Nomadi per scelta e per costrizione. Photo Claudio Palazzi

A Roma festa di sgombero al Casilino 900.

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Zingari. È da tempo che questo sostantivo contiene una connotazione dispregiativa divenendo sinonimo di furti, stupri, rapimenti di minori. Eppure, passeggiando tra gli stand della festa di chiusura del campo nomadi Casilino 900 a Roma, si respira un’aria di serenità, di solidarietà e estrema ospitalità nonostante il motivo di questo incontro. Cinquanta famiglie sono state trasferite e decine di baracche, che erano le loro abitazioni, abbattute. I sorrisi che i bambini scambiano con i dipendenti della Croce Rossa e le amichevoli strette di mano dei “capi” rom alle forze dell’ordine non sembrano caratterizzare un ambiente malfamato. I profumi della cucina tipica rom, gentilmente offerta dagli ex occupanti di Casilino 900, fanno pensare più a un grande appetito che a un eventuale sadico tentativo di avvelenamento ai fini di vendetta o rapina.
Zingari. Il sindaco Alemanno ha dichiarato: “È una giornata epocale per Casilino 900, sono quasi commosso, questo sgombero arriva grazie a un dialogo condiviso. Porteremo le famiglie in campi attrezzati dove potranno iniziare un percorso di legalità e inserimento al lavoro: alla fine prevarranno la solidarietà e la legalità. Vogliamo che entro quest´anno non esistano più campi nomadi abusivi e tollerati e tra qualche anno neanche gli altri”.  Sembra che questa volta i politici di Roma abbiano rispettato i costumi che non si identifichino con i loro. Del resto perché qualcuno dovrebbe arrogarsi il diritto di decidere il modus vivendi di altre culture, trattandosi tra l’altro, in questo caso specifico, in gran parte di cittadini italiani? Sì perché molti dei ragazzi e bambini di Casilino 900 sono nati in Italia e sono nostri concittadini a tutti gli effetti detentori dei nostri stessi diritti e doveri. Questo vuol dire che devono essere rispettosi della legge “come” gli italiani, ma che se vogliono vivere in un campo autorizzato possono farlo,  purché rispettino gli altri cittadini. Un patto di convivenza civile come questo dovrebbe però riguardare la totalità della popolazione: il tifoso ultras, il passeggero dell’autobus che non fa sedere la donna incinta perché di pelle nera, il cattolico che non tollera il mussulmano, il settentrionale che disprezza il meridionale, lo spacciatore, il camorrista, il politico disonesto.
Zingari. È indubbio che tra di loro ci siano delinquenti ed è anche vero che una condizione sociale malsana possa rendere più facile il proliferare  della criminalità. Ma un ambiente come quello creatosi nella giornata di chiusura di Casilino 900, con un clima di collaborazione, efficienza e fiducia, può solo giovare all’integrazione di diverse etnie, evitando la concezione di obbligo di assimilazione ai nostri costumi. Sarebbe utile ricordare quale fu il risultato dell’intolleranza verso i migranti italiani da parte degli statunitensi negli anni venti. Al Capone fu uno dei personaggi che diede false speranze ai suoi compaesani che non erano riusciti a integrarsi in suolo americano.
Zingari. Le origini  sono incerte, è condivisa la teoria di collocare le loro ascendenze a popolazioni stanziate tra l’India e il Pakistan. Queste sono state espulse intorno l’anno 1000 da una popolazione proveniente dall’Afghanistan. Da quel momento la loro migrazione fu permanente, prima in Armenia poi verso l’Impero Bizantino. In Europa si ritiene abbiano cominciato a penetrare intorno al XIV ed il XV secolo e in Italia nel nei primi anni del ‘400 spinti dall’Impero Ottomano con la conquista dei Balcani. Rom è il sostantivo prevalentemente usato per indicare etnie nomadi,  Lo stereotipo dello zingaro come sinonimo di rumeno o slavo, non ha alcun fondamento. I gruppi etnici principali in Europa sono: i Rom in Europa centro-orientale; i Sinti in Francia, Germania, i gitani in  Spagna e nord Africa; i Manouches in Francia; i Kalé in Spagna; i Romnichels nel Galles. Per la stragrande maggioranza sono cristiani, soprattutto cattolici, una minoranza è musulmana, prevalentemente in Bosnia, Macedonia, Kosovo e nei Paesi islamici.
Zingari. Parlando con loro si evincono diverse tipologie di sentimenti, anche contrastanti. C´è chi non vede l´ora di andarsene in un posto più pulito e fornito di luce elettrica e c’è chi lascia con grande tristezza il luogo dove ha vissuto gran parte o tutta la sua vita. Altro problema fondamentale per loro sarà la distribuzione che ci sarà delle famiglie, prevalentemente kosovare e macedoni, nei nuovi campi, dove senza un’accurata separazione tra  le diverse etnie potrebbero sorgere tensioni. Non sarà quindi uno scherzo l’organizzazione del nuovo campo che ospiterà quello che era il Casilino 900, il più grande campo nomadi d’Europa. Ma ancora più complesso sarà il rapporto che si creerà tra cittadini “normali” e i nuovi “inquilini” se non ci sarà tolleranza e voglia di apprendere le diverse cultura da entrambe le parti questo porterà solo a disagi e alla peggiore delle ipotesi, alla criminalità.

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