La questione climatica

L’emergenza climatica è divenuto ormai un tema all’ordine del giorno; a partire dalle molteplici manifestazioni come “FridaysForFuture” e le toccanti parole di Greta Thunberg, le questioni climatiche raggiungono anche le voci dei giovani. Ma cosa si intende realmente per “cambiamento climatico”?

In che modo l’uomo impatta sul “climate change”?

Più semplicemente si parla di cambiamento climatico quando si verifica un tempestivo aumento della temperatura, dovuto ad alcuni gas come anidride carbonica e metano che generano cause in primo luogo ambientali, ma anche sociali e geopolitiche.

È opportuno chiedersi, in quale misura, la situazione odierna del surriscaldamento globale è dovuta alle attività contaminatrici dell’uomo.

Va sottolineato, che in natura c’è già la presenza di alcuni gas, chiamati ‘gas serra’; questi infatti agiscono prendendo l’energia solare per poi catturare il calore emesso dalla terra senza aver ritorno nello spazio. Questi gas quindi, ancora presenti nell’atmosfera, generano un incremento dell’effetto serra che porta poi ad un successivo aumento della temperatura globale. Globale, poiché ovviamente si parla di quantità enormi di gas; tra questi però è opportuno dire che a causa delle azioni inquinanti dell’uomo, come la deforestazione, la combustione di fossili, l’allevamento del bestiame, l’impatto sulle coltivazioni ed i gas nocivi, provocano una situazione climatica sempre più al margine.

Un passo indietro nel tempo: gli accordi sul clima

Ad oggi, importante è sicuramente il “Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), agenzia specializzata delle Nazioni Unite, che da tempo opera per una maggiore tutela ambientale ed un uso sostenibile delle risorse naturali; ma come ben sappiamo, in modo semplicistico possiamo dire che le principali svolte in ambito climatico sono state date dal Protocollo di Kyoto prima, e dall’Accordo di Parigi poi (tralasciando gli innumerevoli accordi che hanno accompagnato entrambi gli incontri).

Il Protocollo di Kyoto è stato firmato nell’11 dicembre del 1997, da più di 160 stati, ma entrato in vigore solo il 16 febbraio del 2005, dopo la rettifica della Russia. Per l’entrata in vigore del protocollo, si richiedeva la rettifica di 55 nazioni che avessero prodotto almeno il 55% dei gas inquinanti. La situazione attuale riporta che i paesi aderenti sono 176 e comportano il 63,7% delle emissioni globali di gas serra. Curioso è il caso degli USA, che pur non aderendo al patto, sono responsabili del 36,2 % del totale delle emissioni.

Per quanto riguarda l’Accordo di Parigi, si tratta sempre di un accordo che nel comparto ambientale, tratta l’emissione dei gas serra a partire dal 2020. È definito tra stati membri della Convenzione del quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC); l‘obiettivo dell’Accordo di Parigi, in un’ottica di lungo periodo, è quello di assimilare l’aumento della temperatura media globale al di sotto della soglia di 2 °C, di limitarne l’aumento a 1.5 °C, con il fine di ridurre i rischi ed effetti climatici negativi.

Le conseguenze dell’accumulo dei gas sulla Terra

I rischi per quanto riguarda la terra sono molteplici. Innanzitutto, l’impatto viene percepito in modo diverso ma in ogni territorio, dove i principali protagonisti colpiti sono l’agricoltura, le acque, ma anche la salute stessa dell’uomo.

Una grande causa del surriscaldamento globale è ovviamente lo scioglimento dei ghiacciai, dove secondo l’ultimo avvertimento dell’ONU è destinato a crescere ancora.
L’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), ha constatato che gli oceani sono già stati plasmati e la temperatura degli stessi, è aumentata drasticamente; questo spiega il perché delle piogge più intense. Anche la temperatura del ghiaccio sta cambiando; il mutamento dei ghiacciai, oltre a provocare scarsità di risorsa idrica, impatta sul benessere delle popolazioni viventi in territori circostanti.

Notiamo infatti come il cambiamento climatico e le caratteristiche degli ecosistemi oltre a risultare nocive per le specie animali e l’ambiente circostante, lo sono anche per l’essere umano.
Ed è proprio qui che è opportuno soffermarsi: in che modo il cambiamento climatico impatta l’essere umano? A livello globale, con la mortalità, che in Europa sembra destinata ad aumentare, con la possibile trasmissione di patologie ma anche più semplicemente con maggiore vulnerabilità da parte dell’uomo per quanto riguarda la percezione di “ondate di caldo” estreme. Ma anche con l’aumento di costi dovuti a riparazioni da incendi o alluvioni che comportano perdite economiche notevoli. Inoltre, incide con la perdita di risorse naturali, che per alcune popolazioni sono di vitale importanza. I rischi quindi possono essere molteplici, dal rischio idrologico, a quello di incendi, alle forti precipitazioni e così via.

L’emergenza oggi: come questa situazione ha preso spazio nei giovani

Seppur l’innalzamento delle temperature è un fenomeno che colpisce direttamente le fasce più anziane, è opportuno affermare che indirettamente, o meglio sensitivamente, il tema dell’emergenza climatica è ormai il “più ambito” nella fascia giovanile. Numerose le manifestazioni e le campagne di sensibilizzazione al tema, dal Canada a Buenos Aires e attraversando gran parte dell’Europa, i giovani si riuniscono per dare voce alla questione che più di tutte è sulla bocca di tutti. Curioso è proprio come i più giovani, seppur “meno consapevoli” si sentano le vittime principali della situazione attuale; ed effettivamente è proprio così. Il cambiamento climatico come problema globale, è divenuto oggi il peggior nemico di tutti noi. Sicuramente richiede manovre necessarie a livello governativo, per sensibilizzare il tema in maniera omogeneo nei diversi territori e nelle diverse famiglie portando accurate soluzioni, che se pur ritenute “banali” nel breve periodo, saranno efficaci nel lungo, nell’ambito dell’edilizia, trasporti ed industria.

Impossibile quindi non porre l’attenzione sulla protagonista dei nostri tempi, la ragazza svedese 16enne che si è resa protagonista di questa tragica situazione, Greta Thunberg. A lei forse si deve questo meritevole interesse dei giovani ad un tema così importante e che effettivamente sta divenendo sempre più di rilievo. In che modo combattere nel piccolo questa situazione? Forse basterebbe davvero, come in primis fa la ragazza, prendere la bici un po’ più spesso, evitare sprechi superflui ed avere più cura nel riciclo e nell’alimentazione. Sarà, ma molto spesso questo sembra poco, o altrettanto spesso l’allarme dell’emergenza climatica non arriva a scuotere la sensibilità di tutti, per dare anche nel piccolo, una partecipazione. Di per certo, questo tema accompagna ormai gran parte del pianeta; è forse da qui che bisogna ripartire con politiche ambientali più efficaci ed in un’ottica di interdipendenza statale volta ad un traguardo comune; le scelte politiche hanno infatti ricadute sul territorio, sull’ambiente e conseguenze sulle nostre scelte quotidiane; ed è proprio per questo che per raggiungere gli obiettivi prefissati dagli accordi, c’è bisogno di maggior responsabilità e cooperazione al fine di rendere effettive le ambizioni dei trattati stessi, e saldo il futuro delle nuove generazioni.

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