Il ruolo della donna nelle pubblicità e nei social network

Sin dalle origini lo stereotipo femminile è stato oggetto di pubblicità, passando dall’essere rappresentata come classica casalinga a donna seduttrice fino ad arrivare alla donna indipendente e lavoratrice. Effettivamente, la modalità con la quale viene rappresentata la figura della donna, al giorno d’oggi, è fortemente mutata non solo all’interno delle pubblicità ma anche e soprattutto all’interno dei social network.

Media4tech di Claudio Palazzi

Ma come e grazie cosa è stato possibile tale cambiamento?

E com’è stato possibile lo sviluppo dell’influenza da parte dei social nei confronti del mondo femminile?

Le origini dell’emancipazione femminile

È, innanzitutto, importante fare un breve accenno alle conquiste politiche e sociali conseguite dalle donne per comprendere il mutamento che vi è stato riguardo la visione che si aveva e che si ha ora nei loro confronti.

Sicuramente la prima grande conquista è stata rappresentata dalle suffragette le quali ebbero come obiettivo quello di ottenere il diritto di voto per le donne, permettendo, così, a queste ultime di partecipare alle decisioni e alle scelte che riguardavano la vita politica delle varie nazioni. Il primo Paese a concedere suddetto diritto fu la Finlandia nel 1906; in Gran Bretagna ci si arrivò nel 1918 e negli USA nel 1920; mentre le donne italiane e quelle francesi dovettero attendere sino al secondo dopoguerra. Dunque è già a partire da ciò che si venne a delineare l’emancipazione femminile come quella lotta mediante la quale si è giunti alla conquista della piena dignità delle donne.

Tra gli anni ’60 e gli anni ‘70, con il boom economico negli USA, emerse la necessità di rinnovamento all’interno della società. Qui, le donne furono le prime a manifestare la volontà di divenirne parte attiva affrontando problematiche che fino ad allora erano praticamente tabù come: la sessualità, la violenza domestica, la parità di genere sul posto di lavoro, la tutela della madre lavoratrice etc.

Per quanto riguarda gli anni ’80 e 90, essi sono stati gli anni in cui il femminismo si è espresso in forma provocatoria attraverso slogan mai visti né sentiti prima quali “io sono mia”, “il corpo è mio e lo gestisco io” comportando una rottura verso gli stereotipi sulle donne; tuttavia poi il movimento divenne sempre meno presente nelle piazze e più nelle università, nelle librerie, nei gruppi studio, creando soprattutto proprie istituzioni.

Con l’apparire del nuovo millennio, invece, vi è stato il riscatto di suddetto movimento in quanto le donne hanno preteso di prendere parola, non solo per la loro crescita, ma per la crescita di una diversa idea di società.

Pertanto, al giorno d’oggi risulta essere indispensabile far sì che le leggi ottenute non abbiano solo valore sulla carta ma, anche, all’interno della società stessa. Per questo motivo, gli strumenti di lotta devono rimanere costanti in modo tale da poter garantire sia il mantenimento in vita delle conquiste fatte, sia il dibattito critico sulle difficoltà e le esigenze della donna contemporanea.

La donna nella pubblicità

Già a partire dagli anni ’50, la donna veniva rappresentata come moglie/madre/casalinga dall’aria borghese la quale, attraverso i prodotti che promuoveva, cercava di far leva sul suo bisogno di gratificazione.

Negli anni ’70, invece, si comincia a parlare di “donna-oggetto” trasformandola, così, nella protagonista delle pubblicità con la sua femminilità sensuale e tentatrice. Tuttavia, si potrebbe affermare che qui vi è stato allo stesso tempo sia una frammentazione del corpo femminile sia un annullamento della donna stessa in quanto persona.

Si arriva poi agli anni ’90, all’interno della quale, grazie al rafforzamento del processo di emancipazione, viene smontata l’immagine convenzionale del gentil sesso aprendo degli scenari inediti e, dunque, cambiando il suo ruolo all’interno dei messaggi pubblicitari.

Pertanto, si desume che si sia passati dall’avere come scopo delle campagne pubblicitarie, prima, la valorizzazione del prodotto da vendere; poi ci si è incentrati sull’effetto del messaggio comunicato, attraverso il corpo femminile; ed infine si è arrivati allo scopo di distruzione della loro immagine standardizzata, scopo che, però, ancora oggi, non è stato del tutto raggiunto e ciò deriva dal negativo uso che si è fatto dei social network.

La bellezza stereotipata dai social

Ai giorni nostri, l’uso dei social ha condizionato sempre di più la percezione che le donne hanno del proprio corpo e del proprio viso e questo a causa della diffusione dei cosiddetti standard di bellezza.

Di conseguenza, quest’ultimo risulta avere un’influenza quasi negativa sulle donne, soprattutto su quelle più giovani, basti pensare all’espressione “Instagram face” per riferirci a quell’ideale di bellezza molto preciso: labbra carnose, sopracciglia folte ma ordinate, zigomi prominenti e naso piccolo; a questo segue, anche, un corpo altrettanto conformato: seni prosperosi, vita stretta, fianchi pieni e gambe lunghe. Pertanto non c’è da stupirsi se suddetta descrizione si addice a migliaia di influencer o modelle presenti sul web.

Ciononostante, col passare degli anni, grazie alla presenza di molteplici ruoli della donna nella società contemporanea, è stato possibile dar vita ad un’ampia gamma di stereotipi femminili e tramite ciò le donne hanno potuto immedesimarsi con diversi tipi di femminilità.

Dunque, tale contrapposizione risulterebbe essere quasi insensata se si pensa al fatto che stiamo vivendo un’epoca all’interno della quale “l’accettazione di se stesse” sembra essere all’ordine del giorno.

Il tentativo di revisione della figura della donna

Come sappiamo, il femminismo rappresenta il pilastro su cui poggia la condizione della donna attuale. A partire da suddetta definizione, è possibile affermare che il movimento femminista auspica ad una presenza più rispettosa del corpo femminile, meno incline al sessismo. Effettivamente, il rispetto della diversità del pubblico femminile sta diventando una priorità per la maggior parte delle aziende, rappresentando questa un’opportunità anche in termini d’immagine.

Per cui la rappresentazione dei molteplici aspetti della vita reale delle donne, da quelle che lavorano a quelle che restaurano e riformano, da quelle di nazionalità diverse a quelle con fisici ed età diverse stanno via via, col passare del tempo, assumendo sempre più notorietà. Di fatto, è possibile affermare che alcuni brand come, ad esempio, “Nike” stanno cercando di impiegare concetti quali “empowerment” e “body positivity” come strategia di marketing per la promozione dei propri indumenti sportivi adatti a tutti i tipi di corpi, mettendo da parte, così, la ricerca della “perfezione”.

Tuttavia non bisogna dimenticare che non è solo una questione d’immagine poiché vi sono anche quelle aziende che allegano, ai loro spot femministi, progetti concreti rivolte alle donne mostrando, dunque, interesse per i reali valori del movimento femminista.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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