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Lo strumento principale utilizzato dagli attori del mondo della politica è il linguaggio. Se, all’apparenza, la retorica del settore si mostra il più delle volte spontanea e immediata, in realtà c’è dietro una strategia che coinvolge strettamente lessico e propaganda al fine di costruire la comunicazione più adatta al tipo di elettore che si intende raggiungere. Alcuni personaggi politici in particolare hanno fatto proprio un tipo di linguaggio che li rende riconoscibili e che risulta essere un importante biglietto da visita per comprendere chi e cosa si nasconde dietro determinate parole.Il linguaggio della politica: analisi del rapporto tra lessico e strategia elettorale: Claudio Palazzi Il linguaggio della politica: analisi del rapporto tra lessico e strategia elettorale
Come si sviluppa il linguaggio politico?

La storia del “politichese” ha origini antiche e si è modificata nel tempo, in relazione al cambiamento delle autorità politiche e al loro ruolo nella società. In Italia un primo esempio è legato alla retorica mussoliniana, pregna di tecniche oratorie persuasive caratterizzate da frasi ad effetto e da slogan studiati nella semantica e nell’intonazione, che permettevano al dittatore di imporsi e di suggestionare la folla cui era indirizzato. La propaganda del fascismo si prefiggeva di esaltare la figura del duce attraverso il lessico romano e un lessico che coinvolgesse le masse nell’intento di modificarle, attingendo, tra gli altri, al campo semantico della forza e della grandezza.

Dalla caduta del fascismo fino agli anni ’80 il linguaggio politico si è modellato intorno alle diverse figure di spicco che si sono distinte nell’Italia democratica, diventando man mano più tecnico e lontano dal linguaggio comune degli elettori. Lo scopo era quello di innalzare la sfera politica ad un livello tale che godesse di credibilità e rispetto.

Negli anni ’90 è stato lo scandalo di Tangentopoli a fare da spartiacque tra la comunicazione politica di ieri e quella di oggi. Da allora la classe politica ha perso di attendibilità ed anche le parole hanno subito una crisi, entrando nella nuova logica commerciale della società, parallela a quella della televisione: i politici si pongono sullo stesso piano dell’elettore dandogli del “tu” e includendolo in discorsi alla ricerca del consenso.

Oggi, con l’avvento dei nuovi media e dei social network, i politici comunicano in modo ancor più diretto e fanno leva sui problemi della gente comune, favorendo l’utilizzo di neologismi e di parole che consentano di interagire, abbassandosi dunque al linguaggio quotidiano.

La retorica politica in Italia: il caso di Salvini e Zingaretti

Linguaggio politico

Matteo Salvini, leader della Lega, impronta la sua comunicazione su qualsiasi tematica mediatica, senza però approfondirla, rendendosi accessibile a una platea più vasta possibile con un linguaggio semplice, attraverso l’utilizzo di slogan incisivi e un tono amichevole espresso in gran parte tramite i suoi profili social personali.

Linguaggio politico

Differente è la retorica di Nicola Zingaretti, alla guida del Partito Democratico, che sceglie un linguaggio più generalistico, indirizzato alla collettività piuttosto che all’individuo. Il lessico è meno complesso rispetto a quello tipico della sinistra storica, ma caratterizzato da frequenti negazioni e rafforzativi spesso con l’intento di contrapporre i temi trattati a quelli dell’opposizione. Il tono verso gli elettori è esortativo e i temi d’attualità più evocati sono quelli legati a urgenze di intervento politico.

Abbiamo intervistato due sostenitori delle fazioni presentate, L.L.P. per i Dem e S.M. per la Lega, i quali ci consentono di tracciare un profilo dell’elettore medio che la strategia tra lessico e propaganda riesce a raggiungere:

1)Qual è il tuo livello di istruzione?

LLP: Ho il diploma di scuola superiore e sono al terzo anno di università.

SM: Mi sono laureata in America, al Kingsborough Community College.

2)A quale classe sociale appartieni?

LLP: Classe operaia.

SM: Appartengo alla classe operaia.

3)Quali sono le tue aspettative politiche?

LLP: Spero nella risoluzione dei problemi a monte dello Stato, invece di interventi superficiali e non futuribili. Sarebbe meglio avere una vera programmazione a lungo termine dell’agenda politica invece di interventi che vogliono, spesso non riuscendoci, risolvere i problemi a breve termine; risoluzioni che spesso sono dannose per le casse dello Stato.

