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“Quando ha inizio la vita?” “Il bambino sul grembo quando viene considerato come una persona?” queste sono una delle poche domande che tutti si pongono quando si parla di gravidanza ma ancora oggi non vi è sostanzialmente una risposta poiché dipende da persona a persona su come viene concepito e interiorrizato tale argomento, ed è attorno a queste domande che si sviluppa l’argomento dell’aborto, e allo stesso tempo un problema che porta a mettere in crisi e a valutare i diritti di una doma e del nascituro. L’aborto è un argomento fortemente dibattuto e contestato poichè dalla maggior parte delle persone è considerato come un “infanticidio”, ossia l’uccissione di chi è già nato. Questo argomento sia in passato che oggi rappresenta una delle più grandi questioni che preoccupa il mondo, e allo stesso tempo crea discussioni e divide l’opinione pubblica tra chi è favorevole o meno a tale atto. Le donne e l’aborto Direttore Claudio Palazzi

La parola aborto deriva dal latino è significa “venire al mondo prima del giusto tempo”, ed è l’interruzione della gravidanza, con la rimozione del feto o dell’embrio dell’utero. L’aborto può avvenire per cause natuali, quindi in questo caso si parla di aborto spontaneo, o può essere causato intenzionalmente e quindi per volonta umana e in questo caso si parla di aborto indotto. E vi sono diverse associazioni come l’associazione pro-life, che sono a favore della vita e che a livello nazionale che internazionale si oppongono alla pratica dell’aborto in quanto lo considerano un omicidio, e quelle pro-choice, che difende il diritto alla scelta, all’aborto sicuro, alla salute riproduttiva e ritengono che sono le donne ad avere il diritto di decidere. 

Bisogna mettere in evidenza che il tema e l’interruzione delle gravidanze venivano praticate, di fatti già nei secoli precedenti e tale tema nasce con la storia dell’uomo. 

Il primo paese a legalizzare l’aborto fu l’Unione Sovietica con Lenin, il quale attraverso questo atto cercava di controllare le nascite, e gli stessi passi vengono seguiti da altri paesi ma con motivazioni diverse come per esempio la Germania di Hitler che attraverso la norma abortitistica cerca di salvaguardare la purezza della razza ariana, o quella della Cina comunista, che nel 1979 approvo la politica dell’unico figlio. 

Fino al 1975 l’aborto in Italia era considerato una pratica  illegale ed era uno degli ultimi paesi a considerarlo un reato.  E questo portava alla diffusione degli aborti clandestini, provocando così la morte della maggior parte delle donne che si sottoponevano a tale pratica in quanto venivano utilizzati mezzi e strumenti non idonei alla situazione ed erano costrette a rimanere in silenzio poiché in base al codice penale esse commettevano un reato nell’interrompere una gravidanza.  Tuttavia, solo nel novecento, si è diffusa la tesi che lo Stato italiano debba garantire a tutte le donne la possibilità di scegliere e quindi avere la possibilità di decidere liberamente se interrompere o oppure no le proprio gravidanze. 

Ed al giorno d’oggi l’interruzione volontaria delle gravidanze è un atto legale su richiesta delle donne, ma solamente se viene effettuata entro i primi 90 giorni dal concepimento, ma qualora vi fossero delle complicazioni naturali come la malformazione del feto o se mette a rischio la vita della donna in questione l’aborto può essere effettuato. E il 22 maggio 1978 veniva approvata la  legge 194 , attraverso la quale si riconosceva alle donne la possibilità e quindi il diritto di interrompere, gratuitamente e nelle strutture pubbliche adeguate, la gravidanza indesiderata o non voluta, ma ad oggi è il medico in questione che per motivi di coscienza si rifiuti di interrompere la gravidanza, creando così un tasso elevato di non applicazione della legge. E’ dunque necessario, intervenire per trovare un equilibrio che disciplini l’obiezione di coscienza e garantisca alle donne la totale libertà di scegliere e decidere per il proprio corpo, ma soprattutto che le donne abbiano il potere  su se stesse. 

