Musica di tutti e per tutti
La musica oggi è uno stile di vita, un modo di comunicare per chi a parole non riesce a farlo. È quella melodia che, mista a poesia, entra nell’animo, colpisce il cuore e si radica nel profondo scatenando emozioni che probabilmente non si sapeva di avere. In quelle sette note si può trovare l’infinito che si ha dentro. La musica come valore sociale e terapeutico Direttore responsabile: Claudio Palazzi
ascoltare musicaQualunque sia il suo scopo, la musica è nella vita di tutti. Non c’è stata civiltà il cui sia mancata la musica. Col passare dei secoli si è solo evoluta e adattata al periodo storico. Oggi potrebbe bastare anche solo un computer per realizzarla, ma ciò nonostante c’è ancora chi è legato al passato e la preferisce in versione classica. Dal genere classico al rap, dal rock al jazz, dal blues al reggae, dall’hip-hop al metal, dal funk alla Trap… Oggi la musica è di tutti e per tutti!
Non mancano esempi in cui si vede come la musica possa essere anche terapeutica. Spesso è utilizzata nei casi di disturbi dello sviluppo, demenze o disturbi psicologici, ma anche per promuovere l’interazione tra persone. Nelle comunità, piccole o grandi che siano, spesso manca empatia, interconnessione sia tra gli adulti sia tra adulti e bambini. Manca la capacità di relazionarsi con gli altri.
"Tumpa" A tal proposito, a seguire, sarà possibile leggere un’interessante intervista al Maestro Luigi Giova in merito. Musicoterapista e educatore musicale dell’infanzia, che, sulla scia della propria esperienza, ha realizzato “Tumpa, un’applicazione con materiali audio-video utili per la pratica educativa e riabilitativa, per bambini e non solo.

MUSICA E SOCIAL: Una relazione piena di contraddizioni
musica su cellularePoche centinaia di anni fa, per godere della musica bisognava andare a teatro o saper suonare e cantare per conto proprio. Ora non serve quasi più! Fondamentale è solo avere una connessione internet. 
Contenuti musicali, che sarebbero probabilmente rimasti sconosciuti ai molti, sono giunti all’attenzione di migliaia di utenti online. In molti non potevano permettersi di investire somme di denaro, non alla loro portata, per la visibilità che avrebbero voluto avere e, in questo, i social hanno dato un grande aiuto gratuito. Youtube, Instagram, tik tok e tanti altri… sono questi i protagonisti del grande cambiamento degli ultimi anni. In pandemia, poi, la loro influenza si è quadruplicata.

Tuttavia, nonostante sembri logico pensare che l’aumentare della distribuzione musicale online abbia messo in grave difficoltà l’industria discografica, nell’ultimo anno le cose sembrano essere andate diversamente. Come si evince dai dati di mercato comunicati dalla FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), i ricavi dai consumi digitali hanno ben compensato le perdite dovute al calo nel settore fisico. Tutto questo è dovuto anche all’aumento dei consumi legati alle piattaforme social. 

Musicoterapia
Esistono varie teorie secondo cui la musica ha potere sul nostro cervello. Ovunque noi siamo, musica e suoni vari rientrano nelle nostre abitudini e influenzano la nostra psiche.
Molti studi hanno evidenziato come alcuni suoni e melodie possano migliorare degli aspetti della vita comune. Si è scoperto che la musica può lenire lo stress, curare disturbi del sonno, migliorare la concentrazione e favorire il ricordo. Sono stati riscontrati benefici sulla salute mentale e fisica, sul sistema immunitario e sulla riduzione del dolore grazie alla musica.
Questa pratica prende il nome di Musicoterapia. È una nuovo protocollo medico utile per intervenire a livello educativo, riabilitativo e terapeutico su soggetti con varie condizioni patologiche o parafisiologiche. È messo in pratica da un musicoterapista autorizzato, formatosi con percorsi formativi precisi, non improvvisati.

