I Savoia e la Legge Salica

Immaginate per un attimo se il 2 Giugno, al posto della festa della Repubblica, si celebrasse quella del Regno d’Italia. Se al centro delle bandiere tricolore ci fosse il vessillo di qualche antico regno o granducato ormai dimenticato da tutti, e ancora: se al posto del discorso del Presidente della Repubblica, le televisioni trasmettessero quello della Regina d’Italia. Sì, esatto, della Regina.

Quando si guarda alla politica italiana del 2020 si assiste a scenari di ogni tipo, dai rigurgiti di un sovranismo dilagante, alle sperimentazioni di movimenti apartitici che riempono le piazze, fino a ex movimenti diventati ormai partiti. In un panorama così vario, non sembra ci siano ancora molte voci che ripropongono la monarchia in Italia.

Eppure le famiglie della nostra passata monarchia sono ancora attive e stanno vivendo un periodo di riforma su una delle questioni più importanti rimaste di loro competenza: la successione del Regno.

Ma di quale regno stiamo parlando? Nessuno. Nonostante questo, la famiglia Savoia continua a tramandare la successione al trono e negli ultimi anni è stata attraversata da un acceso dibattito circa la possibilità di far accedere alla successione anche le donne.

Prima di entrare nel dettaglio però, ripercorriamo brevemente la storia di questa famiglia.

Quella della casata Savoia è una storia molto antica che attraversa quasi tutti i principali conflitti europei degli ultimi mille anni.

Le origini della contea

Inaugurata dal feudatario Viennese Umberto I Biancamano tra X e XI secolo, la contea di Savoia vide i suoi primi successi con le elargizioni dell’imperatore Corrado II. Dopo una prima stagione di espansione territoriale, con Amedeo III emersero alcune difficoltà legate agli ingombranti privilegi concessi al comune di Torino dall’imperatore Enrico V (1111;1116).

Nel giro di un paio di generazioni però l’espansione riprese con TommasoI, figlio di quell’Umberto III che aveva subito lo scontro con un personaggio del calibro di Federico I Barbarossa.

Intorno al XIII secolo i possedimenti della famiglia costituivano un nucleo abbastanza compatto, ma a seguito dei conflitti di Amedeo IV con i fratelli Tommaso, Pietro e Aimone i domini sabaudi furono divisi de facto in tre parti (accordo di Chillon; 1234).

Il ducato e l’età moderna

Con Amedeo VIII, nel 1416, la famiglia ottenne il titolo ducale dall’imperatore Sigismondo e due anni dopo, terminato il ramo primogenito dei Savoia-Acaia, si ebbe la riunificazione degli Stati sabaudi, cui lo stesso Amedeo aggiunse delle acquisizioni territoriali.

Un grave colpo ai possedimenti sabaudi venne dalle guerre d’italia del 1551-1559 che videro lo scontro tra l’impero Asburgico e la Francia, sottraendo al ducato gran parte del Piemonte e tutta la Savoia, restituita solo con la pace di Cateau-Cambresis.

Proprio a seguito di questi eventi si registra la modernizzazione del regno ad opera di Emanuele Filiberto.

Nei due secoli a venire, la famiglia Savoia sarà coinvolta in molti dei più celebri eventi della modernità europea. Con le vicende della guerra di successione spagnola (1701-1714) Vittorio Amedeo II otterrà la Sicilia e il titolo regio (trattato di Utrecht, 1706), cambiato poi nel 1720 con quello di Re di Sardegna, inaugurando il regno che renderà celebre la casata fino all’unificazione italiana.

La Rivoluzione francese e l’età contemporanea

Alla fine del XVIII secolo, con Vittorio Amedeo III, i legami dinastici della famiglia in Francia la vedranno coinvolta nei disordini della Rivoluzione Francese, ricevendo la sconfitta dalle truppe napoleoniche nel 1796. Carlo Emanuele IV, successore di Amedeo sarà costretto ad abdicare nel 1798 su imposizione della Repubblica francese.

La riabilitazione dei Savoia sarà permessa solo dalla Restaurazione che restituì a Vittorio Emanuele I i possedimenti persi, con l’aggiunta della Liguria.

E’ quindi comprensibile che la famiglia attraversò i grandi moti della prima metà dell’800 con un indirizzo fortemente reazionario,arrivando a concedere solo con i disordini del ’48 lo Statuto Albertino.

A seguito della sconfitta con l’Austria nella prima guerra di Indipendenza (1848), Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Questi, affiancato da figure (stimate ma poco amate) come C.Benso di Cavour, sarà protagonista dell’unificazione italiana, di cui sarà proclamato re nel 1861.