Ma bisogna anche mettere in evidenza che la società è fortemente influenzata dalla presenza della chiesa e della religione cattolica, poiché non veniva concepito la possibilità delle donne a rifiutare e a venir a meno al loro dovere di procreare.  Ma in passato grazie ai movimenti femministi, i quali protestano vivamente per le piazze di ogni paese, che questa visione era inconcepibile riuscirono a infrangere il muro del silenzio che circondava questo argomento. Nonostante vi siano state delle vittorie o comunque dei grandi passi in avanti ad oggi papa Francesco in un intervista con i giornalisti ha affermato che l’aborto è un omicidio e che la chiesa non cambia la sua posizione su questo argomento e lo condanna come un atto contro la vita. E riguardante a questo argomento egli posse due domande importanti: “E’ giusto fare fuori una vita umane per risolvere un problema?” “E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema?” e quindi considera l’aborto un omicidio con sicario e afferma che la vita è sempre sacra e inviolabile. Tutto questo ha aperto un conflitto con la legge 194, in quanto viene citato il diritto del concepito, e si cerca di modificare o addirittura abrogare tale legge, poiché la chiesa cattolica considera che la vita umana parte dalla fecondazione. Inoltre la chiesa si è scagliata e ha criticato fortemente l’utilizzo della pillola del giorno dopo poiché considera anche tale mezzo un reato contro la vita. 

 Nonostante attualmente sia in vigore la legge 194, il 17 e 18 maggio 1981 vi furono due referendum che prevedevano la modifica o l’abrogazione della legge ma gli italiani dissero di no ai quesiti che volevano modificare la legge 194, ma ancora oggi l’Italia ne discute a riguardo e una delle prove evidenti come detto in precedenza e che in Italia è sempre più difficile l’aborto e che in alcune zone è pù difficile che altrove, in quanto il comitato della carta sociale euopea, organo del Consiglio d’Europa, affermò che i dati forniti dal governo non dimostrano che il personale medico specializzato forniscano i servizi sufficenti. Quindi in Italia la legge dell’interruzione volontaria della gravidanza non è pienamente applicata. 

Due casi importanti e da mettere in evidenza sono San Marino e il Texas. 

A San Marino l’aborto era punibile fino a tre anni di reclusione per la donna e sei mesi per il medico che compie tale atto, ma non ci sono state mai condanne perché le donne sammarinesi in recavano in altri paesi per abortire, eludendo così la legge. Questo piccolo Stato al confine con le Marche e l’Emilia-Romagna erano uno dei pochi in stati in Europa, insieme a Malta e Andorra a vietare del tutto l’aborto. Ma d’ora in poi  non sarà più così perché  il  26 settembre 2021 nella Repubblica di San Marino il giudizio popolare ha depenalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg), quindi le donne potranno abortire in modo legale, sicuro e accessibile, entro la dodicesima settimana di gestazione, e anche successivamente se vi sia pericolo per la vita della donna o se vi siano anomalie e malformazioni del feto che comportino la la salute fisica e mentale della donna. Fu una giornata storica per chi sostiene il diritto delle donne, che ha conquista il 77,3% dei voti contro 22,7% del no. E quindi fu una vittoria schiacciante. Questa vittoria era stata alquanto sudata considerando che la campagna del referendum ha visto schieramenti su opposti fronti, ossia da una parte le attiviste dell’Uds (Unione donne sammarinesi) e dall’altra le associazioni Pro vita. L’approvazione di questa legge fu ed è una dei passi più importanti per questo piccolo Stato, considerando che la maggior parte delle persone affermano che San Marino finalmente riconosce alle donne lo status di persona.  

