L’eterna lotta alle barriere architettoniche e mentali

Giornata normale. Sono le 19 passate e fa piuttosto freddo. Dopo un pomeriggio di studio tra libri e pc mi dirigo verso piazzale del Verano. Lì come sempre mi attende l’autobus 545 in direzione S. Luca Evangelista che mi riporterà a via Domenico de Dominicis, dove abito. Faccio per uscire dall’università su via De Lollis, ma ecco che, ferma vicino i cancelli della Sapienza, noto una ragazza in sedia a rotelle.

Media4tech di Claudio Palazzi

La sento lamentarsi, ha un’aria triste e afflitta, così mi avvicino per chiederle come possa aiutarla. Spiegandomi di essere molto di fretta, mi indica subito il problema. Entrambi i cancelli pedonali sono ostacolati da dissuasori di traffico. Di certo installate per motivi di sicurezza, quelle torrette a scomparsa evidentemente non solo impediscono il passaggio ai mezzi motorizzati dopo l’orario consentito, bensì a qualunque mezzo di trasporto con ruote.

Non essendoci nessun custode o guardia a sorvegliare il varco dopo le 19, assisto la ragazza che si sta per disperare. Teme infatti di dover fare un giro lungo e scomodo, uscendo dall’università su viale Regina Elena, discendere la strada per recarsi al Verano e salire poi su un autobus. Fortunatamente, passa fuori l’università un signore al quale esponiamo la difficoltà di oltrepassare gli ostacoli. In accordo con la ragazza, della quale non volevo turbare ulteriormente la sensibilità, decidiamo di sollevarla per consentirle il passaggio. La carrozzina era molto pesante in quanto dotata di motorino elettrico. Per fortuna la missione è riuscita e lei ha potuto recarsi alla fermata più in fretta di quanto le sarebbe altrimenti costato.

Un'auto in sosta su strisce pedonali in via di Portonaccio ostacola l'accesso alla rampa
Un’auto in sosta su strisce pedonali in via di Portonaccio ostacola l’accesso alla rampa.

Cammino poi lentamente, e la guardo allontanarsi grazie alla spinta del suo pollice su una levetta. Vorrei seguirla, assicurarmi che il suo viaggio verso casa continui per il meglio. Che non riesca nemmeno a prendere l’autobus? La vedo fortunatamente aiutata dall’autista, che abbassa la pedana e le permette di salire a bordo e la aiuta ad allacciarsi le cinture di sicurezza. Tiro un sospiro di sollievo, ma ciò che è appena accaduto mi fa sentire scosso.

Così decido di evitare l’autobus, e tornare a casa a piedi per guardarmi meglio intorno. Che ci possano essere disseminati in ogni dove ostacoli per persone svantaggiate? Camminare mezz’ora può permettermi di scovare ciò che sto temendo di trovare. Ma devo verificare, c’è bisogno di capire.

Mi incammino lungo la Tiburtina. Il marciapiede, oltre ad essere ricoperto di foglie scivolose per la pioggia, è irregolare e pieno di buche. Andrebbe di certo pulito, e riasfaltato e livellato. Al di là di ciò, riesco ad arrivare alla stazione Tiburtina senza incappare in altre difficoltà e senza notare nulla di strano. Nonostante questo, continuo a guardarmi continuamente attorno, spinto da grande curiosità. Anche solo un particolare che mi sfugge potrebbe costituire un impedimento per i disabili, ed esso dovrebbe essere individuato, segnalato e modificato.

Giunto all’incrocio, dopo tre attraversamenti pedonali svolto in via di Portonaccio. Ecco che qui lo scenario cambia di netto. I marciapiedi da larghi diventano più stretti, e non sempre salirvi e scendervi risulterebbe facile per tutti a causa della frequente mancanza di rampe.

Furgoncino su strisce pedonali ostruisce l’accesso al marciapiede in via De Dominicis

Inoltre, quanto più la strada si restringe e mi avvicino al quartiere di Casalbertone, mi si presenta sempre più spesso un altro problema. Noto auto parcheggiate sulle strisce pedonali, davanti gli accessi ai marciapiedi o su posti invalidi senza il tagliando attestante l’apposito permesso. Vorrei sperare in un’emergenza o in una sosta provvisoria, ma rimango alcuni minuti presso ogni auto fuori posto e nessuno si fa vivo. Mi limito a proseguire.

Preoccupato e riflessivo, arrivo finalmente nei pressi della mia residenza. La situazione non sembra diversa. Faccio una pausa in un supermercato, e inizio a pensare che anche i corridoi dei luoghi pubblici possano talvolta risultare inagibili e quindi non adatti. Inoltre è sconfortante ipotizzare che lo spostamento di una persona, in un qualsiasi contesto, possa apparire anche minimamente difficoltoso. Riattraverso la strada, storcendo di nuovo il naso mentre scanso dei fossi profondi, e giungo finalmente a casa.

Aprire bene gli occhi per strada può indurre a riflettere, ma c’è bisogno di ben altro. Probabilmente occorre rivedere totalmente l’urbanistica delle città e velocizzare i lavori dove necessari. La Regione Lazio ha disposto delle linee guida per consentire ai comuni l’attuazione di piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Esse consistono in ogni “fonte di disagio per la mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che, per qualsiasi causa, hanno una capacità motoria ridotta o impedita in forma permanente o temporanea”. Pertanto, la questione può riguardare tutti noi in qualunque momento.

In aggiunta a ciò, intensificare i controlli e le multe per divieto di sosta darebbe un segnale forte ai trasgressori. Quello che pare più urgente è però scuotere fortemente le coscienze di tutti i cittadini. Una vera rivoluzione dell’educazione fin dalla tenera età è la sola cosa che possa aumentare la sensibilità collettiva riguardo la disabilità.

Attraversamento pedonale in piazza Tommaso De Cristoforis palesemente dissestato, con strisce mal visibili e senza accesso con rampa.

Sembrava una giornata normale, ma forse non esiste normalità. Esso è un concetto socialmente inadeguato laddove non c’è parità. Si spera che i fondi stanziati vengano spesi con coscienza e attenzione dai comuni.

C’è forte necessità di sottovalutare il meno possibile le cause di quotidiani disagi che possono presentarsi ai portatori di handicap. Esse sono disseminate dietro ogni angolo, e non tutti possono ignorarle allo stesso modo. Solo con reale impegno si può far sì che ognuno si senta parte integrante delle città, incluso e non abbandonato, aiutato e mai svantaggiato.

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

Direttore responsabile: Claudio Palazzi

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