Gli oppositori di Putin

Dai primi inizi del terzo millennio sono stati resi noti decine di attacchi pilotati per colpire persone sgradite alla classe politica dirigente russa. Noti personaggi dell’opposizione -ritenuti scomodi- sono stati avvelenati con il letale agente nervino, appartenente al gruppo NovichokAleksej Naval’nyj è il principale oppositore di Vladimir Putin ed è soltanto l’ultima vittima. 

Media4tech di Claudio Palazzi
La scoperta del Novichok 

Una pubblicazione del 1992 dei chimici Lev Fyodorov e Vil Mirzayanov sosteneva che  la Russia avrebbe sviluppato armi chimiche di quarta generazione a partire dagli anni ’70 fino all’inizio degli anni ’90. Secondo Mirzayanov, il Russian Military Chemical Complex utilizzava i fondi ricevuti dai paesi occidentali destinati alla riduzione degli armamenti chimici proprio per lo sviluppo di un impianto di guerra chimica. Il paese sovietico stava violando la Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche. 

Il chimico, a capo di un dipartimento di contro-spionaggio, decise di eseguire delle misurazioni all’esterno di una delle strutture di produzione di armi chimiche. L’obiettivo principale era quello di assicurarsi che le spie straniere non potessero rilevare tracce di produzione. In seguito agli esami effettuati rese noto che i livelli di sostanze mortali erano di gran lunga maggiori rispetto al livello di massima concentrazione sicura. A causa delle rivelazioni di Mirzayanov venne scoperta l’esistenza di agenti Novichok da parte dalle autorità.  

Novichok differisce da tutti i gas nervini in quanto si basa sul legame tra fosforo ed azoto. Nessuna delle altre sostanze tossiche ha una tale connessione, quindi il Novichok è una classe fondamentalmente nuova di composti chimici. Si ritiene che queste sostanze siano utilizzati sotto forma di polveri ultrafini, a differenza di altri agenti nervini noti che si trovano sotto forma liquida. Questa nuova arma chimica fu creata per poter circuire la Convenzione sulle Armi Chimiche in quanto non tracciabile con i metodi chimici standard di rilevamento NATO. 

Mirzayanov disse che per stabilire quale agente chimico è stato utilizzato è necessario avere accesso ad un potente spettrometro di massa ad alta risoluzione, nella cui libreria sono presenti gli spettri di tutti i composti noti. Il campione prelevato viene confrontato con quelli già noti e il computer indica uno spettro con una probabilità del 96%. Mosca era sicura di non lasciare tracce dopo l’avvelenamento.  

Il caso Naval’nyj 

Aleksej Naval’nyj è un attivista e politico russo, leader del Partito Russia del Futuro in opposizione a Vladimir Putin ed al partito di governo Russia Unita. Nel 2017 è stato arrestato per ben tre volte a causa della sua partecipazione al alcune manifestazioni contro la corruzione non autorizzate dal governo. Per combattere la corruzione utilizza un metodo particolare: acquista piccole quote di società controllate dallo stato per ottenere le informazioni sulla gestione del capitale e successivamente pubblica il tutto sul suo blog.  

Il 20 agosto 2020 durante un volo interno dalla città di Tomsk in Siberia a Mosca Naval’nyj ha perso conoscenza costringendo l’aereo ad un atterraggio d’emergenza ad Omsk. Arrivato in ospedale, è stato portato al reparto di rianimazione tossica ed è caduto in coma. Su richiesta dei familiari, l’oppositore è stato trasferito e ricoverato al Policlinico Universitario della Charité, a Berlino. L’ospedale ha commissionato gli esami a un laboratorio speciale dell’esercito tedesco, che ha eseguito i test dai quali è risultata la presenza del NovichokAngela Merkel ha esortato la Russia a fare chiarezza sull’accaduto e ha sottolineato come porterà sul tavolo dell’Unione Europea e della NATO la necessità di una reazione congiunta ed appropriata. Il capo degli affari esteri dell’UE ha bollato l’attentato come una violazione del diritto internazionale, annunciando misure imminenti.  

Casi simili 
Sergej Skripal venne avvelenato a Salisbury nel marzo del 2018 con un agente neurotossico del gruppo Novichok assieme alla figlia. Grazie alle tempestive analisi, padre e figlia sono stati salvati. Ex agente segreto sovietico dell’intelligence militare ed ex collaboratore del GRU (servizio informazioni delle Forze Armate russe), Skripal godeva di un certo rispetto nell’ambito dello spionaggio militare russo.

Nel 2004 l’ FSB arrestò l’uomo accusandolo di aver collaborato con l’intelligence britannica; la spia confermò di essere stato reclutato da Pablo Miller- agente segreto britannico- durante un viaggio di lavoro in Spagna. Grazie a Skripal i servizi segreti britannici MI6 ricevettero informazioni per un totale di 20.000 documenti top secret. Le autorità britanniche reagirono molto duramente: classificarono l’avvelenamento come tentato omicidio ed “attentato” alla propria sovranità nazionale. La situazione degenerò in un’escalation dei rapporti russo-britannici. Vennero espulsi 153 diplomatici russi dal territorio del Regno Unito. 

