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Festeggiare in strada la vigilia del nuovo anno non è tipico di tutte le città. Se poi sei nato al Sud, magari in un capoluogo di provincia campano, probabilmente sai di cosa sto parlando: il folkloristicamente riconosciuto come “struscio” è, per i salernitani, una vera propria istituzione, un evento con una partecipazione popolare superiore a qualsiasi altra celebrazione presente nell’arco dell’anno solare. Più del 1° maggio, più della festa patronale (!). Una giornata, questa, che generalmente inizia in mattinata (verso le 10 c’è già molta folla) e termina per le 19, in tempo per il classico cenone. Un San Silvestro inconsueto. Lo “struscio” salernitano del 2020 Direttore responsabile: Claudio Palazzi

Lo “struscio” salernitano dell’anno passato. Fonte asalerno.it, foto Tanopress

Per la prima volta da quando sono nato, quest’anno lo “struscio” non ci sarà. Le regole sono chiare: zona rossa e bar disponibili solo per l’asporto, con il divieto di vendere alcolici.

Ma sarà davvero così?

Sono sceso in strada con autocertificazione alla mano per documentare quest’insolita giornata. E per capire, soprattutto, se una manifestazione così viscerale delle proprie tradizioni si fosse potuta contenere con delle regole, o, al contrario, se queste fossero state applicate, eufemisticamente, con “meno rigore”.

Una volta fatto l’ingresso nel centro cittadino, nel primo pomeriggio, il colpo d’occhio è impressionante:

Il Corso Vittorio Emanuele

Per rendere al meglio l’idea, è necessario riportare un’immagine risalente a soli 365 giorni prima (sembra passata un’eternità!):

La meta successiva, attraversando il lungomare, è il “solarium” di Santa Teresa, che negli ultimi anni ha assunto il sarcastico appellativo di “Salifornia”.

365 giorni fa qui c’ero anche io: ricordo che la folla era talmente tanta da poter provocare un attacco di agorafobia al più mondano dei mondani.

Il panorama, oggi, è abbastanza desolato (e con una pavimentazione anche piuttosto in degrado, a dirla tutta, il che contribuisce a rendere la drammaticità del momento):

Piazza del Duomo, invece, è decisamente spettrale.

Successivamente giungo a Piazza Portanova, la cornice del famoso albero, che da anni a questa parte è l’attrazione principale dell’iniziativa “Luci D’Artista”. Quest’anno, però, l’albero non c’è. Al suo posto c’è una volante, parcheggiata al centro della piazza.

Per ora le persone che ho incontrato per la strada sono pochissime. Quasi affranto dall’incredibile senso civico dei salernitani… arriva l’ultima tappa: piazza Sant’Agostino. Il luogo dell’ assembramento per eccellenza, da sempre.

Noto con sorpresa una discreta folla di persone bere davanti ai locali; incontro anche un amico, il quale mi riferisce di un “accordo tacito” fra le forze dell’ordine e gli esercenti, che avrebbe garantito una relativa “libertà” a questi ultimi fino alle cinque di pomeriggio. Insomma, le voci che circolavano, confermatemi anche da un’altra fonte, è che fino a una cert’ora si sarebbe chiuso un occhio.

Dopo quest’ultima tappa, decido di tornare verso casa. Non sapevo esattamente come sentirmi. Teoricamente avrei dovuto essere contento: le persone in giro erano poche. Il problema però è un po’ più sottile.

Piazza Sant’Agostino. Niente a che vedere con gli anni passati, ma qualche tradizionalista c’è!

La maggior parte delle persone è rimasta a casa, e molte esclusivamente al fine di rispettare le regole che impone la “zona rossa” (spostamento dalla abitazione giustificato da comprovate esigenze).

Altre invece, che non sto biasimando in alcun modo, più furbescamente hanno approfittato di un giorno di lassismo nei controlli per uscire a fare una passeggiata, una chiacchiera, un “asporto” al bar. Ciò che mi turba è il pervasivo senso di arbitrarietà: regole che valgono e che non valgono. E una simile incertezza non contribuisce in alcun modo a rafforzare un senso civico comune. Tutt’altro.

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