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L’atipico Natale 2020: un apposito decreto, no agli assembramenti, tante videochiamate, mascherine appese con le calze o come regali da scambiarsi. Il clima generale è teso e l’umore degli italiani è allo stremo. Ancora lontani dal tornare ad una “normalità” così come la conoscevamo, ognuno cerca di fare del proprio meglio per andare avanti. L’atipico Natale 2020 tra sconforto e speranza Direttore responsabile: Claudio Palazzi

Natale 2020

Il 24 Dicembre, prima dell’immancabile Una poltrona per due, è andato in onda un altro classico natalizio: il Grinch. Questo anno il plot è di un’attualità bruciante e la creatura di pelo verde che tenta di rubare il Natale non può non ricordarci che il Natale 2020 ci è stato rubato. Un Grinch, nel nostro caso, che ormai siamo abituati a conoscere sotto il nome di Covid-19. Tuttavia, mentre nel film il protagonista capisce di aver rubato la manifestazione più materiale e commerciale della celebrazione, senza riuscire a scalfirne il senso profondo, questo nuovo nemico contro cui stiamo combattendo ha portato via lo spirito natalizio e non solo. Ci ha strappato la nostra normalità, le nostre abitudini e i passatempi, i nostri progetti. Ha preso la nostra positività e l’ha trasformata in paranoia, si è portato via i nostri cari, i nostri lavori, gli abbracci e il contatto umano.

Natale è quel periodo dell’anno in cui la magia è nell’aria e i nostri cuori sono in genere più sensibili, quel periodo in cui gli affetti, le mancanze e le tensioni si acutizzano. Gli italiani quest’anno hanno avuto ben poco da festeggiare. Moltissimi si sono ritrovati isolati e in difficoltà; altri ancora sono rimasti bloccati fuori dalla propria regione di residenza o dalla Nazione, non potendo tornare a casa per le vacanze. Altri la casa l’hanno persa o non hanno più un lavoro e adesso lottano per arrivare a fine mese. Non dimentichiamo poi gli attualmente ricoverati, lontani dai propri cari e da qualunque contatto umano che non sia l’infermiere di turno umanizzato soltanto dal proprio nome scritto sulla tuta protettiva.

In un modo o nell’altro la pandemia ha colpito tutti noi.

Decreto Natale 2020: i continui ripensamenti

Una prima versione era stata elaborata a inizio dicembre. Questa prevedeva il solo divieto di spostamento tra le regioni dal 21 Dicembre 2020 al 6 Gennaio 2021 per evitare l’esodo verso il Sud e i tipici assembramenti delle vacanze natalizie. Tuttavia il numero elevato di contagi, la paura di una terza ondata a gennaio e l’allarmismo di molti medici e del ministro della salute R. Speranza, hanno portato a ulteriori modifiche culminate nel decreto pubblicato il 18 Dicembre 2020 in Gazzetta Ufficiale.

La nuova versione ha ulteriormente segmentato il periodo di efficacia del precedente provvedimento in giorni di colore arancione e rosso. Il modello alterna giorni festivi in rosso e periodi-cuscinetto in arancione. In generale, secondo quanto stabilito dal Governo, non è consentito lo spostamento verso altre regioni e da/per le province autonome di Trento e Bolzano. Escluso anche lo spostamento verso le seconde case fuori regione. Sempre consentito il rientro al proprio domicilio/residenza. Durante la zona rossa ci si può muovere per motivi di lavoro, necessità e salute. Durante quella arancione è possibile spostarsi all’interno del proprio Comune e verso altri Comuni con autocertificazione.

Parola d’ordine “Niente assembramenti”

Natale 2020

Questo è uno dei punti dolenti della situazione attuale. Ed è anche la pietra miliare del Decreto Natale 2020. Il presupposto è che qualunque persona è un possibile portatore di Covid-19. Questa l’agghiacciante verità. Di qui la decisione di limitare le occasioni di contagio derivanti dalle usuali riunioni per le feste natalizie.

Il Decreto Natale prevede infatti che per le giornate festive l’Italia sia un’unica zona rossa, in cui sono vietati gli spostamenti, eccetto per visite ad amici o parenti (ma massimo due persone) dalle ore 5 alle ore 22. Dal conteggio sono esclusi: i figli minori di 14 anni, le persone con disabilità e i conviventi non autosufficienti.

Capiamo bene come in automatico vengano eliminati tutti i grandi ricevimenti, gli incontri con i parenti, gli amici e i vicini (se più di due), le infinite partite a carte o con i giochi da tavolo, le tavolate imbandite da un capo all’altro del soggiorno. Questo anno niente assembramenti, niente uscite, cori di Natale e messa di mezzanotte. Solo videochiamate.

Social, social, social

Natale 2020Video-auguri da condividere, social networks, messaggi e videochiamate hanno caratterizzato questo Natale 2020 all’insegna del digitale.

I mass media, con annessi social, hanno giocato un ruolo fondamentale in questi mesi. Mai la necessità di possederli e soprattutto il desiderio di averli erano stati tanto forti. Essi hanno permesso infatti lo svolgimento di attività didattiche e lavorative a distanza e in sicurezza. Ma anche attività sportive e ludiche tramite i canali YouTube. Nuovi social network come TikTok hanno spopolato durante i periodi di lockdown dando principalmente evasione e svago a milioni di utenti. Le videochiamate hanno avvicinato le persone durante la distanza forzata.