Anna Stepanovna Politkovskaja è stata una giornalista russa impegnata nell’attività di difesa  dei diritti umani nel paese. Nota per le sue pubblicazioni e reportage in Cecenia, criticò pesantemente l’operato delle truppe russe nello stato, opponendosi alle decisioni prese dal presidente Putin. Il 7 ottobre 2006 venne ritrovata senza vita nel palazzo dove risiedeva a Mosca. Vittima di ripetute minacce di morte nel corso della sua carriera, fu costretta più volte a lasciare la Russia. La pista accreditata dalle forze dell’ordine è quella di omicidio premeditato da un killer a contratto. La Politkovskaja stava lavorando ad un articolo riguardante l’uso di torture da parte del governo di Ramzan A. Kadyrov, il premier ceceno allineato al Cremino. Il reportage includeva documentazioni, immagini e persino la testimonianza di un civile torturato dallo stesso Kadyrov. Il mandante dell’omicidio ed il killer risultano ancora ignoti. 

Aleksandr Val’terovič Litvinenko è stato un agente dei servizi segreti russi appartenente al KGB avvelenato a morte con il polonio nel novembre del 2006. Arruolatosi nell’armata rossa e successivamente nel FSB, denunciò pubblicamente i metodi dei servizi e criticò aspramente il presidente Putin, il quale avrebbe ordinato l’omicidio del milionario Boris Abramovič Berezovskij. L’agente venne arrestato ingiustamente con l’accusa di aver picchiato violentemente una persona durante l’ interrogatorio. Dopo aver passato diversi mesi in carcere in attesa del processo, venne rilasciato per insufficienza di prove. L’uomo decise dapprima di andare in esilio in Italia, scelta sconsigliata dal suo ex capo in quanto riteneva che il paese fosse uno dei più infiltrati dal KGB; così Litvinenko divenne rifugiato politico nel Regno Unito.

Nel 2003 iniziò a collaborare come informatore presso il MI6. Il 3 aprile 2006 l’europarlamentare Gerard Batten rivelò al Parlamento Europeo che Litvinenko era stato informato dal suo ex capo che Romano Prodi fosse un agente del KGB in Italia. A luglio pubblicò un articolo dove accusava Putin di essere un pedofilo e che, mentre lavorava nel FSB, avesse distrutto le prove materiali ufficiali che lo dimostravano (poco prima di diventare presidente della Russia). La spia entrò in contatto con Mario Scaramella – consulente della commissione Mitrokhin guidata da Paolo Guzzanti a partire dal gennaio del 2004. La commissione aveva come obiettivo lo studio dell’omonimo archivio riguardante le attività di spionaggio del KGB in Italia. 

 Il 1 novembre 2006 Litvinenko incontrò al ristorante Itsu di Piccadilly Mario Scaramella; i due avrebbero parlato di alcune e-mail contenenti i nomi di possibili bersagli dei servizi russi, tra cui loro stessi, Paolo Guzzanti e l’oligarca Boris Berezovskij. Poco dopo incontrò i due ex agenti KGB Dmitry Kovtun e Andrey LugovoyIl 23 novembre Litvinenko morì a causa di un avvelenamento da radiazione da polonio-210. Il Regno Unito incriminò i due ex agenti KGB ma la Russia rifiutò la richiesta di estradizione di entrambi. L’uomo, poco prima di morire accusò Vladimir Putin di essere il mandante del suo avvelenamento e dell’omicidio della giornalista Politkovskaja. Tracce di polonio sono state trovate in numerosi locali, hotel, appartamenti, auto ed aerei a Londra.  

Boris Nemcov è stato il vicepremier della Federazione Russa dal 1997 al 1998 sostenuto dal presidente Boris El’cin. Conosciuto come oppositore di fronte alle antidemocratiche politiche di Putin, nel febbraio del 2015 venne ucciso a Mosca da quattro colpi di arma da fuoco. Uno dei leader dell’opposizione, Ilia Iashin, confermò che Nemcov aveva intenzione di rendere pubbliche le prove della presenza di truppe russe nel Donbass.  Secondo la giuria del Tribunale militare di Mosca l’esecutore dell’omicidio sarebbe stato l’ex vicecomandante del battaglione “Sever” del Ministero dell’Interno della Cecenia Zaur Dadaev. Sono stati arrestati anche quattro suoi complici di origine cecena. Il mandante resta sconosciuto. Secondo Aleksej Naval’nyj l’omicidio del collega è da imputare a persone legate a Ramzan A. Kadyrov, il premier ceceno.  

Piotr Verzilov, fondatore di Mediazone -sito dell’opposizione- fu avvelenato all’uscita di un tribunale di Mosca nel settembre del 2018. Venne successivamente trasferito in un ospedale a Berlino dove si è salvato. 

