Dal 24 febbraio scorso, data d’inizio dell’invasione russa in Ucraina, l’Europa è sprofondata nuovamente nell’incubo della guerra. Su giornali e talk show italiani ci si affanna da settimane nel tentativo di analizzare la natura del conflitto, le sue possibili conseguenze economiche sui Paesi europei, la giustezza delle sanzioni nei confronti della Russia e la possibilità di porre fine al massacro che si sta perpetrando perlopiù su persone innocenti. Se è vero che ogni guerra si combatte con le armi, anche la parola e la propaganda giocano un ruolo fondamentale in un conflitto fortemente mediatizzato come questo. Se infatti, da una parte, Vladimir Putin rivendica i territori ucraini come parte della “madre Russia” e difende la sua “operazione militare speciale” in nome della difesa del popolo ucraino da chi vorrebbe “derussificarlo”, d’altra parte molti ucraini si sentono traditi proprio da coloro che consideravano fratelli. Un buon modo per dirimere una matassa così complicata può esser quello di ascoltare cosa hanno da dire le persone che ne sono implicate più o meno direttamente, ed è quello che ho provato a fare.

L’Ucraina lontana, ma tanto vicina: intervista a Valentina Mkrtchian e Romeo Pulsoni

Mentre da una parte, come già detto, si moltiplicano le opinioni e le visioni sulla guerra e il suo andamento, dall’altra a moltiplicarsi è il numero dei civili uccisi o feriti dai bombardamenti continui su molte città ucraine. Mentre le città perdono la loro fisionomia originaria, milioni di persone fuggono dal Paese in cerca di pace altrove. L’Italia, come altri Paesi europei, ne accoglie già migliaia al giorno, casi solo in parte riconducibili a ricongiungimenti familiari. La giustissima e calorosa accoglienza che il nostro Paese sta riservando ai profughi ucraini è anche il sintomo di un maggior coinvolgimento emotivo da parte dell’opinione pubblica europea rispetto ad altre guerre che, negli ultimi anni, hanno dilaniato e dilaniano varie zone del mondo. Una possibile risposta a questo sentimento collettivo risiede, certamente, nei maggiori interessi economici che i nostri Paesi intrattengono con le potenze in gioco. È doveroso segnalare, però, anche una motivazione più strettamente culturale: istintivamente gli europei percepiscono come più simili a loro i profughi ucraini e, di conseguenza, crescono l’empatia e i timori nei confronti di una guerra percepita essere più vicina.

Di questo e altro ho avuto modo di interloquire con Valentina Mkrtchian e Romeo Pulsoni, moglie e marito residenti a L’Aquila in un’abitazione in cui troveranno ospitalità, in questo periodo, due profughe ucraine. Valentina è originaria di Kharkiv, teatro di pesanti bombardamenti nelle ultime settimane, da cui si è separata nel 2016 per venire in Italia. Oggi che guarda il suo Paese da lontano, mi è sembrato interessante porle qualche domanda sul conflitto in atto per poi confrontare le risposte con quelle di Romeo, portatore di un punto di vista italiano.

Valentina, com’era vivere in Ucraina prima dell’invasione russa e prima che nei media di tutto il mondo se ne parlasse?

Prima dell’invasione russa, in Ucraina si viveva normalmente, o almeno normalmente per quel posto.

Ti sentivi sicura a vivere nella tua città?

Sì, mi sentivo al sicuro a vivere nella città di Kharkiv.

Non è di certo la prima volta che l’Ucraina vive uno scenario di guerra negli ultimi anni. Di quali altre situazioni di questo tipo hai memoria e cosa ricordi?

No, infatti ricordo i problemi e i conflitti di Crimea e Donbass.

Che considerazione avevi, e credi che il popolo ucraino avesse, della Russia di Putin prima dell’inizio dell’invasione?

Da ciò che ho potuto constatare, credo di poter affermare che circa metà della popolazione del Paese si ritenesse appartenente alla Russia e si percepisse uguale ai russi. Un’altra metà degli ucraini, invece, credo ne fossero più distanti e guardassero ad altre civiltà.

Quale credi sia stata la causa del conflitto in atto?

Credo che la causa del conflitto sia rintracciabile in motivazioni economiche, ma anche culturali ed emotive: in Ucraina oltre metà popolazione si percepisce culturalmente russa e desidererebbe tornare in Russia.

Credi che la guerra terminerà presto? A vantaggio di chi?

No, non credo che il conflitto terminerà presto. Il vantaggio sarà di chi riuscirà a vincere, non so sbilanciarmi su chi sarà.

