Tra le spinte che hanno portato all’intervento della Russia in Ucraina vi è la retorica di Putin su una presunta “denazificazione” del paese, in linea con l’idea di una sorta di “gloriosa operazione patriottica”.

Putin ha fatto un discorso che sostanzialmente ricrea l’immaginario dello zar, l’Unione Sovietica e lui in un’unica grande narrazione storica dell’imperialismo russo. Ma questo in effetti non ha a che fare con la “denazificazione” dell’Ucraina, che non è affatto nazificata, pur avendo certamente una presenza importante di forze neonaziste.
Il concetto di denazificazione sembrerebbe piuttosto supportare il consenso attorno alle sue virate imperialiste.

Ma da cosa derivano allora questi riferimenti del leader a capo della Russia? C’è un fondo di verità? Anche se, chiaramente, si tratta di un pretesto propagandistico russo per contenere il dissenso, vista la rischiosa manovra dell’avviata “operazione speciale in Ucraina”.

Uno scontro con le mere forze neonaziste sarebbe vertiginosamente impari in confronto all’esercito russo.
Si tratta principalmente del partito neonazista Svoboda, ma anche dei combattenti dell’Azov.

Il partito Svoboda
Svoboda costituisce la formazione più antica, alle origini denominato “Partito socialnazionalista d’Ucraina”. Durante la rivoluzione arancione ha assunto un ruolo di spicco e si è rinominato “Svoboda”. Il suo logo è il gancio di lupo, simboli che assieme al sole nero oggi creano una immediata associazione al neofascismo e neonazismo a livello mondiale (utilizzato ad esempio anche in Italia da Forza Nuova).
Stiamo parlando di un partito neonazista, omofobo, xenofobo, contrario all’aborto e che sostiene il diritto di portare le armi. Dal 2010 i dirigenti di Svoboda compirono una svolta ideologica, diventando sostenitori dell’entrata dell’Ucraina nella NATO, in funzione antirussa. Essi riuscirono successivamente, abbracciando il sentimento antirusso e attuando una campagna d’odio, ad ottenere un certo successo (38 deputati nel 2012).
Quando scoppiarono le proteste di Maidan poi parteciparono tra le fila delle forze presenti nel governo ad interim guidato da Turchynov (2014).
Ma la loro presenza dura poco, dopo la parentesi del governo provvisorio Poroshenko li caccia via rapidamente e questo rappresenta la fine di Svoboda che alle elezioni del 2019 scende al 2,15 ottenendo un solo deputato, il loro leader Tjahnybok.

Anche se ancora presente in alcuni parlamenti regionali, si tratta di un partito oggi molto piccolo, che però è stato molto abile a cavalcare l’onda dell’opposizione e del sentimento antirusso, che si è largamente consolidato in Ucraina.
Ma bisogna precisare come, anche se siano di fatto ininfluenti sul piano politico, continuino ad essere molto presenti in particolare fra le milizie antirusse che combattono al confine con le repubbliche separatiste del Donbass, di recente indipendenza peraltro riconosciuta da Putin. Lo stesso vale per le milizie naziste di Pravy Sektor. Parliamo di un gruppo informale, tollerate se non addirittura sfruttate dall’esercito ucraino per ragioni di contenimento dei disordini interni e di controllo nei loro stessi confronti. Le squadriglie sono ben equipaggiate e ricevono rinforzi anche da combattenti neonazisti provenienti dal resto d’Europa.

Il movimento dell’euromaidan
Nelle proteste antirusse e pro Europa di piazza Maidan (2014) erano presenti anche non pochi esponenti di forze di estrema destra, se non espressamente neonaziste. Quale peso ha avuto la presenza di queste forze?
Con la rivolta il panorama del nazismo ucraino si diversificò e nacquero altri piccoli gruppi oltre alla tradizionale formazione egemone e più antica, costituita da Svoboda.
La caratteristica principale in questa strana svolta atlantista ed europeista, per quanto strumentale e solo in funzione di contrasto alla Russia, fu quella di portare i vari gruppi neonazisti ucraini ad allontanarsi dalla linea politica seguita dagli altri esponenti di estrema destra europei (da Salvini a Le Pen).