Cosa è il kompromat? 

È noto a molti che i vertici russi non si siano mai fatti tanti scrupoli per poter arrivare ad un determinato traguardo, senza bisogno di compromessi. Ed è qui che nasce il famoso “kompromat”. La traduzione italiana è “materiali compromettenti”. L’origine del termine nasce nell’ambito della polizia segreta negli anni ‘30 del Novecento. La pratica, peraltro diffusissima nella vita politica russa, consiste nello screditare o ricattare un personaggio di spicco. Spesso sono i servizi di intelligence, come il KGB durante il periodo sovietico, a produrre o a fornire il materiale “scomodo” , pagando giornalisti affinché essi li rendano di dominio pubblico. Il kompromat non è stato usato soltanto per diffamare politici all’interno dell’opposizione, ma anche per ben altro. Negli anni ‘50 il KGB ricattò John Vassall, diplomatico inglese a Mosca, per indurlo a diventare una loro spia. Nei dieci anni successivi l’uomo passò ai sovietici centinaia di documenti riservati.  

Il concetto di libertà nella Russia post ‘91  

Nella sua ultima intervista, Nemcov espresse il suo pensiero riguardo la Russia guidata da Putin: 

“Pensiamo che, per rimettere in piedi il nostro Paese e superare la crisi, siano necessarie riforme politiche. In particolare, è necessario portare avanti delle elezioni oneste con la partecipazione dell’ opposizione, cancellando la censura e fermando questa propaganda bugiarda e assolutamente miserabile che ha rigirato e mangiato le menti del popolo russo. È chiaro che abbiamo bisogno di riforme politiche in questo paese. È evidente che, quando il potere è concentrato nelle mani di un’unica persona, e questa persona comanda sempre, tutto finisce in un modo assolutamente catastrofico.” 

Ex spie, giornalisti ed oppositori uccisi in circostanze misteriose. Brogli elettorali. Politiche interne ed estere totalmente antidemocratiche. Il fallimento della Russia sulla via per la democrazia è oramai evidente. La fine della Guerra Fredda, ammesso che sia mai finita, non ha interrotto una serie di pratiche illegali che violano i diritti umani. In Russia i servizi televisivi e gli articoli pubblicati sulla maggior parte dei giornali sono quasi tutti di stampo ideologico.

Durante la campagna elettorale del 2016 negli Stati Uniti il GRU ha avuto modo di acquisire tramite mezzi illeciti dati sensibili di decine di migliaia di elettori americani. I cyber attacchi non hanno risparmiato i Democratici: le loro e-mail sono state hackerate ed il contenuto divulgato .Il Trattato Internazionale di Non Proliferazione Nucleare non è stato rispettato. Inutili sono state le sanzioni applicate. Il diritto di manifestare in modo pacifico è inesistente e le proteste si concludono spesso con centinaia di arresti e scontri violenti. La sfiducia nel partito Russia Unita cresce, e così cresce anche il malcontento generale. Se i primi anni dell’operato di Putin hanno portato ad una crescita del PIL e del welfare, l’ex agente KGB è attualmente criticato da almeno metà nazione.  

Nonostante Michail Gorbačëv -ultimo leader sovietico- ed il presidente El’cin abbiano provato a democratizzare la Russia, l’ascesa al potere di Putin rese questa operazione quasi impossibile. I limiti di libertà imposti nel paese scorrono parallelamente ai diritti fondamentali dell’essere umano. Secondo il Committee to Protect Journalists la Russia è il quinto posto più pericoloso al mondo per un giornalista: ne sono stati uccisi 56 dal 1992 al 2014. Le disparità economiche sono uno dei problemi più grandi del paese ed il tasso di corruzione è rimasto mediamente invariato negli ultimi venti anni.  

Conclusioni 

Nonostante dazi, sanzioni e provvedimenti da parte della UE e degli Stati Uniti, l’ex paese sovietico di Putin non accenna al progresso e a migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il regime autoritario imposto negli ultimi venti anni ha scatenato una serie di proteste non indifferenti, facendo diventare la  Russia un’osservata speciale. Troppo spesso il presidente ha abusato dei suoi poteri con la scusa della sovranità nazionale, esempi le faide in Cecenia e la crisi della Crimea.

I chiarimenti pretesi da governi esteri riguardo la sua condotta sono stati spesso ignorati e le accuse ricevute non ne hanno destabilizzato eccessivamente il potere. Nel 2018 Naval’nyj vinse le votazioni presidenziali online ottenendo quasi il 60% delle preferenze del popolo; ciò che è successo nella realtà lo sappiamo bene tutti. L’unica certezza è che finchè il potere sarà nelle mani di Putin, non esisterà una vera e propria democrazia. Sempre che il popolo russo abbia ancora qualche speranza, viste le elezioni pilotate.  

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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