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Era il 30 gennaio 2020 quando venne accertato il primo caso di Sars-Covid19 in Italia, si trattava di due turisti cinesi ricoverati poi presso l’ospedale Spallanzani di Roma; a febbraio 2020 i casi di positività al virus aumentarono esponenzialmente, colpendo con intensità il Lodigiano e il Veneto. Ormai è passato quasi un anno da quando l’ex Premier Giuseppe Conte decise di emanare il DPCM del 4 marzo dove si prevedeva: campionato di calcio da svolgersi a porte chiuse per un mese, restrizioni per cinema e teatri ma soprattutto scuole chiuse fino al 15 marzo. Queste furono alcune delle decisioni che l’ex governo giallo-rosso decise di assumere inizialmente per cercare di contrastare l’espansione della pandemia nel nostro paese che ancora oggi si presenta violenta e crudele. Molte le ripercussioni che si sono venute a creare: il sistema sanitario appare, dopo mesi di relativa tranquillità, di nuovo in affanno in molte regioni; il sistema economico in evidente crisi; ma a preoccuparci al giorno d’oggi, dopo un anno di restrizioni e zone di tutti i colori, è anche il l’aspetto psicologico in particolar modo quello degli adolescenti. La relazione tra il Covid19 e gli adolescenti Direttore responsabile: Claudio Palazzi
La fascia d’età

La fascia d’età tra i 13 e 18 anni risulta essere una delle più colpite dal punto di vista psicologico, causando inevitabili ripercussioni in tutti i nuclei famigliari d’Italia. Tutti, da baldi giovani, saremmo stati felici di saltare un numero considerevole di giorni di scuola, evitare di alzarsi presto la mattina, evitare di prendere i mezzi pubblici, evitare l’interrogazione di quella/quel prof. temuto ma mai nessuno avrebbe pensato di non vedere più i propri compagni per mesi, di non ridere e scherzare con il compagno di banco, scendere nel cortile a ricreazione per prendere una boccata d’aria, mai nessuno  avrebbe pensato di vedersi confinato in casa a svolgere la cosiddetta DAD (didattica a distanza), mai nessuno avrebbe pensato di non poter abbracciare il proprio migliore amico o di non poter celebrare compleanni, cerimonie e festività come il Natale e il Capodanno, mai nessuno avrebbe pensato di perdere un proprio famigliare, un amico, un vicino di casa o semplicemente un conoscente a causa di un Virus.

COSA HA CAUSATO IL COVID19 NEGLI ADOLESCENTI?

Le domande, che sono state poste ad un ristretto gruppo di adolescenti, hanno trovato risposte pressoché simili: tutti affermano di aver cambiato radicalmente le proprie abitudini quotidiane partendo dalle attività di svago che per molti corrispondono ad almeno la pratica di uno sport, si sono visti negare da un giorno all’altro la possibilità di recarsi presso i cinema, i teatri e le piscine.

Tutti gli intervistati hanno espresso il loro risentimento circa il settore dell’istruzione, criticando aspramente la DAD, non tanto nella prima fase della pandemia quando sono stati costretti a rimanere in casa e a svolgere le lezioni tramite un computer, per i più fortunati, altri tramite il telefono dei propri genitori, bensì nella seconda fase quella a partire dal rientro delle vacanze estive, dove una parte studenti italiani si è ritrovata a fare lezione sui tanto decantati e criticati “banchi a rotelle” fortemente voluti dall’ex Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

Tali banchi ad oggi sono oggetto di critica da parte degli adolescenti ritenendo che essi siano stati un vero e proprio spreco di denaro che si sarebbe potuto investire diversamente, come per l’acquisto di un numero maggiore di dispositivi per l’igienizzazione o per potenziare il sistema informatico per una migliore e più funzionale “didattica online”. Sempre rimanendo nell’ambito scolastico le critiche emergono anche per la DAD, spesso le connessioni sono lente, la ricezione del Wi-Fi è scarsa e ciò comporta incomprensioni nel rapporto alunno-insegnante sia sul piano didattico sia sul piano personale, per non parlare poi della poca attenzione che i ragazzi affermano di avere con questa modalità di insegnamento. Critiche anche per la didattica 50-50 ossia la metà della classe in presenza nelle scuole e la restante metà segue le lezioni in DAD, le motivazioni sono le medesime.

