Nuovo sindaco, nuova giunta, stessi problemi da risolvere: a poco più di un mese dall’elezione di Roberto Gualtieri a sindaco di Roma, le speranze e le attese di cambiamento dei cittadini sembrano essersi infrante ancora una volta contro i due macigni rappresentati dalla mobilità e dall’emergenza rifiuti… ma siamo sicuri che si stiano esplorando tutte le possibili soluzioni? Mobilità ed emergenza rifiuti a Roma: criticità e possibili soluzioni Direttore Claudio Palazzi
Mobilità e rifiuti: le vere emergenze della Capitale
Ogni città presenta problematiche ben precise: quando queste si sottovalutano, in poco tempo possono trasformarsi in criticità, per poi diventare vere e proprie emergenze.        Sul tema della mobilità e dei rifiuti, a Roma, si discute ormai da svariati anni, eppure ogni volta sembra essere la solita storia: arrivano le elezioni, cambiano i sindaci con le relative giunte, abbonda la propaganda, si moltiplicano i proclami sul tema; ciò che manca però, è una soluzione definitiva.

La questione mobilità insieme a quella dei rifiuti gioca un ruolo fondamentale circa il grado di vivibilità di una città: non a caso la Capitale perde progressivamente posizioni in questa speciale classifica posizionandosi, secondo le ultime stime ufficiali, solamente al cinquantaquattresimo posto; ben quattro posizioni in meno rispetto allo scorso anno.

Ovviamente non sono solo mobilità e rifiuti a determinare il grado di benessere di una città, ma risulta ormai assodato come spesso questi due elementi siano fondamentali in relazione alla percezione popolare e non della stessa città. Il degrado che caratterizza la Capitale ormai da svariati anni passa anche e soprattutto da questi due elementi: trovare una soluzione nel più breve tempo possibile non è più considerabile come un “optional”, ma deve essere un “must”. Mobilità ed emergenza rifiuti a Roma: criticità e possibili soluzioni

La questione della mobilità: le principali criticità
Code interminabili per accedere a bus e linee metropolitane, mezzi di trasporto antiquati e difettosi, orari e corse spesso non rispettati; assembramenti continui su mezzi pubblici e relative fermate, piste ciclabili incomplete, mal collegate e spesso senza un adeguato grado di “messa in sicurezza”, per non parlare di un livello di traffico a dir poco paralizzante ed una mobilità alternativa praticamente assente: servono poche righe per riassumere i principali problemi che affliggono la mobilità dei romani, eppure non sono bastati anni di interventi pubblici per risolverli, o per lo meno migliorarli

Il sistema della Capitale, per ciò che concerne la mobilità, presenta infatti una “falla” di fondo non indifferente, da cui sembra impossibile uscire: data l’assenza di una valida “mobilità alternativa” e considerando l’imprevedibilità e la lunga attesa relativa al mezzo pubblico, molti optano per il mezzo privato, finendo però nella maggior parte dei casi immersi nel traffico; nella migliore delle ipotesi, spesso il tempo che non si è perso nel tragitto di percorrenza lo si impiega poi nella ricerca del parcheggio, un fattore collegato e  critico tanto quanto la stessa mobilità intercittadina.

 

Dall’altra parte, chi usufruisce del mezzo pubblico incontra sicuramente problematiche differenti, ma comunque incredibilmente rilevanti: spesso nonostante le lunghe attese in fermata o sulla banchina della metropolitana, non è possibile accedere al mezzo a causa delle code formatesi, per poi essere costretti quindi ad aspettare il mezzo successivo, con la possibilità che si ripeta la medesima fattispecie; nel caso poi si riesca ad accedere, le probabilità di finire schiacciati in uno spazio angusto sono incredibilmente alte.            Molto frequenti sono poi i guasti che colpiscono gli stessi veicoli, insieme ai ritardi registrati ormai quotidianamente; ultimamente anche le linee metropolitane, per i più svariati motivi, risultano chiuse o bloccate anche per giorni, alle volte mesi, come accaduto per le fermate di “Castro Pretorio” e “Repubblica”, come sta accadendo per “Policlinico” (linea ormai ferma da circa 10 mesi), come accadrà, sicuramente, per altre fermate di qui a poco.

