L’Italia del Green Pass: dati e stime della (buona) campagna nel nostro paese ITALIA-FRANCIA: CHI DAVVERO SI OPPONE AL GREEN PASS, COME E PERCHÉ Direttore Claudio Palazzi
La Certificazione verde COVID-19 nasce da una proposta della Commissione Europea per facilitare nel corso della pandemia la libera circolazione delle persone, promuovere la vaccinazione ed evitare il rischio di nuove quarantene. Viaggi in aereo e in treno, scuole ed università, luoghi di lavoro, ristoranti, cinema e palestre, il Green Pass è diventato in molti paesi del mondo come in Italia, al netto delle polemiche, uno strumento fondamentale e ampiamente diffuso con cui si ha a che fare quotidianamente. Nonostante sia difficilmente quantificabile, è piuttosto evidente che nel nostro paese l’adozione del certificato abbia prodotto un certo effetto positivo sulla vaccinazione: secondo il presidente del Consiglio Mario Draghi, la campagna vaccinale italiana «procede più spedita della media europea». Ad oggi il nostro Paese ha vaccinato con doppia dose il 73 per cento (dati del 6/11/21)  di tutta la popolazione, contro una media europea poco superiore al 63 per cento. Il dato italiano è dunque l’ottavo più alto tra i Paesi europei.

Nonostante la buona tenuta della campagna, continuano a ripetersi nella penisola manifestazioni No-vax che chiedono la rimozione dell’obbligo delle mascherine e dell’obbligatorietà del pass sanitario. Già durante i primi mesi di pandemia, poi nel marzo del 2021 quando si decise la sospensione del vaccino AstraZeneca, i cui allarmismi preoccupavano invero anche parte della popolazione favorevole alla vaccinazione, per poi ripetersi, in forme e numeri sempre più sparuti, di settimana in settimana. Nonostante il governo non sembri aver deviato la propria azione, l’insieme dei movimenti No-vax ha preoccupato sempre di più l’opinione pubblica non solo per la contrarietà alla vaccinazione, che in potenza mette a repentaglio la salute di tutti, ma anche per la dose crescente di violenza di cui sono stati capaci alcuni dimostranti: episodio più eclatante, l’assalto alla sede della CGIL da parte di vertici e militanti di alcuni gruppi no-vax e neofascisti, fra cui Forza Nuova.

Governo Draghi: tutti dentro contro la pandemia, ma non senza ambiguità

L’insediamento del governo Draghi nel febbraio del 2021, sostenuto quasi dall’intero arco parlamentare, ha prodotto uno scenario in cui quasi tutti i principali partiti politici sostengono, non senza alcune ambiguità, il green pass e la campagna vaccinale, o quantomeno sono costretti a farlo per non tradire la fiducia accordata al governo. Consensus che permette oggi all’Italia di procedere spedita nella campagna, ma che invece mancava nel corso della prima quarantena ad inizio 2020, da parte della destra, al tempo fuori dalla maggioranza di Conte, e di Italia Viva, in seno al governo ma con un piede in due scarpe.

Oggi dunque il M5S fedele a Conte, il PD, i piccoli partiti centristi come Azione, Italia Viva e PiùEuropa, così come da sinistra il fu Liberi e Uguali, difendono le misure senza tentennamenti. Stessa posizione quella di Forza Italia, unico nel centrodestra a schierarsi senza e se e senza ma in favore. Più ambigua la posizione della Lega, divisa oggi come allora fra la lotta e il governo, fra il responsabilismo di Giorgetti e il populismo di Salvini. Tra i più contrari, per convenienza politica o per reale convinzione ideologica, l’estrema destra incarnata in Parlamento da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che denuncerebbe violazioni delle libertà costituzionali, e, fuori dal palazzo, dalla galassia neofascista di cui fa parte, fra gli altri, Forza Nuova.

La campagna francese fra novax e lotte politiche

Tuttavia lo scetticismo verso i vaccini non esiste di certo solo in Italia. Fra i molti paesi europei che hanno conosciuto proteste simili, la Francia, secondo i sondaggi riportati dal Thelocal e da Opinion Way, sarebbe un’altra nazione piuttosto dubbiosa ma non del tutto contraria al vaccino: circa il 20% della popolazione mostrerebbe ostilità, a fronte di un 80% che invece avrebbe scelto di immunizzarsi. I sondaggi coincidono difatti con i dati attuali sulla vaccinazione: il 68% dei francesi ha completato il ciclo, e il 76% ha ricevuto almeno una dose. Corretta è anche la previsione del ministro della salute Olivier Véran che quest’estate aveva ipotizzato un traguardo simile.

In Francia dunque, nonostante la vaccinazione proceda piuttosto in linea con gli standard europei, l’antivaccinismo è un fenomeno piuttosto radicato, che non ha mancato di presentarsi con violenza. Al di là delle paure e dello sbigottimento che legittimamente si possono provare verso ciò che non si conosce, il vaccino diventa, purtroppo, in Francia e in Italia come nel resto d’Europa, uno strumento opportunista di lotta politica, di antagonismo verso il governo.

