La povertà intono a noi

La povertà è un fenomeno ritenuto troppo spesso lontano dalla nostra quotidianità, come un qualcosa che riguarda popoli e Paesi lontano dal nostro e che, in qualche modo, non ci riguardano. Gli ultimi dati Istat mostrano risultati differenti. Si stima che in Italia, al momento, vi siano più di 4.5 milioni di poveri, famiglie che fanno fatica a pagare un affitto, addirittura a garantire un pasto al giorno ai propri figli ed un tetto stabile sopra la propria testa.

Numerosi sono stati i licenziamenti collettivi che hanno colpito i lavoratori negli ultimi anni e altrettanto gravosa è la situazione che si profila agli occhi dei “nuovi lavoratori”. Questi ultimi per la prima volta si affacciano sul mondo del lavoro, un mondo che non garantisce più un posto stabile, provocando una serie di conseguenze che si ripercuote in vari ambiti della vita dei giovani che sperano ancora di poter costruire un futuro nel proprio Paese. Numerose sono anche le testimonianze di lavoratori che dall’oggi al domani si sono trovati senza un posto fisso e che in seguito sono stati costretti ad adeguarsi a lavori instabili, mal retribuiti e spesso nemmeno in regola, pur di garantire un pasto caldo alla propria famiglia. Lavoratori, quindi, che al termine di quegli impieghi non avranno una stabilità tale su cui poter contare per vivere in serenità l’età pensionabile.

Ci si chiede se esistano tutele previste dalla legge per far fronte a tali degenerazioni e se, effettivamente, esse abbiano una concretizzazione reale.
Dal 1° Dicembre 2017 è possibile presentare domanda per ricevere il Reddito di Inclusione, ReI, che è stato reso operativo dal 1° Gennaio 2018. Per la prima volta in Italia è prevista l’applicazione di uno strumento universale contro la povertà, utilizzato già in precedenza da molti altri paesi europei.
Il decreto contiene tutte le linee guida di applicazione del ReI.

A CHI E’ RIVOLTO IL ReI?

Il Reddito di Inclusione è “condizionato alla prova dei mezzi sulla base dell’indicatore della situazione economica tenendo conto dell’effettivo reddito disponibile e di indicatori della capacità di spesa, nonché all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all’affrancamento della condizione di povertà”. E’ rivolto sia a cittadini italiani che ad extracomunitari se in possesso del permesso di soggiorno da almeno 5 anni. In sintesi si deve avere un livello di Isee inferiore a certi parametri, essere residenti in Italia da almeno 2 anni ed essere disponibili all’inserimento in un programma di riabilitazione per far sì che, nel breve periodo, gli assistiti trovino una nuova occupazione stabile.

QUANTI SOLDI PREVEDE IL ReI?

Per un singolo individuo è prevista una cifra che va da 552 euro al mese fino ad un massimo di 819 euro. Per una famiglia di quattro persone da un minimo di 1098 ad un massimo di 1534 euro. Per l’erogazione del pagamento è prevista una carta di pagamento utilizzabile in supermercati, farmacie, negozi di alimentari, uffici postali ed altro.

IN CHE MODO VIENE EROGATO IL ReI?

Il Comune deve raccogliere la domanda, verificare i requisiti necessari per la richiesta, inviare all’Inps la domanda entro 15 giorni. L’inps deve poi verificare tali requisiti in 5 giorni massimo. In caso positivo viene inviata alle Poste la disposizione per l’accredito.
Il ReI, inoltre, può essere erogato per un massimo di 18 mesi e devono passare almeno 6 mesi prima che, in seguito al termine di erogazione, possa essere applicato nuovamente.

IL ReI STA FUNZIONANDO?

Il professore Stefano Zamagni ritiene che non basti garantire un Reddito di Inclusione per appianare le disuguaglianze economiche e sociali che colpiscono l’Italia. Egli ritiene che l’unica via per modificare tale situazione sia quella si trasformare quattro parti della macchina : il sistema fiscale, il sistema del welfare, il sistema scolastico ed il sistema nord/sud. Per combattere la povertà Zamagni ritiene che si debbano percorrere tre strade: quella rivoluzionaria, quella del riformismo e quella trasformazionale. In Italia si utilizzano misure “tampone”, non esaustive per trasformare il problema alla radice.
Nonostante alcune riforme siano state approvate, la lotta alla povertà e alla disuguaglianza è ancora lunga, soprattutto fin quando continueremo a chiudere gli occhi e a tamponare le ferite senza garantire dei medicinali efficaci per cicatrizzarle.

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