Periodicamente l’APA (American Psychological Association) pubblica articoli e riviste di musica con aggiornamenti sugli studi in quest’ambito. Si possono trovare esperimenti e ricerche che vogliono dimostrare proprio come la musica abbia grandi benefici cognitivi, emotivi e neurobiologici. Molti ricercatori stanno sperimentando come la musicoterapia può migliorare lo stato di salute in molti pazienti, compresi neonati prematuri e persone con depressione e varie disabilità, come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson

Tumpa e il regno di Musikè
Tumpa è un’applicazione approdata negli store degli smartphone lo scorso anno grazie alla passione del maestro Luigi Giova.
Luigi GiovaDopo la formazione accademica in conservatorio e nei beni culturali, Luigi Giova si è avvicinato al mondo dell’educazione musicale e alla musicoterapia. È ora docente di musica nella scuola dell’infanzia e primaria e musicoterapista presso una struttura che si occupa di riabilitazione in ambito neurologico. Da circa dieci anni, organizza laboratori e corsi di educazione musicale e sviluppo della musicalità con adulti e bambini, anche molto piccoli, per enti, scuole e associazioni.
Sulla scia delle sue esperienze, insieme a un team di professionisti, ha realizzato ex novo quest’applicazione autofinanziata, basata interamente sulle proprie risorse intellettuali ed economiche. È un progetto digitale pensato per famiglie, educatori e terapisti. Al suo interno si possono trovare materiali audio visivi da reinvestire nel segno della pratica educativa e riabilitativa.
Attraverso la musica si accompagneranno i personaggi, Tum e Pa, nel Regno di Musiké, un mondo tutto da scoprire.

Nella seguente intervista, Luigi Giova (L.G.) ci farà scoprire il mondo Tumpa e i progetti a esso legati.

Cos’è Tumpa e quando è nata?
L.G: Circa due anni fa ho avuto l’idea di realizzare quest’applicazione, “Tumpa”.
Volevo creare uno strumento che genitori e educatori potessero avere a portata di mano con canzoni, video-tutorial e audio storie da consultare e utilizzare per riprodurre un aspetto, per studiarlo e reinvestirlo col proprio piccolo o con l’alunno. C’è differenza tra dare un cellulare in mano ad un bambino per fargli passare il tempo con dei video e guardare per poi riprodurre quei video insieme. Questo è un po’ il senso dell’applicazione.
È materiale non propriamente didattico in cui sono mostrate delle buone pratiche. Si tratta di video in cui mostro la mia esperienza di essere, non tanto per i bambini o per le altre persone, ma con le altre persone. Questa è una cosa che stiamo perdendo. La musica ci aiuta a essere “con”! Ascoltare musica con un’altra persona implica un’interconnessione. Noi spesso facciamo per i bambini, ma dimentichiamo di fare con loro.

Non è quindi sbagliato pensare che questo progetto miri anche a rieducare un mondo in cui i social e il digitale si siano quasi completamente sostituiti alle relazioni umane fisiche?
L.G.: Credo che la speranza di un mondo fatto in un certo modo derivi dai bambini. Ma in che modo investiamo noi stessi in questo?
Oggi molti bambini hanno difficoltà ad affrontare e gestire i sentimenti e purtroppo sono cose che imparano da noi adulti. Viviamo in un mondo un po’ strano e complicato tra analogico e digitale. Io certamente sono un fautore del digitale, ma questo è uno strumento e come tale bisogna usarlo nel limite della necessità. Spesso invece di dare solo una mano e a essere un sostegno, il digitale tende a sostituirsi. Questo è il vero dramma! Il dramma di andare a cena e vedere bambini con il cellulare in mano, mentre i genitori cenano o anche mentre svolgono attività insieme. Questa è una perdita di opportunità perché magari puoi utilizzare uno smartphone per riprodurre una canzone e cantarla poi insieme o vedere un video per poi commentarlo o riprodurlo insieme. Stiamo mettendo in gioco il nostro futuro anche come necessità di esserci!