All’interno dello spettro politico, chi sono gli oppositori e i sostenitori del vaccino e del pass sanitaire?

Nel fronte dei favorevoli, il primo da menzionare è certamente il presidente Macron con il suo partito centrista (e personalista), En Marche. Fra i primissimi in Europa, quest’estate, Macron ha parlato alla nazione preannunciando l’obbligatorietà di un pass sanitaire per accedere al più dei luoghi aperti al pubblico: eventi di ogni specie, musei, viaggi in treno, locali notturni e ristoranti – restavano fuori al tempo i luoghi di lavoro, mentre oggi continua a non vigere obbligatorietà per le università. L’appello del Presidente ha avuto un effetto-acceleratore di proporzioni considerevoli sull’andamento della campagna: “Abbiamo registrato 20 mila appuntamenti per minuto, un record assoluto dall’inizio della campagna ed è continuato durante la notte e in mattinata”, ha sottolineato il capo di Doctolib, il principale sito che si occupa delle prenotazioni. Non a caso, in Italia e all’estero si è cominciato a parlare di ‘’modello francese’’ come sinonimo di pass obbligatorio.

Dalla stessa parte della barricata, limitatamente a questo tema e non certo ad altri, si annoverano i due storici partiti di governo: Il Parti Socialiste e Les Républicains. Entrambi in aperta polemica politica col Presidente Macron, non si sono opposti alla campagna né hanno sostenuto in alcun modo il movimento no-vax, probabilmente perché dotati di antica cultura di governo ma soprattutto perché impegnati concretamente nell’amministrazione della cosa pubblica. Sono stati proprio i partiti socialista e repubblicano a vincere le ultime elezioni regionali, e sono loro che governano il più delle regioni e comuni: il loro radicamento locale, contrapposto ad una evidente debolezza centrale, li porterebbe forse ad una maggiore responsabilizzazione. Dunque, impegnati in prima linea nella traduzione a livello locale della campagna di vaccinazione del governo, socialisti e repubblicani, non hanno potuto fare a meno di schierarsi nel fronte dei collaborativi.

Invero, ancora più radicale la posizione del PS che ad ottobre ha proposto un disegno di legge per introdurre in Francia la vaccinazione obbligatoria. La proposta, che ha trovato la bocciatura del Senato, era finalizzata a superare le ambiguità che può destare un pass semi obbligatorio, inserendo così la vaccinazione anti-Covid nell’elenco delle 11 vaccinazioni già imposte ai bambini. I socialisti isolati, mentre tutti gli altri gruppi si sono trovati in linea col governo: “preferiamo convincere che costringere”, ha dichiarato Adrien Taquet, segretario di Stato per l’Infanzia e la Famiglia. Ambiguo il voltafaccia repubblicano che non ha votato l’istanza socialista, nonostante il presidente del partito Christian Jacob si fosse già detto in precedenza favorevole alla vaccinazione obbligatoria.

Fra gli attori più rilevanti che osteggiano la linea governativa, si trovano, animati da ragioni e modi fra di loro differenti, le due ali estreme dell’arco parlamentare: a sinistra La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e a destra il Rassemblement National di Marine Le Pen. È rilevante che nessuno dei due sia impegnato nel governo di alcuna delle regioni metropolitane e d’oltre-mare in cui la Francia è composta.

“L’introduzione del Pass Sanitaire non è una misura sanitaria come le altre. Crea una società di controllo permanente che è insopportabile e assolutamente iniqua. È tempo di rinsavire”, dichiara il tribuno della gauche radicale Mélenchon attestandosi su una posizione complessa ma forse poco chiara: il problema non sarebbe la vaccinazione tout court né le altre misure per contrastare la pandemia, ma nello specifico lo strumento del Pass, che creerebbe una struttura governativa di controllo e, non essendo neanche obbligatorio, discriminerebbe i cittadini e i lavoratori che sceglierebbero, nel loro pieno di diritto, di non vaccinarsi.

Guardando invece in fondo a destra, Marine Le Pen scrive su Tiwtter che “Il pass sanitaire è un attentato alla libertà e noi non lo voteremo” , tuttavia la sua posizione sembra molto più complessa. Il partito sovranista francese è impegnato da due anni a questa parte ad opporsi alle misure anticovid firmate da Macron, ma allo stesso tempo cerca di mantenere grande prudenza: il rischio di schierarsi apertamente con i moti novax che hanno generato nelle piazze francesi tanta violenza, sarebbe quello di perdere la credibilità sudata negli ultimi anni – quella credibilità istituzionale necessaria che era forse mancata nel 2017 e che potrebbe portare Le Pen al ballottaggio alle presidenziali del 2022.

Oggi dunque vediamo l’Europa e gli eredi dei partiti che la costruirono dividersi secondo una nuova spaccatura, quella di chi sostiene e di chi avversa le misure anti-pandemia. La speranza che resta è quella per cui questa nuova frattura assurda sia temporanea e che, il prima possibile, ci si torni a confrontare nel seno di altri clivages: politici, sociali, economici – quelli che davvero alimentano la vita politica.

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