Se già in precedenza era stata sottolineata la pervasività dei social media nella nostra società, ci accorgiamo che adesso sono sempre più presenti, necessari ma al tempo stesso più bisognosi di attenzione per orientarne gli sviluppi futuri.

Com’è stato il Natale 2020
“Facciamo finta che è una giornata qualunque per non pensare a come il Natale dovrebbe essere, ma la tristezza è nell’aria”

Questo Natale ho deciso di seguire le vite di alcuni amici e parenti per catturare le loro emozioni e impressioni e documentare come hanno trascorso questa giornata. Alla domanda “che farai a Natale?” la tipica risposta “a casa” portava con sé arrendevolezza e sconforto.

Per alcuni, infatti, è stato il reminder di tutto quello che hanno perduto, per altri è stato un giorno ambiguo, in bilico tra l’entusiasmo del “giorno di festa” e “la mancanza di qualcosa per cui festeggiare”. Molti l’hanno vissuta come una giornata uguale alle altre mentre c’è chi si è adattato alle restrizioni per non rinunciare in toto ai festeggiamenti. Un esempio è stato organizzarsi con la coppia di vicini per un pranzo in compagnia; o genitori che sono andati a trovare i figli per rispettare il provvedimento governativo circa lo spostamento di massimo due persone; ma anche giovani coppie che hanno pernottato a casa dei genitori rivivendo l’atmosfera di quando si era bambini. Tutto questo mentre guardiamo dalla finestra, rinchiusi nelle nostre case, e sentiamo in lontananza la sirena delle ambulanze a ricordarci che lì fuori la battaglia continua.

In generale, nonostante gli italiani abbiano provato a creare il mood con abbigliamento e canzoni a tema, decorazioni, pranzo di Natale e giochi da tavolo, la giornata è stata piuttosto piatta e vuota. Ognuno sta affrontando il periodo a modo proprio, rinnegando, convivendo o sublimando la crisi. C’è però chi riesce a guardare avanti, figurandosi tempi migliori.

Intanto il vaccino riaccende la speranza

Per tutti noi un’epidemia mondiale era stata principalmente bagaglio storico o materiale cinematografico. Soprattutto gli americani ne hanno fatto abbondante uso per perpetrare il mito eroico della nazione che combattendo contro nemici di ogni tipo, riesce infine a prevalere sul “male” e ad affermarsi come prima potenza mondiale. Come da copione, i punti di contatto con “Contagion” (2011) sono così tanti da destare le menti dei cospiratori, la fine del tunnel si intravede con la creazione di un vaccino.

Anche se stravolti dalla crisi, gli Stati Uniti riconfermano quindi il loro ruolo leader nelle emergenze globali. Simbolicamente e materialmente salvatori del mondo, il vaccino rappresenta la speranza a cui si sta aggrappando la popolazione globale. Frutto di un lavoro mai visto prima in termini di risorse umane ed economiche approntate, secondo gli studi è efficace al 95%. I dati scientifici sono stati pubblicati sul The New England Journal of Medicine ed è stato approvato da tantissimi paesi tra cui USA, UK, dall’EMA europeo e dall’AIFA italiano. Ci vorranno mesi per immunizzare buona parte della popolazione mondiale e la strada davanti a noi è ancora lunga ma ci aspettano tempi migliori.

Verso un nuovo anno

Il virus, arrivato silenziosamente dalla non più così lontana Cina, si è fatto pian piano strada nelle nostre vite cambiandole irreversibilmente. Ha preso aerei, treni, navi, macchine, percorrendo chilometri e chilometri con ognuno di noi, mostrando nel giro di pochi mesi i suoi effetti catastrofici. Un braccio di ferro con un nemico insidioso che ha bloccato forzatamente le nostre vite spingendoci a ripensare e a ripensarci.

Ha portato all’attenzione mondiale gli effetti pericolosi della globalizzazione e soprattutto le crepe del sistema capitalistico e gli stessi difetti della nostra democrazia. Ha mostrato un sistema che lascia indietro le persone, che arranca di fronte alla crisi e che ne viene quasi completamente travolto. Ci ha fatto capire che abbiamo bisogno di più equità, giustizia sociale e di città escono-sostenibili.

In Italia sono emersi gravi problemi nel rispondere alle difficoltà economiche ed emotivo-psicologiche dei cittadini. Inadeguate strutture sanitarie e un elevato numero di decessi da Covid-19 e correlati suicidi; persone abbandonate dallo Stato, maltrattate dai conviventi, altre ridotte in povertà; arretratezza nell’uso delle tecnologie, specie nel settore culturale.

Non possiamo cambiare quello che è stato e non possiamo continuare il “gioco dei se” immaginando cosa poteva essere fatto per bloccare la diffusione del Coronavirus. Possiamo però decidere come andrà da oggi in poi. La pandemia è stata una spietata occasione da cui può uscire qualcosa di buono per il futuro di tutti noi o da cui possiamo non imparare nulla. La decisione è nostra.

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