  

In tutte e due i casi, che si opti per il mezzo privato o per quello pubblico, i problemi di organizzazione sono ormai all’ordine del giorno per pendolari e cittadini: nella maggior parte dei casi le tempistiche immaginate vengono tradite, spesso stravolte qualora ci si trovi di fronte a condizioni climatiche avverse, che provocano un rallentamento generale dell’intero “sistema mobilità”.

Se a tutto ciò aggiungiamo i pericoli derivanti dagli assembramenti in periodo pandemico, ormai all’ordine del giorno considerando la ressa e la calca che si verificano regolarmente in prossimità di mezzi e fermate, così come il livello di inquinamento provocato dalla circolazione di automobili e veicoli ormai considerati nocivi per le emissioni prodotte, ecco che la questione della mobilità assume la portata di una vera e propria emergenza da risolvere drasticamente il prima possibile.

L’emergenza rifiuti: le problematiche                                                                        L’emergenza rifiuti nella Capitale non fa sconti per nessuno; che si abiti nelle zone più centrali o in quelle più periferiche di Roma, lo scenario sembra essere, purtroppo, sempre lo stesso: i cassonetti sono sempre stracolmi, le strade ed i marciapiedi sono ricoperti da immondizia di ogni genere, la raccolta rifiuti così come lo smaltimento di questi è carente, sia nella “sostanza” che nelle tempistiche.

La situazione peggiore poi, la si riscontra quasi sempre di fronte ai luoghi più frequentati, indifferentemente che si parli di movida o cultura: è infatti nei pressi di bar, ristoranti, così come scuole di ogni genere e grado che la situazione risulta portata allo stremo più assoluto.

 

Che il servizio prestato da A.M.A., la società individuata da Roma Capitale per la gestione dei rifiuti, sia carente non è sicuramente una novità; ma se a ciò aggiungiamo anche l’assenza di sbocchi negli impianti di trattamento e la riduzione dei conferimenti nelle discariche limitrofe alla città, ecco che l’emergenza rifiuti assume una gravità ed un pericolo che probabilmente mai aveva assunto prima d’ora.

Il rischio è evidente, ed è quello di una vera e propria situazione di stallo: da una parte, i rifiuti continuano ad aumentare progressivamente mentre i cassonetti non aumentano in termini di numerosità; dall’altra, i cittadini rifiutano costantemente impianti di smaltimento situati nei pressi delle relative abitazioni, allo stesso tempo le altre provincie del Lazio rifiutano l’idea di smaltire le ingenti quantità di rifiuti della Capitale, nella paura di incappare nelle medesime dinamiche e problematiche già verificatesi per Roma.                  La Capitale quindi deve periodicamente contrattare con le altre Regioni l’invio dei propri rifiuti da smaltire: nel frattempo, non trovando una collocazione per gli stessi, si diminuisce la frequenza di raccolta alternando tra quartieri e municipi, così gran parte della “nuova” spazzatura resta sui camion o per strada.

A tutto ciò, dobbiamo poi aggiungere il paradosso della TARI, ovvero la tassa sui rifiuti, che per i romani è tra le più alte d’Italia e a cui, come è evidente, non corrisponde un servizio minimamente soddisfacente.

L’insufficienza delle precedenti gestioni
Che la situazione sia critica, è un dato di fatto: l’impressione generale è che per anni si sia cercato di “tamponare” piuttosto che di risolvere in via definitiva gli aspetti più problematici delle due questioni. Mobilità ed emergenza rifiuti a Roma: criticità e possibili soluzioni

Le soluzioni precedentemente individuate infatti non hanno fatto altro che alleviare solo alcuni dei numerosissimi disagi che i cittadini riscontrano quotidianamente quando hanno a che fare con la mobilità e i rifiuti: attrezzare la Capitale con poche decine di nuovi autobus a bassa emissione e qualche km di pista ciclabile in più non cancella le problematiche relative al traffico, agli assembramenti, all’imprevedibilità circa la durata del tragitto di percorrenza, che varia ogni giorno sulla base di fattori più che casuali; allo stesso modo, stringere periodicamente accordi poco vantaggiosi con le altre Regioni e aumentare la frequenza dei camion di raccolta A.M.A. in prossimità di festività o al ritorno dalle vacanze, non elimina né risolve minimamente le criticità relative al regolare smaltimento dei rifiuti.