Perché il nome Tumpa?
L.G.: Beh, ero alla ricerca di qualcosa d’incisivo, forte, chiaro, breve, che soprattutto avesse a che fare con la musica. Il mio percorso è sempre stato incentrato sulla presenza, sul suono come corpo. Solitamente la prima cosa che mi dicono è “io non so cantare” e poi scopriamo che, in realtà, basta battere le mani per trovare e creare qualcosa che abbia un senso musicale che ci interconnette. “Tumpa” mi è sembrata la cosa più vicina al suono di tutti! È qualcosa alla portata di tutti, è il suono del nostro corpo. L’idea di un nome che evochi un suono universale che ci accumuni: Tum – Pa, batto con il piede e faccio clap con le mani.

Qual è l’obiettivo principale dell’App?
L.G: Il focus principale come pensiero è l’empatia, cioè l’esercizio dell’empatia. Per farle un esempio, non le nascondo che sto lavorando anche molto con le aziende i cui dipendenti hanno bisogno di creare. La creatività si ha sì innata, ma è comunque una cosa che va allenata! Molte mi chiedono di far vivere ai dipendenti delle esperienze d’interconnessione e relazione tra loro, come esercizio dell’empatia e dell’incontro. Ciò significa avere e perseguire obiettivi lavorando insieme.
Di base la musica dà l’occasione per stare insieme e per unire. Credo che sia uno dei pochi linguaggi universali e accessibili a tutti.

Come le è venuta l’idea di creare questa piattaforma?
L.G.: Il principio che ha animato questo progetto è stato creare uno strumento di condivisione di buone pratiche attraverso l’arte in genere, in particolar modo tramite la musica, la narrazione e la drammatizzazione. Doveva essere uno strumento d’interconnessione tra generazioni o comunque tra persone, che fossero soprattutto il mondo degli adulti e quello dei bambini, anche molto piccoli. Uno strumento che fosse per le famiglie anche in senso ampio, quindi nonni, educatori e operatori dell’infanzia, come insegnanti o altre nuove figure che si sono fatte strada negli ultimi anni.
Luigi GiovaSulla scia del mio lavoro degli ultimi anni, mi sono convinto di come la musica fosse uno strumento d’intermediazione molto importante, anzi addirittura di riabilitazione. Ci appartiene in quanto persone che nascono in una dimensione sonora che è quella della vita intrauterina. Quando siamo nel pancione, la nostra prima interconnessione col mondo, sia interna sia esterna, è fatta di esperienze sonore, oltre che ovviamente biologiche e fisiologiche. Il battito cardiaco della mamma, la respirazione, i suoni che arrivano dall’esterno… Non si parla tanto di musica, ma proprio di fenomeni sonori. Tutto questo forma un’identità sonora che ci caratterizza e che può essere utilizzata come strumento di educazione, d’incontro, d’interconnessione con gli altri e addirittura, in molti casi, di riabilitazione. Nell’Alzheimer, ad esempio, la musica va a interagire molto sulla memoria dei “cervelli antichi” che sono attivi nelle persone che hanno perso la memoria per demenza e che con la musica riescono ad attivare canali che avevano perduto. Lo stesso vale per i bambini che hanno difficoltà di concentrazione e applicazione o gli iperattivi, per non parlare dello spettro autistico. La musica diventa un elemento di elaborazione, di concentrazione e anche di relazione. Non parlo ovviamente dell’aspetto performativo, cioè cantare o suonare più o meno bene, ma piuttosto utilizzare la musica come strumento da modellare per stare insieme.

All’interno dell’App, sono indicati molti progetti legati a essa! Di cosa si tratta?
L.G.: Sì, all’interno di Tumpa sono nati molti progetti!
C’è una costola che si chiama “Musicalmente. Si tratta d’incontri in cui si cerca di destrutturizzarci attraverso la musica, condividendo una storia o un tema. Si lavora insieme in modo creativo attraverso corpo, voce e disegno per creare qualcosa con persone che non conosciamo.