In quanto ad accoglienza, i Paesi europei si sono prontamente messi a disposizione dei profughi ucraini. Credi che l’Occidente stia supportando altrettanto bene l’Ucraina dal punto di vista diplomatico e militare? Dovrebbe fare di più?

Trovo che la solidarietà dimostrata dalle persone che stanno accogliendo i profughi sia commovente. Per quanto riguarda, invece, azioni diplomatiche e militari, ritengo che in questo caso il governo di ogni Paese stia pensando semplicemente ai propri affari personali.

Alcuni sostengono, qui in Italia come in molti Paesi d’Europa, che l’Ucraina farebbe meglio ad arrendersi alle richieste di Putin per evitare una possibile escalation mondiale. Da altri, invece, il Presidente Volodymyr Zelens’kyj è considerato un eroe perché resiste e sprona la sua gente a resistere. Tu pensi che il popolo ucraino faccia bene a difendere la sua terra?

Onestamente, non saprei rispondere. Per quanto riguarda il Presidente Zelens’kyj, ritengo personalmente che parli in realtà per conto di altri, e che non abbia alcuna storia culturale e politica.

Nel noto discorso alla nazione del 21 febbraio scorso, in cui Putin annunciava di aver riconosciuto le repubbliche separatiste del Donbass, egli ha anche affermato: “L’Ucraina è stata creata da Lenin, è stato il suo architetto. Non è un Paese confinante, è parte della nostra storia e della nostra cultura”. Credi sia veritiero il fatto che Ucraina e Russia condividano la stessa cultura, oppure ritieni che il tuo Paese sia più vicino alla cultura occidentale?

Sinceramente credo che Putin nel suo discorso abbia espresso semplicemente come stanno, o stavano, realmente le cose dal punto di vista storico.

In moltissimi luoghi del mondo si combattono, ogni giorno, guerre di cui i media e, di conseguenza, i cittadini europei non parlano e di cui spesso si conosce ben poco. La “scusa” della vicinanza fisica dell’Ucraina all’Europa non regge perché, in linea d’aria, molti conflitti riguardano Paesi ancor più vicini a noi. Perché pensi che la guerra tra Russia e Ucraina abbia, allora, un così grande impatto sull’opinione pubblica europea? 

Ritengo che si parli molto della guerra russo-ucraina perché, economicamente e politicamente parlando, faccia molto comodo agli interessi in gioco dei vari Paesi.

In seguito, ho posto domande molto simili a Romeo, marito italiano di Valentina (ndr).

Prima dello scoppio del conflitto, cosa conoscevi o cosa pensavi dei rapporti tra Ucraina e Russia?

Per quanto ho potuto constatare quando sono stato in Ucraina, tra di loro vigevano rapporti fraterni. Ho anche visto, però, episodi di estremismo politico nel Paese: persone che sfilavano con papaveri rossi in petto, o con svastiche tatuate sul braccio.

Sempre precedentemente all’invasione russa, ritenevi l’Ucraina un Paese sicuro?

Onestamente no. Da quanto ho potuto vedere e comprendere, nel Paese c’era già precedentemente molta preoccupazione per le “imprese” o eccidi nel Donbass.

Hai memoria di altre guerre svoltesi su suolo ucraino negli anni precedenti?

Ho memoria solo dei conflitti svoltisi negli ultimi dieci anni.

Che considerazione avevi della Russia di Putin prima dell’inizio dell’invasione?

Prima dell’invasione, ne avevo una considerazione ottima.

Quale credi sia stata la causa del conflitto in atto?

Ritengo che le cause principali siano rintracciabili in un eccesso di patriottismo russo e nel rifiuto del “falso totem” della libertà e del benessere occidentale. Ritengo che, invece, gli interessi economici da parte russa c’entrino molto poco.

Credi che la guerra terminerà presto? A vantaggio di chi?

È un conflitto che potrebbe terminare, se si volesse, in un’ora. Ma ritengo purtroppo che gli interessi occidentali su quei territori rischiano di trasformare questa guerra in una guerra “cronica”.

In quanto ad accoglienza, i Paesi europei si sono prontamente messi a disposizione dei profughi ucraini. Credi che l’Occidente stia supportando altrettanto bene l’Ucraina dal punto di vista diplomatico e militare? Dovrebbe fare di più?

Sinceramente, piuttosto che parlare delle politiche dei Paesi occidentali, preferisco pensare ai singoli cittadini europei che, come me, li accolgono come fratelli.

