonio enogastronomico nazionale, al quale viene devoluto più di 1/3 del budget degli italiani. Un’altra decisione molto popolare è quella di riaprire le seconde case o prenderne in affitto, in modo di limitare, per quanto possibile, il contatto con altre  persone.

Il calo turistico è alquanto generalizzato. Pesa soprattutto l’assenza di stranieri, che si fa sentire nelle città d’arte, spostando i picchi di incassi nelle isole, in particolare quelle del centro Italia che hanno visto un picco di visitatori provenienti dalle regioni vicine, e nelle località marittime più note. Secondo un’indagine di CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) svolta tra i propri associati, la Puglia è la meta più gettonata dell’estate 2020, seguita da Toscana e Sicilia, mentre la Sardegna è penalizzata dalla cancellazione di un numero elevato di voli. Per coloro che hanno scelto i luoghi montani, tra le mete più gettonate risulta il Trentino Alto Adige.

Per ciò che concerne i mezzi di trasporto, nonostante le precauzioni per il distanziamento sociale in treno ed aereo, si è verificato un boom dei viaggi on the road, con un picco degli affitti dei camper del 120%.

Rinunce e sussidi statali

La pandemia di Covid-19 ha portato poco più della metà degli italiani ad optare per le vacanze ed, in ogni caso, in modo diverso dagli anni precedenti. A differenza di chi riuscirà a godersi le ferie, una grande fetta della popolazione ha deciso di rinunciare alla villeggiatura, principalmente per motivi economici, tra questi figurano in numero molto elevato i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti). Un altro tra i motivi più gettonati per non spostarsi è il timore di contagio del virus. Una buona parte degli italiani decide espressamente di rinunciare alle vacanze estive in vista di “tempi migliori” o facendole slittare nei mesi invernali in vista di una minore affluenza di turisti, quindi di minore affollamento e possibilità di creare assembramenti.

Al fine di limitare le rinunce alle ferie estive il Decreto Rilancio (art.176 del DL n.34 del 19 maggio 2020) prevede un contributo fino a 500 euro, da utilizzare per soggiorni in alberghi, campeggi, villaggi turistici e bed & breakfast in Italia, che può essere richiesto e speso dal 1 luglio al 31 dicembre 2020. Per richiedere tale bonus è necessario avere uno dei due mezzi che permettono di accedere ai servizi della Pubblica Amministrazione: lo SPID (Sistema Pubblico d’Identità Digitale) oppure una Carta d’Identità Elettronica. La procedura dettagliata per presentare la domanda è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it).

Reazioni all’estate post-pandemia

Vivere una situazione di reclusione obbligata ha scatenato diverse reazioni nei cittadini italiani che hanno vissuto con approcci diversi le ferie estive. Tralasciando la categoria di persone sopracitata che si è trovata costretta a rinunciare alla villeggiatura non per loro volontà, ma per motivi economici, e coloro che aspettano di spostarsi quando le acque saranno più tranquille, i resto degli italiani ha avuto reazioni contrastanti che spingono su due principali versanti molto divergenti.

Se da un lato abbiamo una buona percentuale (che rasenta il 50% della popolazione) che ha deciso di svolgere le vacanze con degli accorgimenti maggiori e limitando i contatti con altre persone, dall’altro una fortunatamente ridotta porzione di cittadini sembra aver dimenticato il periodo difficile o voler riscattare i giorni in cui sono stati limitati gli spostamenti, agendo senza la minima precauzione. Atteggiamenti di questo tipo, oltre a favorire il proliferare del Covid-19, vanno contro il bene pubblico, potendo portare, in una situazione gravità maggiore, a costringere il governo ad iniziare nuovamente dalla Fase 1, il ché rappresenterebbe uno scenario disastroso a livello economico.

In conclusione l’estate 2020 è stata ricca di cambiamenti per i lavoratori in ferie e per lo stato, che abituato ad incassi considerevolmente maggiori provenienti dal settore turistico, si è ritrovato con un calo del PIL ed un aumento della disoccupazione nazionale. Per ciò che concerne lo svolgere le vacanze in sicurezza e con le dovute precauzioni, il tutto è nelle mani del buonsenso degli italiani.

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