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Cosi come accadde per la morte del giovane Mohamed Bouazizi cosi anche oggi l’assassinio di Choukri Belaid ha trasformato il dolore in rabbia. A due anni di distanza dalle proteste popolari che portarono alla caduta di Ben Ali, il popolo tunisino non ha mai smesso di battersi, rivendicando giustizia e libertà. La gravita della situazione si è manifestata con l’omicidio di Choukri Belaid, perché proprio di assassinio si tratta, il dirigente comunista è stato freddato a colpi di pistola davanti alla sua abitazione. I tunisini accusano che il sangue del loro leader macchia le mani del governo e delle forze islamiche. La coalizione al potere in continuità con il passato, accetta gli ordini della Bce e del Fmi, affamando il suo popolo. Il capitalismo islamico, di stampo corporativo, non tollerando nessun interesse e sostegno di classe, risulta il più funzionale al modello produttivo capitalistico. In questo modo il governo poliziesco e corrotto consente alle imprese straniere di saccheggiare il paese. Di fronte alle proteste via via più forti, il governo è ricorso alla più infima repressione, l’annientamento fisico. Cosi è stato pericolosamente innalzato il livello dello scontro. Il governo, dall’anno scorso, ha armato i gruppi paramilitari islamici, come la “ Lega per la protezione della Rivoluzione”, che il 18 ottobre 2012 hanno massacrato a bastonate Lotfi Naguedh. È un errore pensare che questa situazione sia solo di interesse tunisino, un problema politico interno. Al contrario la normalizzazione della Tunisia ha interessi molto profondi, fino a coinvolgere la democratica e benpensante Europa, nell’UE di Bruxelles e nelle industrie che si avvalgono dei distretti produttivi tunisini. È per questo che dopo la marea riversatasi nelle strade della Tunisia nella giornata di   venerdì, anche in Italia, tunisini e non solo si sono dati appuntamento davanti all’ambasciata. In centinaia tra stranieri, studenti, e sindacalisti hanno manifestato la loro rabbia, gridando il nome di parenti e amici scomparsi o imprigionati nella lontana madrepatria. Una donna pregava di avere giustizia per suo figlio, il quale è stato arrestato, malmenato e detenuto senza processo. Ha invocato il nome di Napolitano, chiedendo una presa di posizione netta, per poi accasciarsi a terra. Inutili i tentativi di farla rinvenire, arresto cardiaco. Le ambulanze sono giunte immediatamente sul posto, trasferendola  d’urgenza all’ospedale Sandro Pertini. Il gruppo si è cosi sciolto per sincerarsi delle condizioni della donna, convocando un’assemblea per giovedì 14 febbraio alle 18, nella facoltà di fisica.

 

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