Giovani critiche provengono anche per il settore economico, i ragazzi non riescono a trovare una spiegazione al perché i ristoranti, i pub, i locali della movida debbano chiudere alle 18.00 (in tutte le zone eccetto che per le zone rosse, dove le attività di ristorazione non possono aprire neanche in fasce orarie) quando poi i giovani si riversano nelle piazze o nelle principali vie delle varie città italiane assembrandosi e non rispettando le norme anti-Covid. Essi inoltre hanno evidenziato l’importanza dei cosiddetti “Ristori” ossia affermano di come sia corretto risarcire in modo adeguato e proporzionale i proprietari di tutte quelle attività che si sono viste imporre i divieti di apertura. Critiche anche per il sistema dei trasporti come autobus, metro e treni le loro testuali parole sono state: “ alle 7.40 sul 649 direzione stazione Termini (Roma) ci ritroviamo spesso attaccati come sardine. Per me un’alta percentuale di diffusione e contagio del Virus è lì”.

Il Covid19 inoltre ha suscitato nei giovani cambiamenti comportamentali, a partire dal sonno per poi arrivare allo stress, al nervosismo, all’irascibilità, alla noia, all’isolamento e le spiegazioni che si sono dati per i loro comportamenti sono le stesse ossia: mancanza di contatto fisico e visivo con i propri coetanei e con gli altri membri della propria famiglia, mancanza di vita sociale che generalmente era presente per i più giovani nel pomeriggio mentre per i più grandi la sera, mancanza di attività fisica, mancanza di un hobby e in molti è emersa la mancanza di viaggiare, di conoscere e di relazionarsi con nuove persone. Un’altra emozione che hanno e che stanno continuando a provare è la paura, paura di essere contagiati, paura di contagiare i propri genitori ma soprattutto i loro nonni ed infine paura di affrontare la perdita di un proprio caro.

Nonostante questi aspetti abbiano impattato negativamente sui nostri adolescenti, essi hanno affermato anche di sentirsi “cambiati in meglio”, si sentono più responsabili di loro stessi, della loro famiglia e affermano di fare un uso più attento della tecnologia.

CONCLUSIONI

A quasi un anno di distanza dal primo lockdown nazionale, la situazione appare ancora difficile per la nostra Italia, appare difficile per il sistema sanitario, per il sistema economico, per il sistema scolastico. Una situazione che appare ancora difficile per le nostre, ormai, fragili ed esauste menti afflitte giorno dopo giorno da paura, pericolo e preoccupazioni. Spesso abbiamo desiderato di voler tornare indietro nel tempo, nel 2019 magari, quando ancora di Covid19 non vi era traccia oppure vorremmo chiudere tutti gli occhi e svegliarci direttamente a pandemia finita, liberi di andare al mare, magari, e respirare a pieni polmoni senza mascherina, liberi di abbracciarci e stare insieme spensieratamente nel nostro ristorante preferito senza dire al tuo amico: “oh mantieni la distanza di un metro da me”, tutti vorremmo semplicemente tornare ad ESSERE.

Purtroppo non è questo il tempo, ora è ancora il tempo delle restrizioni, dell’accortezza, della pazienza ma anche della speranza, è il tempo di insegnare ai nostri giovani il valore del sacrificio, l’importanza dell’istruzione, la rilevanza della conoscenza e la centralità delle norme. Norme che dobbiamo continuare a seguire scrupolosamente e rigidamente se vogliamo uscire al più presto da questa situazione.

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