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Il 23 Marzo la Ever Given, una portacontainer da oltre 220 mila tonnellate, 400 metri di lunghezza e 60 metri di larghezza, stava attraversando il Canale di Suez. La nave, sorpresa da forti venti e da una tempesta di sabbia, è rimasta incagliata, bloccando il passaggio per 6 giorni a più di 370 navi. Si prevede che per smaltire il traffico ci vorranno circa tre giorni. Questo incidente, breve quanto imprevedibile, sta causando ripercussioni enormi sul commercio mondiale. Il Canale di Suez Direttore responsabile: Claudio Palazzi

I principali punti strategici per i traffici di petrolio

  1. Stretto di Hormuz: situato nel Golfo Persico, dove si trovano le potenze petrolifere, vede il passaggio dell’80% del traffico mondiale.
  2. Stretto di Malacca: collega l’Oceano indiano e l’Oceano Pacifico; tramite lo Stretto vengono trasportati circa 16 milioni di barili di petrolio al giorno.
  3. Canale di Suez: collega il Mediterraneo e l’Oceano Indiano.
  4. Capo di Buona Speranza: collega l’Oceano Indiano e l’Oceano Atlantico, principale rotta alternativa al Canale di Suez.
  5. Stretti Danesi: collegano il Mar Baltico e il Mare del Nord
  6. Canale di Panama: collega l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico.

La storia del Canale di Suez

Il Canale di Suez si trova in Egitto e collega Porto Said, situato sul Mediterraneo, a Suez, che affaccia sul Mar Rosso. Completata tra il 1859 e il 1869, con una profondità originaria di 8 metri, la costruzione è la realizzazione di un progetto che risale ai tempi di Napoleone, ripreso da Luigi Negrelli e Ferdinand de Lesseps. Il Canale ha rivoluzionato il traffico marittimo internazionale: le navi possono evitare di circumnavigare l’Africa per raggiungere l’Oceano Indiano, passando dal Mediterraneo al Mar Rosso.

La prima crisi risale al 1956.  Nasser promosse una politica di nazionalizzazione e il Canale fu chiuso, provocando una reazione da parte delle armate inglesi e francesi, che si ritirarono grazie all’intervento degli Usa e dell’URSS. Gli scontri e la mancanza di manutenzione, che invece è necessaria continuamente a causa della presenza massiccia di sabbia, portarono ad un deterioramento del Canale. Per rispondere alle esigenze di modernizzazione l’Onu appoggiò l’Egitto in un progetto di ampliamento del corso d’acqua, che raggiunse i 14 metri di profondità. La costruzione è tuttora in continuo cambiamento poiché si adatta all’evoluzione delle dimensioni delle navi.

La navigazione fu bloccata per altri 8 anni allo scoppio della Guerra dei sei giorni, durante la quale l’istmo divenne un campo di battaglia tra Egitto, Paesi arabi e Israele. La cosiddetta “flotta gialla”, un gruppo di 15 navi provenienti da tutto il mondo, rimase prigioniera. Gli equipaggi divennero una micro-comunità e fondarono la “Great Bitter Lake Association”, organizzando Olimpiadi ed eventi sociali di ogni sorta.

Negli anni ’70 la riapertura vide una diminuzione del traffico: le navi petrolifere, troppo grandi, percorrevano vie alternative. Il programma di ripristino comportò un allargamento in 4 punti, arrivando a una profondità di 19.5 m e un pescaggio di 16 m, rendendo possibile l’attraversamento a navi di 150.000 tonnellate.

Il nuovo Canale

Nel 2014 è stato avviato un progetto che prevedeva la rimozione di 500 milioni di metri cubi di sabbia per ampliare il Canale e permettere la navigazione a doppio senso.

Il nuovo percorso, inaugurato nel 2015, è di 72 km: la via storica è stata ampliata di 37 km ed è stato creato un nuovo corso d’acqua di 35 km. La capacità di traffico è aumentata e i tempi di attesa sono stati ridotti.

Compagnie e ingegneri da tutto il mondo hanno partecipato attivamente ai lavori, finanziati anche dalle donazioni dei cittadini egiziani: Il Canale è la terza fonte di reddito per il bilancio egiziano e la principale via di comunicazione marittima tra Asia ed Europa.

Interessi economici

Attualmente dal Canale di Suez passa circa il 10% del traffico di petrolio globale, si tratta infatti di uno dei key points più importanti. Una petroliera che trasporta greggio dal Medio Oriente all’Europa grazie al Canale percorre 6.000 km in meno e risparmia, oltre al tempo, circa 300 mila dollari in carburante. Il commercio marittimo che attraversa questa tratta non ha subito rallentamenti neanche con la pandemia: il 2020 è stato registrato come il terzo anno più ricco nella storia. Dai dati riportati dall’Ufficio Studi Intesa San Paolo si evince che nel 2020 il 40% del commercio marittimo italiano sia passato dal Canale di Suez, percentuale corrispondente a 82,8 miliardi di euro.

Come per il progetto di costruzione, anche per disincagliare la Ever Given sono state impiegate forze provenienti da tutto il mondo, proprio perché si tratta di un punto strategico che riguarda gli interessi economici internazionali. L’impossibilità di attraversare il Canale ha comportato innanzitutto un immediato aumento del prezzo di greggio, poi nuovamente calato. Le perdite stimate a partire dal 23 Marzo da uno studio condotto da Bloomberg sarebbero di 9,6 miliardi di dollari al giorno, circa 400 milioni all’ora.

In soli 6 giorni il blocco di un istmo, una piccolissima porzione di territorio, ha comportato delle conseguenze catastrofiche per l’economia mondiale.

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