Regionali in Emilia Romagna e Calabria: la prospettiva oltre le percentuali

Profondo è il sospiro di sollievo che può tirare Palazzo Chigi dopo la giornata di ieri 26 gennaio, quando si è votato per i presidenti e i seggi regionali in Calabria ed Emilia-Romagna. Quest’ultima regione, retta dal centro-sinistra da oltre 70 anni, sembrava diventata il perno da cui dipendeva il futuro dell’intero governo Conte bis. A dispetto del previsto risultato nel “tacco” dello stivale italico, il centro-destra, specie la Lega, deve incassare la sconfitta. Ecco nello specifico l’esito delle votazioni.

In Calabria la battaglia era sbilanciata in partenza. La propaganda è stata lunga ed efficace, e Jole Santelli, esponente di Forza Italia, ha ottenuto oltre il 55% dei voti contro il 30% circa dell’avversario democratico Pippo Callipo. Ufficiale l’inversione dopo la reggenza del centro-sinistra con Oliviero. In una situazione di affluenza relativamente bassa registrata (44%), il PD è però risultato il primo partito con oltre il 15% dei voti alla lista.

Spostandosi a nord, la situazione appare ben diversa. La sfida qui è stata aperta e dall’esito incerto fino alla fine. L’affluenza del 67% circa testimonia infatti quanto più sentito fosse il voto in Emilia.

Con la totalità delle sezioni scrutinate, il candidato democratico Stefano Bonaccini ha ottenuto il 51,42% dei voti, contro la percentuale del 43,63% della leghista Lucia Borgonzoni. Il governatore uscente risulta così riconfermato e può esultare per il risultato ottenuto, che conferma i sondaggi Winpoll. Anche qui le liste hanno decretato il PD primo partito, con una percentuale di 34,69%, mentre la Lega è al 31,95%.

Nel giorno della memoria, non si celebra quindi la “seconda liberazione” che aveva auspicato Salvini. Non si ricorderà la storica sconfitta del centro-sinistra in una regione dove governa ormai da decenni. Il leader della Lega, che ha spesso oscurato la candidata in propaganda, si è comunque detto soddisfatto per aver tenuto testa agli avversari. Cosa di certo non scontata, ma la sconfitta è pesante.

Estendendo l’analisi alle coalizioni, in Emilia-Romagna il centro-sinistra è sul 48% mentre il centro-destra sul 45%. Borgonzoni ha perciò ottenuto una percentuale più bassa rispetto di quella della coalizione di appartenenza. Più che lecita era la preoccupazione di Salvini riguardo al voto disgiunto, espressa sui social il 25 gennaio: violando il silenzio elettorale imposto dalla fine della propaganda del giorno precedente, aveva continuato ad invitare i propri follower a votare Borgonzoni.

Lontana è adesso la dichiarazione del 24 gennaio fatta da Giorgia Meloni a Ravenna in chiusura di campagna elettorale: “Se vinciamo chiederemo le elezioni”. La precarietà del governo non può però essere del tutto superata. Il ritorno in auge della dialettica destra-sinistra in questo caso ha relegato il M5s, partito di maggioranza attualmente al governo, ad un ruolo marginale.

Il candidato in Calabria Aiello ha totalizzato il 7,4% circa, di poco sopra il rappresentante della lista civica Tansi. Benini in Emilia non ha raggiunto il 5% (4,7% circa), con gli elettori che devono essersi divisi fra l’alleato PD e la promessa di svolta della Lega. Seppur in ambito regionale, appare lontano l’oltre 32% delle ultime elezioni politiche.

Il secondo governo Conte sembra uscire da queste elezioni rafforzato, per quanto ne fosse certamente preoccupato. Di recente ha deliberato la riduzione del cuneo fiscale per 3 mld di €, seppur non prima di luglio. La mossa è sembrata alle destre un timido tentativo di propiziare l’esito delle elezioni, garantendosi il voto di una fetta di impresari e azionisti, che verrebbero sgravati da alcune tasse. Ora Conte e il suo team possono arrivare a fine legislatura più serenamente.

Molto probabilmente il governo non si sarebbe dimesso in alcun caso, né tantomeno si sarebbe innescato velocemente il processo che avrebbe potuto portare alle nuove elezioni politiche. Alla luce dei recenti risultati, però, se il rinnovamento del PD sembra concretamente possibile dato il supporto degli elettori, il ruolo dei Pentastellati al governo può risultare sminuito. I rappresentanti di lista nelle due regioni sono parsi abbandonati dal dimissionario di Di Maio, e ora il partito deve correre alla ricerca di un nuovo capo in vista dei prossimi sviluppi.

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