Per effetto del dpcm del 3 novembre 2020, 3.7 milioni di studenti italiani si trovano in “didattica a distanza”, espressione che siamo ormai abituati a sentire dall’inizio dell’emergenza covid-19. Unico modo per permettere oggi la continuazione dell’insegnamento e dell’apprendimento scolastico, la -comunemente nota- DAD costituisce un elemento di acceso dibattito. Specialmente per quanto riguarda gli alunni più giovani, questo sistema di insegnamento viene avversato da quanti sostengono l’imprescindibilità dell’apprendimento in presenza, basato su un rapporto diretto, concreto, materiale tra insegnante e alunno, insostituibile, secondo molti, dalla mediazione di uno schermo. “Non è mai troppo tardi”: l’origine della DAD Direttore responsabile: Claudio Palazzi
Per quanto possa apparire un fenomeno figlio del mondo virtuale nel cui siamo completamente immersi al giorno d’oggi, la DAD trova le sue radici in un’epoca in cui gli oggetti più tecnologicamente avanzati di cui si disponeva erano la radio, la lavatrice, la televisione. Proprio attraverso quest’ultimo mezzo, dal 15 novembre 1960, il maestro Alberto Manzi propone all’Italia la prima forma di didattica a distanza: “Non è mai troppo tardi”.

Prodotto dalla RAI in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, il programma televisivo andò in onda fino al 1968 e constò di be 484 puntate. Queste, trasmesse in diretta in orario serale, prima di cena, miravano, in un paese che contava un tasso elevatissimo di analfabetismo, alla scolarizzazione primaria specialmente degli adulti privi di licenza elementare. Il programma vedeva al centro la figura del maestro Manzi alla conduzione di vere e proprie lezioni di scuola elementare, attraverso metodi accattivanti ed originali, tipici del suo stile di insegnamento. Spesso avversato dai più tradizionalisti, Manzi rifiutava molti dei metodi classici di istruzione e di valutazione, libertà che gli costò più volte nella sua carriera scolastica riduzioni di paga o espulsioni.

Media4tech di Claudio Palazzi

Eclatante l’episodio che vide il maestro, nei primi anni Ottanta, rifiutarsi di redigere le appena introdotte “schede di valutazione”. Profondamente contrario a «bollare il ragazzo» quando questo «cambia, è in costante movimento», Manzi, dopo pressioni dal ministero dell’Istruzione affinché si conformasse con le direttive della riforma, introdusse un unico quanto audace sistema di valutazione: un timbro che imprimeva la frase “fa quel che può, quel che non può non fa”. Questo spirito innovativo e fuori dagli schemi si riversò nella originalità con cui condusse le lezioni di “Non è mai troppo tardi”, riuscendo a trasmettere una forza attrattiva straordinaria su un pubblico che non aveva praticamente mai assistito ad una lezione scolastica prima d’ora. Con l’ausilio della scrittura, in carboncino nero su blocchi di carta, su lavagne tradizionali e luminose, con filmati o supporti audio, attraverso schizzi da lui stesso realizzati esponeva alla classe, sia fisica composta dal pubblico in sala, sia virtuale composta dal pubblico a casa, la parola del giorno.

Si stima che circa un milione e mezzo di persone conseguirono il diploma elementare grazie alle lezioni a distanza di Manzi. Di grande suggestione sono le testimonianze video contenute negli archivi della RAI che riproducono alcuni studenti del maestro, spesso di età avanzata, riuscire per la prima volta a scrivere il proprio nome su fogli di carta grazie alle lezioni, frequentate da casa, di “Non è mai troppo tardi”.

Come nel 1960, quando l’analfabetismo era dilagante, così oggi durante una pandemia, l’emergenza ci ha costretto a reinventarci, a fare un utilizzo “inusuale” di mezzi che solitamente hanno tutta un’altra funzione. Pur nell’incapacità di risolvere completamente il problema della mancanza della partecipazione scolastica fisica per quella fetta di popolazione che non ha a disposizione gli strumenti necessari, la didattica a distanza rappresenta un mezzo necessario, l’unica strada, nella straordinarietà della crisi attuale, percorribile per permettere di non interrompere uno dei processi più delicati e rilevanti della vita della persona.

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