La regione dei Balcani occidentali è un’area chiave all’interno dell’Europa orientale e comprende un gruppo di Paesi molto differenti tra loro, quali: Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Kosovo, Montenegro, Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia (FYROM), Romania e Serbia. Complessivamente, si tratta di una regione molto estesa, dunque, con una popolazione stimata intorno ai 53 milioni di abitanti e un PIL aggregato per l’intera area che supera i 550 miliardi di dollari. Marcate le differenze esistenti anche per quanto concerne il cammino di avvicinamento all’Unione Europea. Romania e Bulgaria sono ufficialmente entrate a far parte della UE il 1 gennaio 2007, dopo ben sette anni di preparativi che hanno portato a compimento il sesto allargamento dell’Unione, oggi composta da 27 membri. La Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia (FYROM) e la Croazia sono Paesi candidati (per la Croazia tra l’altro sono già stati avviati i necessari negoziati), l’Albania, il Montenegro, la Bosnia Erzegovina, la Serbia e il Kosovo sono Paesi candidati potenziali ed hanno firmato, ad eccezione del Kosovo, l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione (Stabilization and Association Agreements – SAA) con la Commissione Europea. L’Accordo dà il via ad un processo finalizzato al perseguimento di tre obiettivi, quali la stabilizzazione e una transizione morbida verso l’economia di mercato, la promozione della cooperazione regionale e la prospettiva di adesione all’UE. L’ultimo decennio, e specialmente gli ultimi cinque anni, sono stati particolarmente positivi per i sistemi economici e imprenditoriali dei Paesi balcanici. Albania, Bosnia Erzegovina, Montenegro e Serbia ad eccezione della Macedonia (i cosiddetti SEE5, South East Europe 5) hanno avuto un tasso medio annuo di crescita del 5%. Il Montenegro come entità statale separata ha sperimentato un’accelerazione della crescita sin dal 2002, mentre il tasso di crescita del Kosovo è stato stimato intorno al 3% nel 2006, ritornato a valori positivi dopo i segnali negativi registrati negli anni precedenti. Interessante notare, inoltre, un tasso di inflazione medio per i Paesi dell’area che si attesta intorno al 4 per cento. Un livello contenuto frutto di politiche economiche condizionate dagli interventi finanziari del Fondo Monetario Internazionale, fortemente attivo in tutta la regione balcanica, insieme alla Banca Mondiale, per sostenere la stabilità delle finanze pubbliche nazionali. I SEE5 presentano oggi una forte necessità di migliorare, o comunque preservare i sentieri di crescita sperimentati negli ultimi anni, affrontando le problematiche della sostenibilità della crescita e cercando di evitare la possibile trappola del reddito medio. Quest’ultima definizione richiama la storia economica contemporanea, che ha dimostrato come se da un lato molti sono stati i Paesi in grado di passare da un reddito basso ad un reddito medio, dall’altro pochi sono stati gli esempi di Paesi che hanno affrontato con successo una transizione dai redditi medi ai redditi alti. Con un alto tasso di povertà persistente e le aspirazioni di adesione alla UE, i SEE5 hanno, dunque, di fronte a sé la fase più difficoltosa del processo di transizione e l’incremento della produttività totale dei fattori dipenderà nel futuro dai miglioramenti che si riusciranno ad apportare all’interno dei settori produttivi nazionali. Altra problematica già emersa negli ultimi anni e che richiederà un’inversione di tendenza, riguarda un crescente deficit nel conto delle partite correnti, che pone molti interrogativi sulla stabilità macroeconomica dell’area. Dal punto di vista dell’interscambio commerciale, i SEE5 hanno aumentato costantemente negli anni le proprie esportazioni, pur rimanendo al di sotto delle potenzialità delle proprie strutture economiche. Le esportazioni pro capite, infatti, sia per quanto riguarda i beni che per i servizi, sono ancora molto lontane degli standard degli altri Paesi concorrenti sui mercati internazionali. Infine, Bulgaria, Croazia e Romania sono i Paesi che più degli altri nell’area balcanica hanno manifestato tassi di crescita e sviluppo sostenuti. La Croazia è il Paese più ricco della regione con un PIL pro capite che si attesta intorno ai 15.000 dollari, mentre Romania e Bulgaria, gli ultimi Paesi divenuti membri della UE, hanno registrato una crescita del PIL intorno al 6 per cento nel 2008. Nella tabella pubblichiamo i principali parametri economici dei Paesi dell’area balcanica.

Fonte: Alessandro Gaston La Porta dei Balcani

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