Mozambico: Cabo Delgado tra terrorismo islamico e ricchezza energetica

Il Mozambico settentrionale dal 2017 è alle prese con la violenza. Da una parte c’è la rivolta del fondamentalismo islamico, dall’altra le forze di sicurezza governative. Teatro degli scontri, la regione di Cabo Delgado rappresenta un grande bacino energetico. È diventata per questo sede di progetti di multimiliardarie compagnie petrolifere. Si tratta però anche di un’area fortemente sofferente in termini di analfabetismo, disuguaglianza e malnutrizione. Questi fattori si intrecciano vicendevolmente nella regione. Sommati peraltro all’emergenza coronavirus potrebbero incisivamente segnarne le sorti.

Da colonia portoghese a Paese leader nell’esportazione di gas naturale

Colonia portoghese a partire dal XVII secolo, solo negli anni Venti del Novecento ha cominciato a mostrare la volontà di emancipazione. Negli anni Sessanta il Portogallo cercò di integrarlo politicamente nel territorio nazionale, ma si scontrò con la lotta armata del nazionalismo mozambicano. A fomentare la rivolta fu in particolare il Frente de Libertaçao de Moçambique (FRELIMO), movimento di ispirazione marxista nato nel 1962.

Il crollo della dittatura portoghese permise la costituzione di un governo di transizione misto, con a capo J. Chissano. Il 25 giugno 1975 arrivò l’indipendenza. L’arretratezza economica, le pessime relazioni con la Rhodesia e il Sudafrica, alimentarono il movimento armato anti-governativo Resistencia Nacional Moçambicana (RENAMO). La fine della cruenta e duratura guerra civile negli anni ’90 lasciava un Paese completamente stremato. Il presiente Nyusi, leader di FRELIMO, e O.Momade di RENAMO hanno firmato uno storico accordo di pace solo nell’agosto 2019. Nell’ottobre dello stesso anno Nyusi è stato riconfermato presidente della repubblica con oltre il 70% delle preferenze.

Durante questo suo secondo mandato, il presidente dovrà impegnarsi nello sviluppo delle riserve di gas per raggiungere il podio dei Paesi esportatori. Il bilancio statale del Mozambico dipende quasi completamente da questo. La vendita di gas naturale è la fonte prediletta dei sussidi diretti e indiretti per i cittadini. Ma potrebbero non essere più assicurati. Basti pensare che ExxonMobile ha deciso di tagliare di un terzo gli investimenti previsti per il 2020 nella regione di Cabo Delgado. Il motivo è che a partire dal 2017 subisce continui attacchi dal terrorismo islamico.

Al Shabab e il malcontento sociale

Più o meno nel 2008 fu fondata la setta Ahlu sunnah wa jamo (Aswj). Si tratta di un gruppo influenzato dagli islamisti dell’Africa Orientale che intesse legami con altre cellule in Kenya, Somalia, Tanzania e nella regione dei Grandi laghi. I fondamentalisti accusano i leader musulmani dominanti di essere in combutta con il partito al potere e con un élite criminale.

Dal 2013 gli affiliati della setta hanno iniziato a chiamarsi Al Shabab, che vuol dire gioventù. Non sembrerebbero comunque esserci rapporti diretti con l’omonima organizzazione somala. Nel 2015, hanno cominciato l’addestramento militare fino all’attacco del 2017. L’insurrezione è riuscita a sfruttare il malcontento diffuso nei confronti del governo centrale. Malcontento esasperato dalla corruzione e dall’indiscriminata risposta militare. I disordini hanno causato tra l’altro la fuga di migliaia di abitanti verso la città di Pemba.

Dichiarano di non combattere per la ricchezza, ma solo per la legge islamica. In realtà però controllano rotte di traffici illegali, dove piazzano giovani reclute bisognose di risorse economiche. Senza contare che, di riflesso, maggiori sono le difficoltà economiche più ampia è la potenziale base di reclutamento.

Gli ultimi attentati terroristici e la risposta delle autorità

Secondo una dichiarazione della polizia del 21 aprile, il 7 aprile 52 abitanti della provincia di Xitaxi sono stati uccisi dai ribelli jihadisti per aver opposto rifiuto all’arruolamento nelle loro fila. L’ultimo attentato risaliva al 23 marzo, allorché un gruppo di militanti armati avrebbe attaccato la città di Mocimboa da Praia nella stessa regione e fatto irruzione nelle caserme delle forze di difesa e di sicurezza. Queste avrebbero poi respinto i militanti, ma solo dopo un intenso combattimento.

Il contro-attacco delle autorità non ha portato però ai risultati sperati. Molti sospettati sono stati incarcerati senza processo. Per di più i soldati inviati al nord frequentemente non capiscono il dialetto locale e hanno armi inadeguate. Basti pensare che nel 2019, il presidente chiese aiuto al gruppo Wagner, la squadra di mercenari russi legati al Cremlino. Ma non bastò. Ad oggi tra l’altro il ruolo di Wagner rimane ancora piuttosto oscuro.

Stato Islamico e coronavirus

L’azione terroristica era stata rivendicata dallo Stato Islamico, come di frequente accade dallo scorso giugno. Secondo Jasmine Opperman, esperta di sicurezza, la natura delle ultime incursioni sembrerebbe effettivamente corrispondere alla strategia dell’Is. Al contrario Morier-Genoud, sostiene che benché il legame si stia consolidando, l’insurrezione sia ancora legata a questioni locali.

Sul futuro del Mozambico oltre agli attacchi terroristici, peserà anche il coronavirus. Ma non necessariamente in modo negativo. Uno dei suoi potenziali clienti è la Cina, la quale potrebbe sceglierlo come alternativa ai prodotti americani. Anche l’Italia ha investito nel Paese africano con Eni e Saipem. La scalata è irta, e in salita. Se le autorità riusciranno a fronteggiare il turbine di violenza, crisi sanitaria e povertà grazie all’encomiabile ricchezza energetica, allora il Mozambico diventerà il fulcro geopolitico del continente africano.

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