 

Il battaglione Azov
L’Azov è un corpo di milizie nato ad opera di Andriy Biletsky, un militare conosciuto con il nome di “Führer bianco” e sostenitore della purezza razziale in Ucraina. Inizialmente era una milizia volontaria e non ufficiale formata da ex paramilitari, trasformatosi in un movimento politico neonazista.

Nel 2014 venne anch’esso integrato nell’esercito nazionale per contrastare i ribelli ucraini filorussi nel Donbass. Si macchiò di terribili atrocità anche contro i civili (Secondo Amnesty international e l’Osce: Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa).
Ancora oggi il reggimento appartiene alla guardia nazionale ucraina, nonostante fu accusato di quei crimini. Biletsky ottenne il grado di colonnello e una medaglia al valore per aver diretto la squadra probabilmente più efficace al fronte. Egli ha inoltre dichiarato di essere un uomo di destra ma di non considerarsi né nazista né fascista. Quanto ai crimini di guerra, non li ha riconosciuti e anzi ha detto che i suoi uomini “si sono sempre comportati da cavalieri, al contrario dei russi”.

E’ stata proprio la presenza di tali combattenti a permettere a Putin di poter parlare di “operazione militare speciale per smilitarizzare e de-nazificare l’Ucraina” e ancora a definire il territorio ucraino come “compromesso da elementi nazisti su base ampia”.

Zelensky, da sempre amico di Israele, si è opposto a questa definizione sottolineando il fatto che sia lui che il suo primo ministro sono di origine ebrea.
Ancora oggi l’Azov mantiene i simboli che ricalcano quelli delle SS naziste sopra al così detto “sole nero”, un altro emblema molto caro ad Hitler.

Ma queste formazioni non possono tornare ad avere un ruolo di primo piano almeno paragonabili ai tempi di Maidan.
La realtà dimostra come il movimento sia piuttosto capace di attivismo e abile nell’ottenere visibilità tramite le telecamere occidentali, ma per il resto controllato e contenuto da Kiev. Il battaglione venne infatti utilizzato per sfruttare al meglio le milizie che si sono rivelate cruciali per porre il freno all’avanzata dei ribelli nel Donbass.

Allo stesso tempo esso potrebbe trasformarsi in un’arma a doppio taglio per il governo ucraino, che potrebbe trovarsi a dover scendere a compromessi con queste forze per mantenere l’ordine pubblico. Per esempio gli ultranazionalisti non vogliono che Kiev conceda troppo nelle trattative con i russi. La storia insegna come in questo territorio basti scendere in strada per mettere in crisi il governo, ancor più se si pensa alle rivolte che gli ucraini sono disposti a fare.

Un’altra formazione di estrema destra è il partito milizia “Ascia Democratica”. Tale gruppo si era detto pronto ad utilizzare le armi contro l’invasore e non accetterebbe una linea troppo morbida nei confronti di Mosca.
Lo abbiamo visto, l’Ucraina non è disposta a concedere molto e preferisce resistere.

L’influenza delle forze naziste e fasciste in Ucraina
Sembrerebbe che questi gruppi abbiano una certa influenza sulla società ma non la tradizionale influenza dei partiti politici veri e propri. Sono molto inclini alle proteste, anche violente, e ciò significa che non dare concretezza alle loro aspirazioni potrebbe significare un ulteriore inasprimento e diversificazione degli scontri nel paese.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, già impegnato con la minaccia esterna deve prestare attenzione anche a quella interna, i destabilizzatori nazionalisti. I politici di Kiev temono forse più il popolo ucraino che l’esercito russo.

Dal canto suo, Zelensky aveva anche accusato Ascia democratica di un tentato colpo di Stato che si sarebbe dovuto verificare i primi di Dicembre.
Giustificare o romanticizzare l’interventismo russo o sovrastimare l’influenza di questi segmenti neonazisti sarebbe irrealistico in quanto trascurerebbe l’intricata storia del paese che dal 1991 ha scelto l’indipendenza e successivamente ha portato una quota di persone a volere l’indipendenza da Kiev e altre ancora una annessione alla Russia.

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