Tumpa tumC’è anche un progetto editoriale. Il libro che per il momento abbiamo realizzato è “Tumpa tum”, un albo illustrato, che percorre la genesi dei protagonisti, Tum e Pa. Con i suoi contenuti digitali, ha lo scopo di accompagnare bambini e adulti in un viaggio attraverso un mondo fatto di ritmo, vocalità e danza. Non deve essere un lavoro fine a se stesso con la sola lettura, ma è un libro da leggere, giocare, suonare e cantare insieme.

Infine abbiamo realizzato un progetto che si chiama “Tumpa in famiglia”. Quest’ultimo ha il focus proprio sulla famiglia, raccoglie una serie di video da sperimentare in casa tutti insieme, con i propri figli.

Perché un’App e non un’altra piattaforma?
L.G.: Le App ormai sono una realtà già storicizzata. È uno strumento che può essere scaricato su tutti i dispositivi e utilizzato facilmente ovunque e in qualunque momento. Credo che ormai la musica, nella stragrande maggioranza, sia riprodotta tramite cellulare, quindi mi sembrava una scelta quasi obbligata. Serviva uno strumento in cui poter mettere insieme video, audio e strumenti d’interazione. Questa mi è sembrata la cosa più rapida e di più facile fruibilità .
All’inizio ho cercato anche altri strumenti interfacciandomi con programmatori e società di programmazione, fino a quando ho trovato una realtà del territorio, dei ragazzi che lavorano a Roma, ma sono di origini beneventane, che si occupano dello sviluppo di App. Mi piaceva l’idea di realizzare insieme qualcosa che partisse da una realtà di provincia, da parte di chi ha fatto esperienza anche altrove.

Pensa che il non aver fatto un evento fisico abbia influito o le abbia tolto visibilità?
L.G.: Purtroppo non abbiamo mai fatto un evento fisico di presentazione del progetto Tumpa. Siamo nati in piena pandemia. Posso, però, anticiparle che abbiamo in programma di organizzare un evento prossimamente.
Le attività che propongo sono molto legate all’esperienza di condivisione fisica. Al contrario di quello che si crede, pur essendo questo un prodotto con identità in gran parte digitale, è uno strumento di approdo secondario. La maggior parte di utenti di Tumpa sono persone che hanno conosciuto questo mondo, incontrandolo tramite diverse vie. Magari hanno sentito una canzone, hanno assistito a una mia lezione o d’insegnanti che ho formato e poi hanno voluto conoscere questo mondo, hanno approfondito e sono approdati sull’App. Un po’ il progetto iniziale era proprio questo!
Sicuramente la pandemia ha influito. Ci sono dei progetti che di tanto in tanto faccio, un po’ per promozione e soprattutto perché il discorso della condivisione è qualcosa in cui credo. In generale, prima della pandemia, ho sempre fatto delle attività fisiche in occasione di alcune ricorrenze, di festività che in alcuni territori sono più sentite o che negli ultimi anni hanno assunto un significato più intenso. Un esempio è stato in occasione dell’ Earth Day.
Non potendole più fare in maniera fisica, abbiamo lanciato dei contest chiedendo agli utenti Tumpa storici di partecipare con la loro testimonianza di bellezza. È un po’ proprio questo il senso! Dire agli altri che hanno questo sentore dentro di sé, che si può stare CON gli altri in un certo modo, magari attraverso la musica. Bisogna per far capire a tutti che ci sono persone che lo fanno in questo modo e anche loro possono essere testimoni di bellezza o semplicemente, nel proprio piccolo, portatori di condivisione di bellezza attraverso la musica.
Un esempio è stato proprio il video e la canzone “La Giornata della Terra”, con la partecipazione della cantante Giada Lepore che nell’anno pandemico ha avuto molto successo sui social. Il video ha girato tantissimo nelle scuole italiane.
L’ultimo progetto è stato quello della “Festa della Mamma”. Alcune parti le faccio con mia figlia come sempre, proprio per mettermi in gioco in primis io con lei e anche per essere testimone rispetto a tanti papà che spesso sono reticenti e che credono che l’educazione sia una cosa da donna. È stata un’occasione per mettere insieme alcune mamme del mondo Tumpa che hanno condiviso un po’ della loro bellezza con i loro bimbi.

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