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L’Unesco tre anni fa ha lanciato l’allarme: entro il 2050 cinque miliardi di persone vivranno in aree con un ridotto accesso all’acqua. Il rapporto si focalizza su un problema in passato ignorato, ma che ora sta entrando stabilmente nel dibattito pubblico: la continua riduzione della disponibilità di risorse idriche in alcune aree del mondo. L’acqua è una risorsa fondamentale per la vita dell’uomo, e il fabbisogno pro capite per tutte le esigenze è stimato intorno ai 60 litri al giorno. La scarsità idrica: quando l’acqua non è per tutti Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Ma se una parte della popolazione mondiale ha abbondante acqua a disposizione, un’altra parte ne ha pochissima: basti pensare che, mentre in Europa una persona consuma in media più di 100 litri d’acqua al giorno, e negli Stati Uniti si arriva a quasi 400 litri, in alcuni paesi, come il Madagascar, gli abitanti hanno a disposizione non più di 20 litri di acqua al giorno, una quantità nettamente inferiore a quella necessaria per le esigenze più basilari. A maggiori consumi spesso corrispondono maggiori sprechi. In questo senso, l’Italia è tutt’altro che virtuosa: come evidenziato dall’Istat, il nostro paese è al primo posto nell’Unione Europea per prelievi di acqua a uso potabile, con 428 litri per abitante al giorno, di cui 220 consumati e quasi la metà dispersi prima di arrivare a destinazione.    scarsità idrica

Cause e problemi

La scarsità idrica si verifica quando le risorse idriche disponibili in una certa zona sono insufficienti al soddisfacimento dei bisogni della popolazione e al corretto funzionamento dell’ecosistema. Essa può riguardare: la mancanza di acqua per le varie necessità; la mancanza di infrastrutture, tecnologie o personale per sfruttare le fonti d’acqua presenti; la mancanza di acqua potabile per soddisfare i bisogni primari delle persone.

Nonostante più del 70% della superficie terrestre sia coperto da acqua, solo il 2.5% di questa è dolce; se poi si esclude l’acqua dolce contenuta nei ghiacciai, quella che rimane a disposizione dell’uomo è solo una piccolissima parte del totale. In teoria, la quantità disponibile sarebbe sufficiente per la popolazione globale, ma le disuguaglianze di distribuzione e consumi fanno sì che in alcune zone vi sia acqua dolce in abbondanza e che in altre ve ne sia pochissima.

All’origine della scarsità di acqua vi sono diversi fattori, principalmente legati all’eccessivo sfruttamento delle risorse idriche. L’imponente crescita della popolazione e i contemporanei aumenti del benessere, delle condizioni di vita e della ricchezza hanno portato a un forte aumento dei consumi, soprattutto di cibi, come la carne, poco consumati in passato e che richiedono una gran quantità di acqua per essere prodotti. Inoltre, l’industrializzazione e lo sviluppo urbano sono spesso causa di spreco e inquinamento di acqua, con alcuni casi in cui l’eccessivo sfruttamento provoca il prosciugamento di fiumi e laghi. Anche attività antiche, come l‘agricoltura e l’allevamento, sempre più estese e intensive, hanno importanti effetti negativi sulla disponibilità di acqua e in generale sull’ambiente. E’ inoltre rilevante l’impatto dei cambiamenti climatici: lo scioglimento dei ghiacciai e la maggior frequenza di inondazioni e siccità possono danneggiare gravemente il territorio e le persone che vi abitano. Da tutti questi fattori deriva la riduzione della disponibilità di acqua, che, insieme all’aumento della popolazione, dà origine alla scarsità idrica, in un ciclo vizioso che si autosostiene.

Le conseguenze

Secondo l’istituto di ricerca Acqueduct, lo stress idrico è a un livello alto in oltre quaranta paesi, tra cui l’Italia al 44° posto. Più di una persona su cinque vive in un paese con uno stress idrico molto elevato. Le situazioni più gravi si registrano in Nord Africa e in Medio Oriente, con il Qatar al primo posto, ma anche l’Europa meridionale è ad alto rischio. Il problema della scarsità idrica coinvolge direttamente oltre un miliardo di persone; i suoi effetti, però, possono avere impatti molto maggiori, anche su scala globale.

La scarsità di acqua ha forti impatti sull’ambiente, mettendo a rischio interi habitat ed ecosistemi. In particolare, le paludi e le zone umide dipendono da adeguate risorse di acqua dolce, e nell’ultimo secolo molte di esse sono scomparse. A risentire di questi cambiamenti sono la vegetazione e la fauna, con una conseguente perdita di biodiversità. Alla mancanza di acqua può aggiungersi la deforestazione: in alcuni paesi intere aree boschive sono divenute deserti aridi, portando alla distruzione di ecosistemi terrestri e marini. Un tragico esempio di questi cambiamenti si è avuto nell’altopiano del Madagascar, dove la presenza umana – tra incendi, disboscamento, agricoltura e allevamento intensivi – ha portato alla distruzione di almeno metà della copertura forestale originaria, alla degradazione delle risorse idriche, alla perdita di habitat e biodiversità.

Le persone che abitano in zone a elevato stress idrico subiscono duramente gli effetti della mancanza di acqua. Senza adeguate risorse idriche gli allevamenti e le coltivazioni non sono sostenibili, così come non si riesce a garantire l’accesso ai più semplici servizi igienico-sanitari. In queste condizioni è più facile contrarre malattie di vario tipo, con la conseguente crescita del tasso di mortalità. Vi sono poi importanti contraccolpi sociali. Nei paesi con forte stress idrico spesso le istituzioni perdono forza, la società si frammenta e le tensioni sfociano in conflitti. Milioni di persone in difficoltà decidono di lasciare la propria casa, dando il via a grandi flussi migratori, a volte dirette in paesi limitrofi già in crisi e dove la situazione va a peggiorare ulteriormente.

Cosa si può fare

Trovare soluzioni a un problema così esteso non è semplice. Si può agire tanto sulle cause quanto sulle conseguenze della scarsità. Il tema della scarsità idrica è stato tenuto in considerazione nell’Agenda 2030, il progetto per lo sviluppo sostenibile avviato dalle Nazioni Unite che comprende 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030. Il sesto, “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari”, riguarda direttamente le risorse idriche, ma da esse dipende anche il raggiungimento di altri obiettivi, quali “Sconfiggere la povertà”, “Sconfiggere la fame”, “Salute e benessere”, “Lotta contro il cambiamento climatico” e “Vita sott’acqua”. Le possibili soluzioni seguono diverse linee di intervento: al livello dei singoli individui si punta a favorire un consumo più consapevole, a ridurre gli sprechi, a realizzare forme di agricoltura e allevamento più sostenibili; al livello governativo, invece, si cerca di favorire la cooperazione tra i vari paesi, provando a risolvere i conflitti in modo costruttivo, e di stimolare l’innovazione tecnologica e la costruzione di infrastrutture più adeguate.

Il miglioramento della situazione passa anche da una maggiore sensibilizzazione delle persone e da comportamenti più consapevoli che ognuno può tenere nella vita di tutti i giorni. In ogni caso, a livello sia individuale che governativo, l’importante è fare presto.

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