Le vicende del primo Novecento segnano le premesse della caduta, almeno in termini politici, della famiglia Savoia. La connivenza col Regime Fascista, che, ricordiamo, non abolirà mai la monarchia, ricevendone anzi un tacito sostegno, penalizzerà l’opzione monarchica nel referendum del 2 Giugno 1946 (sebbene la vittoria dell’opzione repubblicana sia stata tutt’altro che netta, come testimonieranno le sopravvivenze monarchiche nella politica italiana dell’immediato dopoguerra).

I Savoia nel XXI secolo

Da allora la XIII disposizione della Costituzione ha sancito il divieto per i discendenti maschi della dinastia di accedere e soggiornare nel territorio nazionale, divieto ammorbidito solo 60 anni dopo, con la legge costituzionale del 23 ottobre 2002.

Alla luce di questa storia possiamo farci un’idea di quanto forte rimanga l’orgoglio tradizionale di questa famiglia e del peso che possa avere, ancora oggi, la regolamentazione di una successione che, seppur legata ad altri titoli, è esistita già otto secoli prima del regno da loro perso.

Come già accennato, il dibattito intorno ai Savoia è tornato in auge in questi ultimi mesi per la volontà, propria di alcuni rami della famiglia (tra cui quello principale legato al regno, i Savoia-Carignano), di abolire la legge Salica, permettendo così l’accesso al trono alle discendenti femmine (ricordiamo che Emanuele Filiberto ha due figlie).

Sebbene possa sembrare anacronistico, l’argomento fornisce un’interessante fotografia di come si siano evoluti i rapporti tra certi istituti politici negli ultimi due secoli.

Questa scelta infatti non appartiene solo alla casata Savoia. Anche i Borbone, ad esempio, hanno abolito la legge salica con l’Atto di Roma del 12 Maggio 2016. Ma ancora più interessante, ed è questo il fulcro del nostro spunto, è la ragione addotta a questa scelta.

Il testo, approvato da Carlo di Borbone sancisce la volontà di “ rendere [la successione] compatibile con l’ordinamento internazionale ed europeo vigente che proscrive qualsivoglia forma di discriminazione tra uomo e donna, non solo nel godimento dei diritti e delle libertà, ma anche nell’esercizio di qualsiasi funzione pubblica”.

Lo stesso Emanuele Filiberto ha confermato di voler procedere in tal senso, per adeguarsi a quanto stabilito dagli ordinamenti di diritto Europeo e Internazionale.

A questo punto possiamo fare un’osservazione interessante: nel giro di due secoli, quelle famiglie di lunghissima tradizione che faticavano ad aprirsi in senso e liberale e parlamentare hanno visto il mondo stravolto dall’emergere degli ordinamenti repubblicani e democratici; da questi sono nati a loro volta ulteriori ordinamenti sovranazionali, cui oggi quelle stesse famiglie sentono di dover adeguare tradizioni di successione durate per generazioni.

Allontanandoci per un attimo dal caso particolare della casata Savoia, possiamo notare come questi cambiamenti siano avvenuti in tempi storici estremamente rapidi. Le Repubbliche di fine ‘700, gli ordinamenti sovranazionali emersi nella seconda metà del ‘900, sono eventi recentissimi se messi a confronto con tradizioni dinastiche di provenienza medievale.

Questo dato potrebbe invitarci a riflettere su quanto istituzioni che ad oggi possono apparire, soprattutto per i più giovani, immutabili e assodate, siano in realtà in piena fase di collaudo, tutt’altro che garantite nei loro sviluppi futuri. Gli attuali ordinamenti sovranazionali, già deprecati da alcuni come l’imposizione asfissiante di enti monolitici, sono in realtà un recentissimo esperimento storico, che ci porta, insieme ad altre novità, su strade inedite per la nostra specie.

Più di 20 delle generazioni che hanno preceduto Vittorio Emanuele di Savoia hanno condiviso i medesimi principi di successione; le due generazioni lui successive hanno visto l’abolizione del valore legale dei loro titoli secolari e l’accesso delle donne alla successione (e, guardando al mondo, si potrebbero citare molti altri cambiamenti).

La vicenda della famiglia Savoia è una delle tante occasioni per notare la rapidità dei cambiamenti che hanno investito la nostra specie negli ultimi due secoli, per riflettere con maggior cognizione sul carattere inedito della strada che stiamo intraprendendo, per ricordarci come gli ordinamenti che oggi critichiamo come retaggio immutabile, siano novità in piena fase di sperimentazione.

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