Durante l’annuncio del settantacinquesimo Oscar al miglior film d’animazione, Cameron Diaz disse che se un tempo erano gli adulti ad accompagnare i bambini a vedere i film d’animazione, oggi questi hanno raggiunto una tale sottigliezza e profondità che sono i bambini ad accompagnare gli adulti; presentò poi i finalisti, tra i quali Lilo & Stitch e Spirit, e premiò La città incantata di Hayao Miyazaki.

L’animismo in tre punti dell’opera

Nell’opera l’animismo – lo s’intenda come la credenza in esseri spirituali che animano l’intera natura – si esprime in modo evidente nella presenza di divinità proprie del folklore del Giappone premoderno. Tali creature sono di solito presentate, più o meno esplicitamente, sotto una luce squallida e maligna: le divinità panciute e oziose dirette agli yuyas – bagni termali – e attese da un capannello di donne occhieggianti che sembrano richiamare la sala d’attesa di un bordello; la divinità lurida dall’aspetto di una grande matassa di melma rancida e puzzolente; il dragone agli ordini della crudele strega Yubaba. I personaggi citati appaiono deplorevoli finché la narrazione non disvela la loro identità: le divinità rivolte agli yuyas sono dei kami, rappresentano l’essenza di ogni elemento animato – uomo, animale, etc. – e inanimato – monte, roccia, etc. –, e raggiungono le terme in cerca di ristoro dopo aver lottato strenuamente contro l’avanzare della distruzione capitalistica – si pensi al disboscamento e agli estenuanti prelievi idrici –; la divinità lurida è il nume di un fiume inquinato che, liberato da un’infinità di sporcizia – si nota fuoriuscire dalla melma biciclette, ombrelli e megafoni, rigurgiti della vita consumistica –, può riappropriarsi del suo aspetto di dragone; come la divinità lurida anche il dragone al servizio della strega è il nume di un fiume, Yubaba si serve di lui mediante un maleficio.

L’ambientalismo e la questione sociale

Sulla base di ciò che è stato detto, i primi due casi denunciano le afflizioni che l’uomo e il progresso smodato riservano alla natura, evidenti nella grande fatica dei kami – Miyazaki in un’intervista del 2014 disse: <<presumo che le divinità del folklore giapponese, proprio come gli uomini d’affari, abbiano bisogno di fortificarsi in acque calde prima di andare a lavorare. Naturalmente gli dei desidererebbero rimanere a mollo più a lungo ma sono costretti a uscire quando si conclude il fine settimana>> – e nel fiume brutalizzato – l’immagine della divinità asfissiata dalla melma sudicia sembra richiamare l’immagine di un animale intrappolato nel petrolio, si pensi alla somiglianza con la foto del pellicano bruno di Grande-Terre Island, Louisiana, vittima del disastro della Deepwater Horizon. Per quanto riguarda invece il terzo caso, ulteriori informazioni sono in grado di stimolare una lettura non soltanto ambientalista ma anche sociale; si scopre infatti che il dragone imbrigliato da Yubaba è Haku, un giovane costretto al lavoro nei bagni termali di cui la strega è proprietaria. L’infinità di ospiti, la vorace caldaia a carbone, le larghe vasche, le acque preziose, le pile di piatti fumanti sfornati e serviti dai camerieri in corsa, sono elementi di una mastodontica e inquinante struttura produttiva al cui vertice c’è Yubaba, in questa lettura la sfruttatrice proprietaria dei capitali.

L’animismo alla base dell’ambientalismo

Se l’animismo costituisce la salda ossatura dell’opera, le sue numerose interpretazioni ambientaliste ne sembrano strutturalmente dipendenti; se infatti il film è largamente inteso come portatore di messaggi di salvaguardia dell’ambiente e di condanna dell’espansione consumistico-capitalistica, è bene ricondurli a un’intima e millenaria cultura per cui l’uomo giapponese tende ad avvertire con la natura un legame spirituale improntato alla cura e alla devozione.

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