SM: Mi aspetto che il governo possa aiutare di più il popolo italiano, perché ritengo sia un popolo ricco di cultura e che meriti di più.

4)Ritieni efficace il linguaggio politico del leader che sostieni?

LLP: Non pienamente, perché a volte non mi sembra abbastanza incisivo.

SM: Sostengo Salvini e ritengo abbia un buon linguaggio, perché rappresenta quello del popolo ed è efficace.

5)Ti senti coinvolto nei problemi che il leader da te sostenuto affronta?

LLP: Sì, spesso.

SM: Sì, mi sento coinvolta in prima persona.

6)Cambieresti qualcosa nell’approccio tra il leader da te sostenuto e il suo elettorato?

LLP: Al momento credo che non cambierei nulla.

SM: Cambierei il fatto che dovrebbe agire di più per restare fedele alla sua propaganda, ma non cambierei il modo in cui sostiene il problema degli sbarchi dei migranti.

7)Nelle campagne elettorali di oggi, i politici fanno spesso riferimento a temi di attualità. Come pensi abbiano influenzato gli elettori rispetto alla pandemia che stiamo vivendo?

LLP: In maniera negativa, non contribuendo in maniera effettiva, efficace e quindi con proposte alla risoluzione dei problemi, bensì alimentando odio, astio e divisioni sociali. Inoltre, troppo spesso è stato propagandato e accolto un certo tipo di disobbedienza civile, non propriamente l’ideale durante una pandemia.

SM: Secondo me li hanno influenzati aiutandosi con delle promesse che non hanno mantenuto, come per l’aumento di denaro alle imprese e il taglio dei ministri.

8)Attraverso quale canale segui di più il leader che sostieni?

LLP: Non seguo, per mia scelta, nessun canale ufficiale dei politici, ma alcune pagine che trattano di politica sì.

SM: Io seguo Matteo Salvini tramite il suo profilo Instagram, ma seguo anche programmi televisivi su rete 4, come “Stasera Italia” e “Dritto e rovescio”.

9)Sei consapevole che il linguaggio scelto dai leader nasconde una precisa strategia elettorale?

LLP: Sì, ne sono consapevole. Non mi faccio influenzare perché cerco di analizzare con la mia testa, a differenza di molti altri elettori che seguono il loro leader nonostante questo magari cambi opinione giorno dopo giorno.

SM: Sì, ma credo che soprattutto in questo periodo la strategia sia quella di promettere sostegno economico alla popolazione già martoriata dal Covid-19 e per i cittadini è più semplice credere a parole di conforto dei politici.

10)Secondo questa analisi, tu rispecchi il profilo ideale dell’elettore medio del partito che sostieni. Se dovessi definire tu le caratteristiche dell’elettore medio, quali sarebbero? Lingua

LLP: Secondo me l’elettore medio non è quello ignorante, che non si informa e che vota “con la pancia”, perché molte sono le persone di giudizio in questo Paese. Il problema è che i cosiddetti analfabeti funzionali hanno più risalto mediatico o seguono leader molto più attivi sui social, che sono indubbiamente una grande cassa di risonanza per un messaggio politico. Un altro problema a mio avviso è il dover informarsi: tante persone lo fanno su siti faziosi e palesemente fake, creandosi quindi un’idea distorta della realtà. Linguaggio

SM: L’elettore medio è quello che segue il suo partito, che segue quelle che gli viene detto senza ribellarsi. Un esempio è stato durante il lockdown: credo che gli italiani siano stati i più bravi nel seguire le direttive del governo, specialmente i ragazzi, che purtroppo sono stati oggetto di polemiche molto spesso infondate. Lingua

Si delineano due profili contrastanti tra loro, ma fedeli alla figura ideale che i personaggi politici ricercano tramite il loro linguaggio ben studiato. L’attenzione verso l’attualità, la prospettiva sul futuro del Paese e l’adesione ad uno schieramento piuttosto che ad un altro sono solo alcune delle spie che dovrebbero accendere una riflessione: siamo davvero consapevoli del potere manipolativo del linguaggio? Il linguaggio della politica: analisi del rapporto tra lessico e strategia elettorale

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