Un altro caso particolare riguarda il Texas, che uno dei paesi più conservatori al mondo, dove migliaia di persone hanno protestato in molte città per chiedere che l’interruzione volontaria delle gravidanze rimanga legale e libera. Tale legge stabilisce che l’interruzione delle gravidanze è vietata una volta rilevata l’attività cardiaca embrionale, quando è circa di sei settimane di gestazione, e non offre eccezione nemmeno ai casi di stupro o incesto; ed è una delle leggi più ristrette di tutti gli Stati Uniti. Poiché la maggior parte degli oborti avvengono dopo sei settimane, in quanto spesso le donne non sanno ancora di essere incinte e non riscontrano dei cambiamenti o malformazioni degli embrioni. Le manifestazioni sono state in totale 660, e nonostante i tentativi legali di bloccarla, la Corte Suprema non ha accolto l’appello degli oppositori e ha rispinto la  richiesta di bloccare l’entrata in vigore della nuova e della estreta legge contro l’aborto in Texas, che prende il nome di Senate Bill 8 , ed è un cosidetto ”heart beat bill” quindi letteralmente una legge del battito cardiaco.  L’entrata in vigore del Senate Bill 8 è stata appoggiata da numerose cliniche che praticano l’aborto e dai vari gruppi di attiviste, che avevvano chiesto l’intervento della Corte Suprema sostenendo che tale legge avrebbe ridotto l’accesso all’aborto in Texas, rendendola addirittura impossibile. Inoltre bisogna sottoliniare che la legge è stata strutturata per far si che essa non possa essere messa in dubbio ne essere contestata nè nei tribunali dello stato, nè in quelli federali, in più condanna e punisce i medici, pernale sanitario e anche i dipendenti delle cliniche che hanno praticato l’interruzione di gravidanza, non rispettando la Senato Bill 8.La nuova leggere del Texas è così restrittiva che erano stati sollevati dei dubbi sulla sua costituzionalità.  E dopo la sua entrata in vigore, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva fatto causa al Texas, sostenendo che il Senate Bill 8 impedisce alle donne di esercitare un loro diritto costituzonale; e giorni dopo viene chiesto a un giudice federale di bloccare temporaneamente la sua applicazione. La reazione del Texas è stata quella che farà appello contro la decisione del giudice federale, e la Corte d’Appello che esamenerà il caso è probabilmente la più conservatrice di tutto il paese e se adesso dovesse stabilire che la legge è cosituzionale, la Corte Suprema potrebbe decidere di non trattare del tutto il caso, e quindi autorizzando l’applicazione della norma. Ma comuqnue bisogna vedere come evolverà la situazione. 

Attraverso un intervista effettuata a una studentessa di Scienze Politiche, Michela Orsi, abbiamo potuto renderci ancor di più conto che l’aborto è un argomento che tocca anche le giovani donne. Quando le abbiamo chiesto “Cosa ne pensi dell’aborto?”, lei ci ha spresso un suo parere personale, ma che comuque rispecchia il pensiero di molte donne, ossia che l’aborto è un diritto che le donne devano avere di base e che nonostante abbia creatato numerossi confitti sia a livello sociale, che politico non vi siano ragioni per far si che le donne non abbiano la possibilità di scegliere liberamente su cosa loro ritengo più giuste per se stesse. 

Alla seguente domanda, ossia  “Se pensava che l’aborto poteva essere nuovamente considerato illegale nel nostro paese”, lei afferma che sebbene ci sia già una legge che regola questo diritto, nonostante sia limitante da diversi punti di vista, non vi siano possibilità che quest’ultima venga abrogata poiché sarebbe inconcepibile, inoltre considera anche inconcepibile la legge sull’aborto che è entratta in vigore nel Texas, in quanto afferma che tutto ciò non può veramente accedere in uno stato come gli Stati Uniti che viene considerato come uno degli stati più liberali del mondo e ha la speranza che questa legge in qualche modo diventi più accettabile e più umana nei riguardi delle donne. Infine le abbiamo chiesto se secondo lei “la religione cattolica o il Vaticano influiscono in qualche mondo sulla questione degli aborti” e sempre secondo un suo punto di vista vi è una forte influenza di quest’ultimo sin dalle origini di questo “problema” e che nonostante il papa sia un rappresentante della religione cattolica egli non abbia comunque il diritto di scegliere per le donne. 

Da questa intervista possiamo appurare che le giovani donne vogliono essere libere di decidere e scegliere in totale autonomia. 

Per cercare di avere un parere diverso da persone provenienti da altro paese, quindi con una cultura diversa abbiamo intervistato una persona dell’Ecuador ossia  Ernestina Galarza, la quale è una persona molto conservatrice poiché la cultura e l’ambiente in cui lei è cresciuta e del tutto opposta al nostro. Essendo una persona anziana e quindi forse con una “mentalità chiusa” e essendo una persona molto religiosa, quando le è stato chiesto “Se lei e pro o contro l’aborto” la sua risposta è stata assolutamente contro poiché secondo il suo punto di vista abortire  significa uccidere un essere umano e che anche lui o lei ha il diritto alla vita come ogni persona in questo mondo e che loro non hanno nessuna colpa, ma nonostante questo suo punto di vista in occasioni specifiche come per esempio una violenza, per lei può essere in qualche modo accettabile tale atto, sebbene ne sua del tutto contraria. 

In conclusione, possiamo vedere che ogni persona ha comunque il suo proprio punto di vista e non possiamo fare altro che accettarlo o cercare di far capire loro che in occasioni speciali l’aborto sia necessario, per cercare di tutelare le donne sia dal punto di vista fisico che mentale, poiché esse deve comunque avere la più totale libertà e il diritto di scegliere e decidere per se stessa.

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