Più che di “interventi tampone”, Roma necessita di un piano ben strutturato, che tenga conto delle abitudini e delle fattispecie che gli stessi cittadini possiedono e sperimentano ogni giorno.

Le possibili vie per una mobilità più efficiente
Per quanto riguarda il tema della mobilità, le strategie da analizzare sono molto più numerose di quanto si possa pensare: se infatti sembra impossibile realizzare nell’immediato un “piano generale” che risolva tutti i problemi per l’intera città, se non altro si può cominciare da piccoli aggiustamenti “locali”.

Ad esempio si potrebbe aumentare la frequenza degli autobus nelle ore “più critiche” della giornata a scapito di altre “più leggere”: è infatti proprio tra le 07:15 e le 08:30 così come tra le 16.30 e le 19:00 che nella maggior parte dei casi si verificano i disagi maggiori. Queste infatti sono la fasce orarie in cui spesso il servizio risulta portato al collasso, a causa della grande densità di utenti che ne usufruiscono: studenti di ogni grado, cittadini locali e pendolari che si avviano e fanno ritorno verso e dalla propria sede lavorativa e che, soprattutto, non possono permettersi ritardi.

Fondamentale risulta poi anche il grado di monitoraggio relativo agli stessi servizi di mobilità, sia in termini di “controllo” dei ticket che in termini di “certezza del mezzo”: invece di continuare con “ispezioni a sorpresa”, posizionare regolarmente diversi controllori su ogni mezzo permetterebbe di usufruire di un servizio qualitativamente più soddisfacente, disincentivando così l’utilizzo da parte di coloro che non contribuiscono finanziariamente (purtroppo la maggior parte nella Capitale), e quindi diminuendo la densità di utenti all’interno dello stesso mezzo.

Allo stesso modo, importante risulta poi eliminare le differenze vigenti tra le diverse fermate presenti in città: prevedere per tutte e non solo per alcune la presenza di un monitor elettronico capace di fornire informazioni sui diversi autobus in corsa insieme al tempo stimato per l’arrivo di questi, permetterebbe agli utenti di non assalire nell’immediato il primo bus in arrivo, evitando così la calca e gli assembramenti ormai all’ordine del giorno.

Piuttosto strategico risulterebbe poi anche l’ampliamento ed il controllo delle corsie preferenziali al fine di evitare le problematiche annesse al traffico, incentivando così l’utilizzo del mezzo pubblico a scapito di quello privato.

Per quanto riguarda la metropolitana invece, la questione è sicuramente più complessa; purtroppo 3 linee attive sono insufficienti per una città tanto estesa quanto frequentata come Roma, a maggior ragione se poi tra queste esistono differenze qualitative e quantitative non indifferenti: ad esempio le fermate da “Jonio Sant’Agnese” non hanno copertura del cellulare, rendendo così i relativi utenti isolati e a dir poco impotenti anche di fornire comunicazioni urgenti, quali ad esempio quelle di un potenziale ritardo.

Le linee metropolitane inoltre si differenziano drasticamente e più in generale anche in termini di numerosità di fermate e di km percorsi: il risultato è che spesso i tempi di percorrenza variano drasticamente a seconda della linea, in più l’intercambio tra queste risulta quasi indispensabile per giungere alla destinazione prefissata, aumentando così ancora una volta i rischi di ritardo o di assembramento.                                                Una possibile soluzione sarebbe quella di usufruire regolarmente, accanto al servizio metropolitano, del servizio delle “navette”: utilizzate per lo più sporadicamente in seguito ai guasti improvvisi delle diverse stazioni, queste risulterebbero in un valido aiuto alla “mobilità a lungo raggio” se previste regolarmente accanto alle stesse linee; gli utenti della metropolitana infatti avrebbero a disposizione un’ulteriore categoria di mezzi che, per quanto più lenti della metro, assicurerebbero comunque la percorrenza delle medesime tratte.

