Kenia e Somalia: la contesa per un triangolo di mare

La Somalia è tornata al centro dell’attenzione mondiale: i bombardamenti americani di inizio anno e la liberazione della giovane italiana Silvia Romano, ostaggio dal gruppo terrorista Al-Shabaab. Tali eventi inaspriscono le già fragili relazioni tra Nairobi e Mogadiscio, impegnati nel difficile compito della definizione del confine marittimo per il controllo di una porzione di mare dove si ritiene vi siano giacimenti petroliferi.

La controversa nascita della provincia nord-orientale e la guerra civile

La provincia fu creata nel 1925 quando l’amministrazione britannica, che aveva allora il controllo della regione, divise la Somalia meridionale in due aree, cedendo l’attuale Jubaland all’Italia per il sostegno fornito agli alleati durante il primo conflitto mondiale, e tenendo per sé la parte meridionale allora chiamata Northern Frontier District. L’intenzione del governo inglese era di unificare tutte le aree dell’Africa orientale abitate da Somali in un’unica regione amministrativa.

Tuttavia nel 1963, durante le negoziazioni per l’indipendenza del Kenia, il NFD venne annesso a quest’ultimo, nonostante un plebiscito non ufficiale avesse registrato il desiderio della regione di unirsi alla nascente Repubblica di Somalia. Scartata l’ipotesi del voto popolare, i Somali, guidati dal Partito Progressivo Popolare, si ribellarono al governo Keniano, il quale rispose mettendo in atto una serie di misure repressive per stroncare i loro sforzi. Nonostante la sanguinosa guerra civile che ne derivò (1963-1967) sia terminata in un “cessate il fuoco”, gli attriti continuano sino ad oggi e i Somali mantengono una vita separata seguendo gli usi e costumi tramandati da generazioni.

Al-Shabaab: gli interessi terroristici destabilizzano la regione
A peggiorare una situazione interna già precaria, il gruppo jihadista Al-Shabaab, affiliato ad Al-Qaeda, e nato nel 2006, è impegnato in diversificate azioni terroristiche in Somalia e nei paesi vicini, specialmente in Kenya.
Creato in seguito alla sconfitta dell’Unione delle Corti Islamiche (UCI) ad opera del governo federale di transizione, il gruppo si sostituì all’Unione nella lotta al nuovo governo, dotandosi di un’organizzazione stabile e rivolgendosi ad ampi strati della popolazione, gli stessi abbandonati da un governo centrale incapace di garantirne i diritti essenziali.

Dalla fine del 2011 si è registrata una diminuzione del potere di al-Shabaab, dovuto all’Operazione Linda Nchi, un’azione militare coordinata condotta dagli eserciti di Somalia e Kenya che ha conquistato varie città strategiche tra cui Chisimaio, capitale dei ribelli. A partire da marzo 2017, inoltre, il Comando degli Stati Uniti in Africa ha intensificato le operazioni di antiterrorismo con bombardamenti e operazioni di forze speciali coordinate con l’esercito somalo, stroncando ulteriormente l’organizzazione. Nonostante questi segnali positivi, l’organizzazione rimane pericolosa e organizza puntualmente attacchi e rapimenti, questi ultimi soprattutto a danno di missionari stranieri.

Lo Jubaland conteso: gli interessi economici di Kenia e Somalia
A creare attrito tra i due paesi è anche la discussa autonomia dello Jubaland, formalmente dichiarata nell’aprile 2011, sotto la guida di Mohamed Said Hersi “Morgan”, detto Gandhi, ex ministro della Difesa sotto il dittatore Siad Barre. Nonostante l’opposizione di Mogadiscio, nel 2013 una conferenza tenuta a Chisimaio portò all’approvazione di una costituzione e all’elezione a presidente di Ahmed Mohamed, anche conosciuto come Madobe.

Da quel momento vari accordi sono stati siglati tra le due fazioni in lotta, ma le tensioni restano forti poiché il presidente Madobe è alleato del Kenia in chiave anti-terrorismo e per il controllo del confine marittimo conteso con la Somalia. La vera partita, infatti, riguarda i diritti di sfruttamento delle risorse che si trovano nell’Oceano Indiano, in un triangolo di mare i cui lati, non meglio definiti, seguono linee di confine rivendicate dai due paesi sin dai tempi del dominio coloniale. A novembre 2019, un incontro tra il presidente keniota Uhuru Kenyatta e la sua controparte somala, Mohamed Abdullahi Farmajo, aveva l’obiettivo di normalizzare le loro relazioni e mettere fine a un’intricata disputa di confine. Pochi mesi dopo (febbraio 2020) le accuse mosse dalla Somalia al Kenia, secondo cui questo avrebbe messo all’asta alcune aree marittime contese per l’esplorazione di gas e petrolio, hanno raffreddato nuovamente i rapporti tra i due stati.

L’epidemia di covid-19 ci ha costretti ad una pausa improvvisa, stravolgendo le nostre vite e il concetto di “normalità” così come lo conoscevamo. Possiamo sperare che una situazione tragica di tale portata, che ha messo a nudo i nostri limiti e debolezze, possa avvicinare i due leader per il bene dei loro rispettivi paesi, ma è ancora presto per dirlo.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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