Alcuni sostengono, qui in Italia come in molti Paesi d’Europa, che l’Ucraina farebbe meglio ad arrendersi alle richieste di Putin per evitare una possibile escalation mondiale. Da altri, invece, il Presidente Volodymyr Zelens’kyj è considerato un eroe perché resiste e sprona la sua gente a resistere. Tu pensi che il popolo ucraino faccia bene a difendere la sua terra?

No, credo che l’Ucraina farebbe bene ad arrendersi e a farlo subito.

Nel noto discorso alla nazione del 21 febbraio scorso, in cui Putin annunciava di aver riconosciuto le repubbliche separatiste del Donbass, egli ha anche affermato: “L’Ucraina è stata creata da Lenin, è stato il suo architetto. Non è un Paese confinante, è parte della nostra storia e della nostra cultura”. Tu hai mai percepito che Ucraina e Russia condividessero davvero la stessa cultura?

Ritengo che Putin abbia semplicemente espresso parole di buonsenso e che corrispondono alla realtà dei fatti.

In moltissimi luoghi del mondo si combattono, ogni giorno, guerre di cui i media e, di conseguenza, i cittadini europei non parlano e di cui spesso si conosce ben poco. La “scusa” della vicinanza fisica dell’Ucraina all’Europa non regge perché, in linea d’aria, molti conflitti riguardano Paesi ancor più vicini a noi. Perché pensi che la guerra tra Russia e Ucraina abbia, allora, un così grande impatto sull’opinione pubblica europea? 

Proprio questo argomento è stato, per me, motivo di riflessione. Non basta, a mio parere, ridurre questo forte impatto sull’opinione pubblica semplicemente ad interessi economici, ma sono necessarie valutazioni anche dal punto di vista naturale e culturale. Penso, in proposito, di scrivere un breve saggio dal titolo “Hanno ucciso anche la guerra”.

La rilevanza delle questioni culturali: due parole a margine dell’intervista

A conclusione dell’intervista riportata, è possibile constatare quanta preponderanza acquisiscano le ragioni culturali al momento dello scoppio di un conflitto come quello russo-ucraino, due Paesi vicini non solo sulla carta, ma anche culturalmente. L’idea di Russia, tutto sommato, è nata proprio a Kiev nel IX secolo e l’Ucraina, fino a 31 anni fa, gravitava nell’orbita dell’URSS. Se è vero che nulla di tutto ciò può giustificare il massacro perpetuato ai danni di civili innocenti, è pur vero che una semplificazione eccessiva di questioni in realtà complesse rischia di banalizzarne l’analisi. Sia Valentina che Romeo, quest’ultimo a fronte di un’osservazione più “esterna” rispetto a sua moglie, hanno infatti affermato l’esistenza di un sentimento fraterno che lega, o almeno legava, una parte del popolo ucraino a quello russo. Questa sarebbe la ragione per cui, come già rilevato all’inizio dell’articolo, in molti nel Paese in guerra considerano la devastazione di cui sono vittime come un tradimento da parte dei “fratelli” russi. Un rapporto ormai inevitabilmente incrinato, quindi, quello tra le due nazioni? Solo la Storia ce lo dirà.

Dalle risposte dei due intervistati in merito alla percezione dell’Ucraina come Paese sicuro o insicuro, si può evidenziare una rilevante differenza: Valentina non si sentiva in pericolo nella sua città, Kharkiv, pur ricordando dei conflitti recenti nelle repubbliche separatiste del Donbass; Romeo, invece, nella sua risposta tende ad una visione più generalizzante delle preoccupazioni in merito agli scontri in quest’area delimitata. È interessante notare questa divergenza di vedute non per chiedersi dove sia la ragione, bensì per comprendere quanto sia necessario il confronto della nostra visione spesso totalizzante con la visione “parziale” di chi vive o ha vissuto nei territori di cui si parla.

In tutto questo, una cosa è certa: a seguito dell’invasione russa dello scorso febbraio, ormai tutta l’Ucraina è coinvolta suo malgrado in una guerra di cui, come tutti i conflitti del mondo e della Storia, a fare le spese sono le persone comuni. Profughi che molti cittadini italiani ed europei, come i miei generosi intervistati, stanno accogliendo nelle proprie case che si spera possano offrirgli un po’ di meritato riposo. Forse è vero ciò che dice Romeo: a fronte di un’imponentissima crisi umanitaria, sono proprio le persone l’argomento di cui dovremmo parlare di più.

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