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La cosa pubblica

Un vecchio saggio, (o almeno “vecchio” per l’epoca in cui visse: se fosse morto a circa 60 anni oggi non avrebbe neanche raggiunto l’età pensionabile) diede al termine “polis”, città, un significato rivoluzionario. Aristotele nella politica vedeva la scienza e il mezzo di amministrazione della polis con il fine teleologico del “bene di tutti”, dove tutti potevano partecipare. Sono passati 2400 anni, diversi filosofi e teorici hanno dato il loro contributo per studiare nei minimi particolari le diverse sfaccettature della politica e la scienza politica è la recente disciplina che studia la pratica del governo. Ma a nessuno è mai venuto in mente di mettere in discussione il significato che Aristotele diede al termine. Nessuno. Almeno fino ad ora.

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In Italia la politica si è fermata “per un giorno” (solo per un  giorno?) al fine di discutere sul “bene di uno solo”. L’atteggiamento degli Onorevoli offende quindi non solo i propri elettori, ma anche i 2400 anni di storia della politica. E non solo. Siamo testimoni di rivoluzioni e guerre che stanno imperversando intorno a noi dall’Egitto alla Siria, alla Turchia e altri Paesi, i cui cittadini combattono a costo della vita per ottenere la piena emancipazione. Le nostre Istituzioni invece sembra lottino per limitare la libertà che faticosamente abbiamo ottenuto in anni di dure lotte. Gran parte dei Paesi del mondo, anche il nostro,  hanno ottenuto la separazione dei tre poteri: potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziario. Separazione che garantisce la libertà e la piena autonomia delle Istituzioni. E in Italia sono le Istituzioni stesse a mettere in dubbio le tre principali funzioni pubbliche.

L’ex Presidente del Senato della Repubblica, Schifani, ha “minacciato” che se Berlusconi verrà interdetto il PDL lascerà la coalizione di governo con il PD. Una sorta di “ricatto morale” da parte dell’esecutivo al potere giudiziario. Viene palesemente ostentato che la legge è uguale per tutti ma per alcuni è più uguale che per altri. Il concetto espresso per la prima volta in una “fattoria degli animali” rende difficile notare delle differenze. Ma per fortuna che c’è il PD. Non perché faccia opposizione: non la fa. Non perché cerchi di tenere una posizione possibilmente affine al suo elettorato: non lo fa. Ma perché rende un contesto tragico, come l’attuale impasse della Repubblica Italiana, goliardico e ilare. L’incapacità dei suoi dirigenti trasmette emozioni tra il pianto e le risate. Il lavoro del comico Crozza non è mai stato reso più facile.

L’annunciato e poi ritrattato Aventino da parte del PDL (anch’esso un insulto agli episodi avvenuti nel lontano e più recente passato, mossi da ben più nobili intenti) suona al contempo ridicolo e preoccupante. Sull’Aventino non ci sono “saliti” e non perché siano meno atletici dei plebei, ma perché hanno preferito adottare la più “sobria” pausa dei parlamentari per alcune ore, al fine di meditare sull’oggetto della questione di “pubblico interesse”: l’udienza in cassazione per il processo Mediaset sarà fissata a fine luglio e non subirà prescrizione, come invece sarebbe successo se fosse stata fissata dopo l’estate.

Sì in effetti è proprio questo che crea tanto pensiero agli italiani. È questa la “cosa pubblica” di cui si dovrebbero occupare i nostri politici. Per cui dovrebbero “ritirarsi sull’Aventino” o sospendere i lavori di estrema urgenza che andrebbero fatti. Perché per tutti i cittadini italiani l’interesse principale è: Berlusconi sarà interdetto o no? Non ci importa niente della crisi, della disoccupazione, delle tassazione tra le più alte d’Europa ma con servizi praticamente inesistenti, delle aziende che chiudono, delle metropoli sempre più invivibili e inquinate e di tutte le inutili problematiche che occupano intere pagine di quotidiani, blog e social network. A noi interessa solo  Berlusconi. Ma non ci interessa neanche che venga fatta giustizia. No. Ci interessa che l’accanimento giudiziario nei suoi confronti cessi!

E mentre intorno si respira aria di rivoluzioni e guerre sempre più vicine alla nostra sfera geopolitica, anche noi siamo pronti a intraprendere la strada della lotta e della protesta a difesa della “cosa pubblica”: che venga pure la fame in Italia, ma Berlusconi deve essere libero! E mangi lui per noi.

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