REFERENDUM COSTITUZIONALE SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI: HA VINTO IL Sì

L’esito del referendum avvierà “una stagione di riforme”, come precisa Nicola Zingaretti segretario del PD, ma soprattutto fa vincere il governo, come invece dichiara sorridendo Luigi Di Maio, capo politico dei 5 Stelle, principale promotore del taglio. Su 7903 comuni italiani, il 53,72% degli elettori che sono andati a votare ha espresso per il 69,6% un voto favorevole alla riforma degli articoli 56,57 e 59 della Costituzione Italiana: si passerà ufficialmente da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori.

Media4tech di Claudio Palazzi

“Un risultato storico” per il M5S, afferma Di Maio, affiancato dal risultato in termini di leadership politica, condivisa insieme ad un Partito Democratico che “comprende chi ha votato No”, come ha sottolineato Zingaretti, ma “che farà di tutto per avviare una stagione di innovazione con gli alleati di governo.”

IL PERCORSO DEL REFERENDUM SUL TAGLIO

Essendo un referendum di tipo confermativo l’esito rappresenta una conferma popolare ad una legge costituzionale che era stata approvata da entrambe le camere del parlamento per due volte, ma che però non aveva ottenuto la maggioranza dei due terzi dei voti del Senato all’ultima lettura.

E proprio questa fattispecie ha permesso a 71 senatori, con provenienza partitica mista, di depositare la richiesta di convocazione del referendum alla Corte di cassazione lo scorso 10 gennaio.

Un referendum costituzionale che quindi è stato a fermentare per mesi. Si doveva andare alle urne il marzo scorso, ma per evidenti forze maggiore, è stato rimandato. Ciò ha permesso una lunga fase di concertazione tra le parti politiche, che sin da prima del lock down avevano raggiunto un accordo di massima (PD e M5S), a favore del Sì. Un’intesa vincente.

Forza Italia, Italia Viva (Renzi ha definito il referendum “inutile”) e Liberi e Uguali hanno lasciato autonomia ai propri parlamentari, mentre invece la Lega di Matteo Salvini, che  anche aveva lasciato tale indipendenza, forse elettrizzato dalle regionali in Veneto, ha scagliato la prima freccia: “Vogliamo lo scioglimento delle Camere”, secondo la logica dell’impossibilità, sostiene il deputato leghista Riccardo Molinari, di poter continuare con un Parlamento a composizione numerica ante Referendum. E su questa invettiva ha trovato le proprie ragioni anche Giorgia Meloni, che si era espressa favorevole al taglio, ma che come la maggior parte dei colleghi non ha dato un ordine chiaro ai propri iscritti.

Tra i sostenitori del No invece si sono schierati sin da subito +Europa, Azione, mentre tra i gruppi extraparlamentari il Partito Radicale e anche alcune onlus, come la Fondazione Einaudi, e che dunque risultano essere gli sconfitti, assieme al 30,4% dell’elettorato.

COSA CAMBIA CON IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI?

La legge “consacrata” dal referendum riduce il numero dei deputati da 630 a 400, (otto al posto di dodici nella circoscrizione Esteri), modificando così l’articolo 56 della Costituzione; taglia il numero dei senatori da 315 a 200, (quattro invece che sei nella circoscrizione Esteri), modificando l’articolo 57 della Costituzione. Inoltre abbassa il numero minimo di senatori eletti in ciascuna regione, da sette a tre, ed equipara le province autonome di Trento e Bolzano, con tre seggi a disposizione, ma lascia intatto il criterio di ripartizione dei seggi tra le regioni o le province autonome, che avviene in proporzione alla loro popolazione, in base ai numeri dell’ultimo censimento generale. Fissa a cinque il numero complessivo dei senatori a vita in carica nominati dal presidente della repubblica e, secondo le disposizioni della stessa legge, stabilisce che tali modifica entreranno in vigore con la nuova legislatura.

Il taglio dei parlamentari fa posizionare l’Italia al quinto posto nella classifica del numero dei deputati in parlamenti tra i paesi europei. Tra la Polonia (460) e la Spagna (350). Alla prima posizione c’è il Bundestag (Germania) che detiene il primato per il numero di deputati eletti, 709, seguito dalla Camera dei Comuni inglese, con 650 deputati. Nelle prime nove posizioni rientrano le nazioni europee geograficamente più grandi. Da questa classifica emerge un dato chiaro: una minor estensione territoriale comporta una minor rappresentanza in termini di deputati, infatti dalla Grecia (posizione 9) in poi il numero dei parlamentari scende da 300 fino a 60 deputati (Lussemburgo).

Ma nonostante questa riduzione, l’Italia continua ad essere una tra le nazioni europee che spendono di più in termini di remunerazione dei propri deputati. E questo forse sarà oggetto della riforma istituzionale che è, secondo il governo, ufficialmente iniziata.  

L’entrata in vigore di questa modifica costituzionale con la prossima legislatura consente al Governo una discreta disponibilità di tempo  per programmare il funzionamento del Parlamento “tagliato”, il quale avrà equilibri diversi rispetto ad oggi, che varieranno anche all’interno delle commissioni di entrambe le Camere: serviranno numeri minori per raggiungere maggioranze all’interno degli organi collegiali, e questo è un fattore che, talvolta, forse può rappresentare un rischio per il principio del pluralismo, politico e di interessi.

Una rappresentanza che però dovrebbe esser rafforzata attraverso la volontà del governo giallorosso, che ha confermato l’intenzione post esito referendario, di riformare il sistema elettorale: l’obiettivo è quello di passare dal Rosatellum (per tre quarti proporzionale, con una soglia di sbarramento al 3% e un quarto maggioritario) al Germanicum, o Bresciatellum, di matrice tedesca, quindi ad un sistema elettorale proporzionale con abolizione dei collegi uninominali, una soglia di sbarramento fissata al 5% e l’introduzione del diritto di tribuna per i partiti più piccoli.

La stagione di cambiamento, tale è l’aggettivo di questo periodo politico secondo i leader dei partiti di maggioranza, è dunque appena avviata: purtroppo però l’attualità urge la massima attenzione da parte del Governo, e la prossima legislatura, almeno per ora, può attendere.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.