Fondamentale a detta di molti, è la costruzione e l’ampliamento delle piste ciclabili: la così detta “mobilità alternativa” è probabilmente l’elemento più propenso a risolvere molti dei problemi relativi alla mobilità in generale.                                                              Ovviamente pensare di coprire le stesse distanze di autobus e metropolitane nei medesimi tempi è praticamente impossibile: eppure, con il recente exploit di mezzi elettrici quali bicilette e monopattini, l’obiettivo sembra più vicino.                                              Importante a questo punto è creare una vera e propria “rete” di percorsi alternativi: le piste ciclabili risultano infatti troppo “spezzettate” e a volte piuttosto pericolose da percorrere, spesso manca una vera e propria logica nella determinazione dei percorsi da seguire. Mobilità ed emergenza rifiuti a Roma: criticità e possibili soluzioni

Cercare di “unificare” le diverse tratte ciclabili, sulla scia di quanto accaduto ad esempio ad Amsterdam, Copenaghen ma anche in altre città italiane come Firenze, diminuirebbe fortemente l’impatto del traffico cittadino e garantirebbe, in particolare a coloro che devono coprire distanze non troppo elevate ma comunque sconsigliabili a piedi, un mezzo tanto valido quanto alternativo a quelli privati e pubblici.

La gestione dei rifiuti: la via dell’indipendenza
Se per il tema della mobilità le soluzioni da individuare possono essere molteplici, purtroppo lo stesso non si può dire per l’emergenza rifiuti: quello dei rifiuti appare infatti come una problematica in cui non è possibile procedere per gradi, ma rispetto a cui si deve agire drasticamente il prima possibile.

Il problema principale, come riportato in precedenza, non è tanto quello della raccolta, quanto quello del trattamento e dello smaltimento: anche qualora la raccolta infatti diventasse più frequente o ampliasse la propria portata, si riproporrebbe comunque la solita questione degli impianti di trattamento e smaltimento.

La Capitale infatti non ha un ciclo autosufficiente, si appoggia a impianti esterni di privati per trattare l’indifferenziato (a parte il Tmb di Rocca Cencia di proprietà di Ama, strapieno), e puntualmente si ritrova a contrattare con le altre realtà istituzionali su conferimenti che non sono mai abbastanza.

Se in passato si è assistito sostanzialmente ad uno scarico continuo di responsabilità tra Comune e Regione, dove tra l’altro non mancano i riferimenti e le accuse verso A.M.A., oggi la questione appare sicuramente più chiara agli occhi dei cittadini: il problema del servizio è strutturale, e non si può in alcun modo risolvere con qualche intervento temporaneo e limitato a pochi aspetti.

Certo, si può insistere sulle “buone pratiche” da seguire così come prevedere un qualche tipo di incentivo per i cittadini che si recano regolarmente presso le diverse isole ecologiche della Capitale per smaltire i rifiuti più “ingombranti”, evitando di intasare ulteriormente cassonetti già stracolmi di loro, ma il problema, purtroppo, continuerebbe a sussistere.

L’unica vera soluzione infatti, sembrerebbe quella della realizzazione di nuovi impianti di smaltimento e trattamento, ma nella maggior parte dei casi ciò si scontrerebbe con la volontà dei cittadini residenti nelle zone individuate e preposte agli stessi impianti: data l’ambiguità della questione, mischiata inevitabilmente con quella del consenso elettorale, l’unica altra soluzione possibile sembrerebbe quella di acquistare impianti Tmb già esistenti da parte di A.M.A, che però si mostra regolarmente ostile a questa proposta, dati gli ingenti costi da sostenere.

Comunque la si voglia vedere, la soluzione purtroppo sembra rimanere una sola: l’autosufficienza impiantistica.

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