Diritto allo studio e digital: il binomio che divide il mondo degli universitari

Mai come in questo periodo la mancanza di apparecchi tecnologici più o meno all’avanguardia e funzionali è percepita fortemente dagli studenti universitari, alle prese ogni giorno con lezioni online, visione di slides, comunicazioni varie e all’occasione anche esami a distanza. Quando uno studente decide di iscriversi ad un’università che eroga lezioni in presenza non presta molta attenzione alla sua disponibilità di computer o tablet. Poiché pensa che i suoi principali “ strumenti di lavoro “ saranno i libri di testo e cancelleria varia. Fatta eccezione ovviamente per qualche corso di studio dove l’utilizzo di computer o simili è essenziale.

Famiglie e apparecchi tecnologici

Pertanto con l’avvento della didattica online il problema della disponibilità di un numero congruo di apparecchi tecnologici adeguati per famiglia si è fatto sentire. Si pensi ad esempio ad un nucleo familiare comprendente due genitori e due figli iscritti all’università.E’ piuttosto probabile che si possa manifestare la situazione in cui ognuno necessiti nello stesso momento di un computer, chi per studio, chi per lavoro. Il che presuppone la disponibilità di almeno 4 dispositivi per navigare in rete. A tal proposito bisognerebbe soffermarsi anche sul possesso di una connessione ad internet congrua da poter permettere ad ognuno di essere online. Da tale immagine emerge quindi lo spiazzamento che hanno subito le famiglie in questi mesi e le problematiche derivanti dallo stato attuale delle cose. Il primo tema che emerge è quindi l’aumento della forbice del digital divide.

Il digital divide

Il digital divide è il divario digitale che divide chi ha accesso ad una connessione da chi non  ne ha accesso. Questa problematica sorta con l’avvento di internet trova le sue radici alla fine del XX secolo. Si basa sull’assunto che non accedere ad internet può determinare una forma di disuguaglianza sociale. Tale disuguaglianza è data dalla differenza tra chi può entrare in possesso di determinate notizie e chi no. Nel caso degli studenti universitari italiani parleremo di digital divide sociale. Questo tipo di digital divide infatti riguarda le differenze e le criticità dell’accesso ad internet nel nostro paese. Esistono altri due tipo di digital divide. Quello globale che riguarda la differenza tra stati nell’accesso al web e quello democratico che riguarda la consapevolezza dell’utilizzo di internet. 

Una lente d’ingrandimento sull’Italia

L’Italia è al venticinquesimo posto in Europa secondo il Desi, un indice composito che sintetizza gli indicatori riguardo le prestazioni digitali dell’Europa e tiene traccia dell’evoluzione degli Stati membri dell’UE nella competitività digitale. Basta questo dato per poter capire che la situazione è abbastanza complessa per gli studenti universitari, soprattutto quelli del Sud, dove la problematica della connessione ad internet è più accentuata che nel resto d’Italia. A ciò bisogna aggiungere che nelle residenze universitarie italiane non sempre c’è il wifi, e dove c’è potrebbe non essere sufficientemente potente.

Lezioni a distanza

E’ facile sostenere che la didattica a distanza sia sovrapponibile a quella in presenza se non si è mai assistiti ad una lezione in rete. Tra connessione che salta, piattaforme che non permettono un elevato numero di utenti e problematiche varie dei docenti i problemi non mancano. Oltre a ciò gli studenti hanno constatato un calo d’attenzione degno di nota. Che incide fortemente e in maniera negativa sul processo di apprendimento. Ma anche i docenti soffrono la didattica online. Essi infatti riscontrano maggiore fatica nell’impartire le lezioni. Nessuno era ovviamente pronto a questa evenienze ed è necessario del tempo per percepirla come la “normalità”. Sperando ovviamente che tale nuova normalità finisca presto.

Esami online e tirocini

Se le lezioni online sono state erogate quasi immediatamente in ogni ateneo, lo stesso non si può dire circa gli esami. Vi è tutt’ora un grande dibattito nel mondo accademico su come impostare le prove finali e quali piattaforme utilizzare. Per gli esami orali la problematica è sicuramente minore. Vi sono infatti linee guida degli atenei nel vigilare che l’esame sia svolto nella totale legalità e regolarità. Completamente diverso è il discorso per esami scritti. Soprattutto laddove è difficile conciliare le esigenze dei docenti con le caratteristiche delle piattaforme utilizzabili. Sottolineando poi che ogni corso di laurea presenta delle peculiarità e delle esigenze specifiche.

La situazione attuale ha creato in molti casi disagi anche per coloro che stavano svolgendo un tirocinio presso aziende o uffici pubblici. Infatti poche di queste attività sono proseguite in smart working. Con anche il problema di aver effettuato un totale di ore non possono essere convalidate, non avendo alcuna certezza di quando poterle completare. Oltre al fatto che per chi invece avesse dovuto in questo periodo cercare un tirocinio si trovi ad affrontare un’impresa abbastanza ardua. Non sarà quindi un periodo facile per chi è in procinto di laurearsi e ha necessità di ottenere crediti formativi da questo tipo di attività.

Diritto allo studio cercasi

Date le problematiche analizzate ciò che rischia di venir meno è il diritto allo studio universitario, che mai come in questa situazione necessita di essere garantito, adeguando quella che è la prassi per l’erogazione delle borse di studio all’emergenza del momento, rendendola quindi più flessibile. Bisogna pertanto considerare il disagio della didattica a distanza e comprenderne gli effetti. E’ necessario quindi che i criteri per avere accesso alle borse di studio relative ai CFU ( Crediti Formativi Universitari) vengano ridotti e che vengano modificate tutte le scadenze per il conseguimento di titoli e/o Crediti Formativi Universitari utili per l’accesso a borse di studio differenti da quelle per il diritto allo studio disposti da Enti pubblici, per l’iscrizione a Corsi Universitari di 2° e 3° ciclo. 

Studenti italiani in mobilità internazionale 

Una categoria di studenti altresì penalizzati dal Covid-19 è quella di coloro che a Marzo di quest’anno stavano seguendo programmi di mobilità internazionale. Per questi studenti sarebbe necessario garantire la possibilità di fare ritorno in Italia con mezzi messi a disposizione dallo stato italiano. Ovviamente solo qualora non fosse possibile usufruire di modalità ordinarie. Comprendendo poi anche una formula per il riavvicinamento presso la proprio residenza. Sarebbe poi opportuno prevedere deroghe all’obbligo della restituzione della borsa per coloro che decidessero di far ritorno in Italia. Qualora possano dimostrare di aver posto in essere contratti di locazione duraturi prima delle restrizioni dovute alla pandemia. 

Più tutele oggi per ripartire più forti domani

L’università ha sicuramente raccolto bene la sfida della digitalizzazione, ma i problemi esistenti non vanno nascosti, ma fatti emergere ed affrontati in maniera decisa. E’ necessaria la coordinazione dello stato e degli enti locali per sopperire a eventuali mancanze di apparecchi tecnologici o connessioni ad internet. Solo così sarà garantito a tutti gli studenti universitario il diritto allo studio. E’ infatti inammissibile che uno studente possa vedere la propria carriera rallentata a causa di mancanze non prevedibili. Vi sono a tal riguardo però esempi virtuosi. Come Municipi che hanno messo a disposizione i propri spazi e la propria connessione per permettere di sostenere esami e sedute di laurea. Le questioni da risolvere sono molte ed anche complesse. Speriamo presto di tornare alla normalità e di ricordare i litigi in famiglia per l’utilizzo del computer solo come un lontano ricordo.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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